Mazen Maarouf_Poeti di Protesta

L’articolo su Mazen Maarouf, è il terzo che traduco dal ciclo di articoli e video “Poeti di Protesta” pubblicati su Al Jazeera(http://www.aljazeera.com/programmes/poetsofprotest/2012/08/2012829111914434307.html). Il video su Mazen Maarouf è stato girato da Roxana Vilk e l’articolo riporta il punto di vista della regista, nell’affrontare il lavoro sul poeta palestinese Maarouf.

Nota sulla serie “Poeti di protesta”: la serie indaga il punto di vista dei poeti sui cambiamenti che hanno attraversato il Medio Oriente e il Nord Africa. Attraverso i profili di sei poeti contemporanei. Come essi guidano, ispirano o interpretano questi sconvolgimenti sociali e politici.

I poeti vivono e respirano nel Medio Oriente come pochi in altri luoghi. In un’area lungamente dominata da regimi autoritari, la poesia è il mezzo con cui si esprimono le speranze, i sogni e le frustrazioni della gente. In questo modo i poeti sono anche storici, giornalisti, intrattenitori e persino rivoluzionari.

20 targets 1994 Laila Shawa, 20 targets, part of walls of gaza II series, 1994

LE TRACCE DELLA BELLEZZA

di Roxana Vilk

La poesia è questo, far nascere una rosa dalla polvere

Con queste parole il poeta Mazen Maarouf descrive il suo ruolo di poeta. Palestinese, vissuto in un campo profughi in Libano e ora in doppio esilio in Islanda, dopo aver avuto questioni con il regime siriano (ndr il video sul poeta Maarouf è del 2012).

La prima volta che l’ho intervistato, nel maggio 2010, Maarouf era tornato in Libano. Le sue parole sul suo ruolo di poeta risuonavano quanto mai attuali mentre guidavamo attraverso Beirut. Spaventato da tante guerre Mazen, mi mostrava la sua casa ormai annerita dopo gli anni dei disordini politici.

A dicembre del 2011 abbiamo iniziato a girare il video per la serie “Poeti di Protesta” ma, nel frattempo, molto era cambiato per lo scrittore. Non era più Beirut la location per il film ma Parigi e Reykjavik.
Mazen era stato costretto a partire per l’Islanda, per il suo modo audace di fare giornalismo.

laila shawa disposable bodies 2011

Laila Shawa, disposable bodies #4, 2011

La storia che avevo tra le mani era ora molto differente da come l’avevo pensata in Libano. Così iniziammo a girare una parte del film a Reykjavik, con un importante produttore locale, Hlin Johannesdottir e il suo gruppo di lavoro. Successivamente le riprese continuarono in Francia, appena prima del natale 2011.

Ci occupammo anche dei documenti di Mazen per il viaggio. Mazen stava lavorando alla traduzione francese della sua nuova raccolta “Un angelo sospeso su di una corda per stendere i panni” (ndr il libro è stato pubblicato in Francia nel 2013 e tradotto in spagnolo nel 2014).

Ciò che subito mi indirizzò nel lavoro fu una poesia scritta da Mazen nel 2002, “DNA”, nella quale era descritto nel dettaglio, lo stato d’animo di un rifugiato palestinese vissuto in Libano. Nella poesia Mazen parla anche dei suoi sogni su Parigi:

…e il sogno
delle cose lontane:
un piccolo appartamento in un sobborgo di Parigi, il Louvre
carichi e carici
di solitudine e libri

Nel 2010 Mazen mi disse: “sento di non potermi più sorprendere di nulla nella vita. Ho perso questa capacità due anni fa perché continuo a ricordare troppe cose della guerra. Ma le tracce della bellezza che ho raccolto lungo questa esistenza sono abbastanza e la vista continua ad essere generosa, perché mi permette di scrivere poesie da queste tracce di bellezza”.

Il video segue Mazen nel suo viaggio, attraverso il suo diario e la sua volontà di scolpire poesie da queste “tracce di bellezza” incontrate lungo il suo esilio.

Alcune poesie di Maarouf tratte dal video:

DNA

C’è un unico modo
per gridare…
ricorda che sei palestinese,
un unico modo
per scrutare il tuo volto
sul finestrino di un autobus
come alberi di datteri e tremolio di facchini passati
e rompere il tuo riflesso.

Un unico modo
per raggiungere l’ozono
con leggerezza, come un palloncino d’elio
o per piangere
perché sei un bastardo.

Un unico modo
per riporre le mani sul seno di chi ami
e sognare
di cose lontane:
un piccolo appartamento in un sobborgo di Parigi, il Louvre.
carichi e carichi
di solitudine e libri.

Un unico modo per morire:
incitando i cecchini
nelle prime ore del mattino.
Per chiamare la tua bugiarda ragazza
una puttana.
Per fumare erba in un ascensore,
solo, alle undici di notte;
per scrivere una miserabile poesia in bagno.

Un unico modo
per urlare in un canale di scolo
dove il tuo volto affonda di nuovo
in una pozza tossica,
dove tu ricordi, in un solo modo,
che non sei nulla
se non
palestinese.

SPAZIO

Spazio
riempito con grandi rocce
come la luna,
non può ospitare
il richiamo del venditore della lotteria
o assorbire
la morte di un amico.

Non si può aprire
per bambini che giocano a calcio
fino alla fine del giorno…
solo resti
di questo spazio
il venditore sospira di fronte…
e vediamo in lui
il viso di un amico scomparso.
Lo spazio
che trasforma la sua roccia più grande
in una palla
colpita forte
da un bambino
alla fine del giorno.

LA MANO DI MIA MADRE

La mano di mia madre
è più ruvida
della maniglia di una porta sfoderata
con essa ho sollevato il primo regalo
vinto ad una lotteria
con essa ho comprato una gomma
che cancellasse la sua faccia.
Ho cancellato la faccia di mia madre
mantenendo le rughe davanti a me
come la tela di ragno cieco.

FATTO A MANO

Ho un sogno semplice
costruire un altro pianeta
che può ospitare tutti i miei nemici
Li precederò e vivrò lì temporaneamente
mordicchieremo i suoi pezzi deliziosi
quando avremo fame
l’ultimo morso
solo l’ultimo morso
ha bisogno di una lotta

Per informazioni sul poeta: https://mazenmaarouf.wordpress.com/biography/

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