Voci dal mondo tra poesia e street art

Nel graffito “Yakaar” significa “speranza” in lingua Woolof

Oggi vi racconto qualcosa che ha a che fare con l’arte. E’ un periodo troppo lungo questo, che ci preclude dallo stare assieme sotto l’egida delle attività artistiche. Tanto si è detto, tanto si è taciuto. Tanta amarezza è nata e tante “bolle” di resistenza sono cresciute, nelle quali continuare a praticare arte come qualcosa di irrinunciabile. Ho letto commenti a notizie che riguardavano il mondo delle arti che potrebbero farci pensare che questa mostruosa umanità non merita la bellezza. Poi, qualcosa accade che riaccende il fuoco, la speranza, la perseveranza. Come una fenice, parto felice della fantasia umana legata alla stretta osservazione della natura e degli elementi.

Oggi vi racconto delle storie che hanno a che fare con l’arte, in giro per il mondo. Pillole che parlano di cura e di un pensiero per l’altro.

Nai Barghouti è una flautista, compositrice e cantante palestinese, di Ramallah nella West Bank. Nella Palestina perennemente devastata e contesa ha visto centinaia e centinaia di bambini “privati del loro essere bambini”. Questa sofferenza aveva bisogno di una “forma di espressione”, di trovare un canale in cui potesse essere veicolata e così è iniziato il suo percorso nello studio del flauto, che le permetteva di esprimere i propri sentimenti rispetto a se stessa e al mondo che viveva attorno a sé.

L’arte quindi è stata per lei un modo per poter trasformare il dolore, per poter lottare contro la sofferenza. In questo lungo periodo pandemico, Nai Baerghouti, attraverso il canto e la musica ha denunciato il dolore che tra guerra e pandemia devasta alcune parti del mondo, tra cui la sua amata Palestina.

Nai lo ha fatto cantando la poesia “Pensa agli altri” di Mahmoud Darwish e ricordandoci alcuni luoghi in cui la pandemia ha messo e mette a dura prova l’esistenza delle nostre comunità. Tra i luoghi citati, attraverso alcune immagini, non ci sono solo Palestina, Iraq, Yemen, Kashmir, Pakistan ma anche immagini tratte dalla situazione in Italia o i senza tetto di Las Vegas. Una comunità ampia quindi che include tutti. Perché, è bene ricordarlo, tutti siamo legati.

Il video girato da Nai Barghouti è stato fatto con un telefonino e nel video si può ascoltare anche la stessa voce del poeta Mahmoud Darwish, registrazione della poesia “Pensa agli altri” .

“Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.”

In tempi di pandemia, in Senegal, l’arte si è messa al servizio della popolazione per informare e veicolare con colore e chiarezza alcune norme da seguire per contenere la trasmissione del virus. La necessità ha portato a coinvolgere street artists e artisti urbani per dipingere sui muri di Dakar, immagini che potessero aiutare a seguire delle linee di comportamento comune e non solo. Arte urbana vista come una risorsa importante capace di parlare agli altri di “pensare agli altri”.

A Dakar, capitale del Senegal, dieci artisti hanno dipinto i muri della capitale in accordo con la campagna “Xibaaru Mbedd (informazione di strada in lingua Wolof), campagna promossa dalla IOM (Organizzazione Internazionale per la Migrazione) e dalla Delegazione dell’Unione Europea in Senegal.

Thiat, Akonga, Beaugraff, Djib Anton, Fifty-Fifty, Freemind, Mad in Pixel, Madzoo, Zeinixx e Diablos sono i dieci giovani artisti che hanno espresso la loro visione sulla pandemia e che fanno parte di crew di street artists molto radicati a Dakar e dintorni. Si va da immagini che consigliano l’utilizzo della mascherina, il lavarsi le mani o altre linee di comportamento da seguire ad immagini che riflettono le conseguenze della pandemia sui ceti sociali più fragili, sui ruoli e compiti di genere che si “complicano” con la chiusura dovuta al covid, come nel graffito della giovane Zeinixx, che dipinge una donna oberata dai lavori casalinghi e di cura senza sostegno o aiuto.

I mezzi sono diversi ma il discorso fatto alla popolazione accomuna paesi lontani. E ogni paese, in base alla propria cultura, risponde attraverso l’arte in modi che possano rispondere alla comunità.

L’ultima storia, che riguarda pratiche artistiche, ci porta in Gambia, dove la sensibilizzazione e l’informazione sulla pandemia questa volta riguardano la poesia e, in particolar modo, lo slam poetry. L’iniziativa è partita dal Progetto per la Crescita della Gioventù, sostenuto da fondi dell’unione europea, in collaborazione con Poetry Café e l’Associazione degli Scrittori e delle Scrittrici del Gambia. Iniziativa che ha cercato, attraverso lo slam poetry, di sfatare falsi miti sulla pandemia e di convogliare pratiche utili da adottare per contenere la diffusione.

Uno Slam Poetry che ha visto oltre 80 iscrizioni che hanno dato vita ad un vero e proprio archivio in cui gli stessi artisti e artiste hanno potuto promuovere la propria arte. Le esibizioni sono state filmate e diffuse sui social network, premiando poi le performance più votate con una ulteriore diffusione per radio e televisione. Tra i video di lancio dell’iniziativa c’è il video di Janaiba Touray e Awa Jallow che riporto di seguito:

L’arte si esprime attraverso varie forme. C’è sempre stato il dibattito su cosa è l’arte e sul suo ruolo, se debba essere sociale, politica, intima, utile o inutile. Ci saranno movimenti che andranno in una direzione e movimenti che ne seguiranno un’altra. Rimane il fatto tangibile che ogni sua forma è una critica e una visione del mondo, mondo intimo o collettivo. Una critica che non è una analisi sterile ma un modo di vedere e percepire le cose dentro e attorno a noi attraverso una sublimazione della gioia, della tristezza, della rabbia, della violenza che si cela in ognuno di noi.

Fonti

https://morningstaronline.co.uk/article/w/palestinian-composer-releases-song-in-solidarity-with-those-fighting-oppression-and-covid-19

https://www.un.org/africarenewal/news/coronavirus/ten-senegalese-artists-paint-world-tomorrow-walls-dakar

https://www.un.org/africarenewal/news/coronavirus/poetry-help-save-lives-during-covid-19

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