La resistenza artistica nella rivoluzione siriana

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“Senza titolo” fotografia di Hamid Kutini
La fotografia fa riferimento all’incalzante violenza scatenatasi su Hama e Idlib, a partire dal 20 aprile 2019. Elicotteri siriani e russi hanno lanciato missili ed esplosivi che hanno attraversato da nord-est la campagna di Latakia e quella di Jisr al-Shughour, attraversando Jabal al-Zawiya sino a Idlib e Hama. Al 3 luglio 2019 i morti sono stati 1907 tra 546 civili, 136 bambini e 106 donne.

La Siria continua il suo martirio che è anche il nostro, perché non possiamo ancora pensare, in questo nostro comune 2019, che ci siano eventi nel mondo che non ci riguardano.

La morte delle culture, della terra, delle persone riguarda anche noi che viviamo illusoriamente al riparo dalla violenza delle guerre sul campo. La Siria, lo Yemen, la Palestina ma non solo, le sanguinose lotte intestine sul suolo africano, i grandi esodi dell’America Latina. Il coinvolgimento avviene anche quando non è esplicito, sia a livello umano e culturale, attraverso anche quella empatia che dovrebbe sostenere i popoli e le persone, sia a livello economico laddove gli scambi hanno ormai dimensioni globali.

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“I rifugiati siriani in Turchia” grafica  di Moustafa Jacoub
L’opera riflette lo stato dei rifugiati siriani in Turchia e il clima che la Turchia respira verso i rifugiati stessi. Le elezioni municipali in Turchia hanno messo all’ordine del giorno la crisi dei profughi siriani. Molte campagne sono state lanciate per il ritorno dei siriani nel loro paese. Richieste che per altro, avvengono sempre quando nel paese c’è una crisi o economica o politica.

Alla ricerca della vita nella violenza, sostenuta dalla “accessibilità” della rete, cerco sempre delle notizie legate alla cultura presente nei paesi in guerra. Così facendo mi sono così imbattuta in un bel progetto d’archivio, che riguarda opere artistiche realizzate durante la Rivoluzione siriana. Per non dimenticare, per offrire una narrazione diversa da quella ufficiale e ufficiosa.

Il progetto è partito da una grafica siriana: Sana Yazigi.

Nel 2013 Sana Yazigi, da Damasco, lancia l’archivio on-line “The Creative Memory of Syrian Revolution” (“L’archivio sulla memoria della rivoluzione siriana”), dove raccoglie una serie di opere create da artisti siriani e non, durante la rivoluzione.

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“Al-Sarout” graffito di Stéphanie Shaïma.
L’opera è dedicata a Abdul Baset Mamduh al-Sarout (1992-2019), portiere presso la squadra al-Karama e vicino alla squadra nazionale di calcio siriana. Al-Sarout era conosciuto non solo per aver abbracciato la rivoluzione ma anche per aver scritto canzoni e averle cantate durante le manifestazioni di Homs, con Fadwa Suleiman. Nella fase di armamento della rivoluzione aveva creato il “Battaglione Bayyada dei Martiri”, battendosi contro le forze del regime a Homs. Nel 2014, secondo un piano di evacuazione del regime, lascia Homs, dopo due anni di assedio. Dopo aver lasciato la città, Al-Sarout viene nominato capo della compagnia armata al –Azza nel nord della Siria. L’8 giugno del 2019 muore dopo diverse ferite riportate durante gli scontri.

Sin dall’inizio della rivoluzione”, dice Sana Yazigi, “volevo rendere testimonianza dell’incredibile quantità di lavori artistici che venivano realizzati. Non volevo scomparissero o che fossero dimenticati. Volevo averne ricordo. C’era un senso di urgenza, un bisogno di documentare ciò che stava accadendo”.

Yazigi inizia a Beirut la sua raccolta, nel 2012, trascrivendo, registrando e raccogliendo storie ed esperienze, per poi organizzare tutto nella forma di un archivio on-line. Il sito, realizzato con un team di lavoro, raccoglie dipinti, musica, graffiti, video, vignette, manifesti che rispondono a diverse campagne fatte durante gli anni. I lavori vengono raccolti anche da Facebook, dai blog e il gruppo che gestisce l’archivio, lavorava inizialmente nell’anonimato, date le reazioni del regime siriano contestato, così come anonime rimanevano molto spesso le opere archiviate.

Oggi Yazigi non lavora più nell’anonimato e contatta direttamente gli artisti, raccogliendo opere mai pubblicate, che solo ora emergono dal clima di terrore e di repressione. E così assieme alle opere rimaste anonime una serie di artiste e artisti, operatrici e operatori del campo figurativo, giornalistico, letterario figurano nel sito.

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“Una guerra privata”
Frame del film realizzato da Matthew Heineman
L’immagine è tratta da un documentario sulla giornalista Marie Colvin, morta nel 2012. La giornalista aveva lavorato durante la guerra civile in Sri Lanka,in Siria, in Kosovo, in Cecenia e in Libia. Muore durante i bombardamenti il 22 febbraio 2012 a Homs.

Una delle campagne lanciate dal sito per raccogliere le opere è stata “Idlib Walls” (I muri di Idlib) ossia una sezione dedicata ai graffiti della città di Saraqib, nella regione di Idlib, sui quali gli attivisti e le attiviste ricordavano i valori della rivoluzione per dare forza alla popolazione. Valori come la vita, la libertà, la resistenza, la speranza, valori che ricordavano la lotta contro ogni forma di dispotismo.

Questi muri sono diventati importanti per i siriani, di qualsiasi parte della Siria, nonostante il regime abbia ucciso molti degli attivisti, coprendone le parole dei graffiti e ribadendo la cieca fedeltà al regime.

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“Certificato di distinzione” disegno di Ayham Hajj Hussein.
Opera ispirata da una fotografia che ritrae Khaled al-Dani, bambino siriano ucciso a Saraqeb il 22 giugno 2019 con diversi membri della sua famiglia. Nei sui vestiti c’era un certificato di distinzione per i buoni voti ottenuti presso la scuola dove il bambino andava.

Mi sembra interessante tradurre in italiano, parte degli obiettivi del sito “The Creative Memory of Syrian Revolution”, scritti nella sezione “Chi siamo”:

Uno degli obiettivi del sito web è di fare luce sull’influenza della resistenza artistica siriana, di darle un posto di rilievo all’interno del processo rivoluzionario, di archiviare e diffondere il suo messaggio e di aiutare a stabilire i legami tra i gruppi o le persone che hanno animato la rivoluzione e, allo stesso tempo, creare delle connessioni con il mondo esterno.
L’artista è il primo tra i cittadini, resiste attraverso la sua arte, sostenendo la lotta del popolo per la libertà.

Gli organizzatori di questo progetto lavorano per scrivere la propria storia contemporanea, perché è importante far conoscere le circostanze e il valore della rivoluzione ai propri compatrioti e agli stessi attori della rivoluzione, alle generazioni future e al mondo intero.

Il nostro lavoro sul web ha quindi per scopo di costruire un archivio del patrimonio nazionale. La protezione del materiale d’archivio è essenziale perché appartiene alla memoria collettiva.

Infine, è nostro dovere proteggere questi archivi e conservarne la memoria per restituire al popolo siriano la sua storia, far emergere la ricchezza della sua storia, perché c’è da essere fieri della propria storia contemporanea”.

(Le immagini sono tratte dal sito “L’archivio sulla memoria della rivoluzione siriana”. Nell’immagine in evidenza: “La libertà al prigioniero che non conosco” dipinto di Abdul Karim Alhasan)

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