Il Cantico dei Cantici_Roberto Latini

“Se mi ami, amami tutta”
Dulce María Loynaz

La primavera ritorna, e con lei, gli odori, i sensi risvegliati di una natura umana che anela all’amore. “Guardami”/ “Non guardarmi” chiede insistentemente la terra al sole che la bacia, le rende il calore attenuato negli inverni. “Guardami”/ “Non guardarmi” chiede l’attore e regista Roberto Latini al pubblico dopo aver intessuto un raffinato spettacolo teatrale. “Non guardarmi”/ “Guardami” chiede l’uomo Roberto Latini alle persone che sì, lo guardano, senza riuscire a staccare occhi e orecchie dal suo corpo. Perché se l’amore è un afflato universale, che preme e spinge tra le rocce, nella molteplicità delle forme della vita, l’amore o la storia di un amore impossibile, rifiutato, non continuato ma ampiamente goduto attraverso le splendide parole del libro sapienziale “Il cantico dei cantici”, è il perno dello spettacolo di Roberto Latini, produzione Fortebraccio Teatro.

Il cantico dei cantici” interpretato da Latini, segue e incontra i lavori precedenti del progetto “Noosfera”, di Libero Fortebraccio Teatro, che ha visto la creazione di “Lucignolo”, “Titanic” e “Museum”. Dalla poetica dell’affondare di “Noosfera Museum” si passa ad un esplicita e struggente dichiarazione d’amore. Il “guardami” ultimo di Roberto Latini, presente alla fine dello spettacolo “Il Cantico dei cantici”, diventa nelle nostre orecchie un insistente e persistente “amami”.

L’amore che riesce ad essere estremamente concreto e terreno, attraverso l’odore dei baci, la carne della vulva aperta, l’erezione delle gambe tornite come colonne, il sapore delle melograne impresso nelle guance. E allo stesso tempo l’amore sublimato, che abbraccia il tutto e il molteplice, che va oltre i generi, i sessi e i credo, come amore che tiene le sorti del mondo nonostante si faccia di tutto affinché domini la violenza e il rifiuto.

E’ in questo solco preciso che si incontrano l’uomo Latini e l’attore. Il “guardami” che emerge a monito e richiesta affinché il teatro sopravviva come rapporto tra le persone, si unisce all’“amami” dell’uomo Latini. Uomo che potrebbe essere donna, androgino, bambino, vecchio, pianta, oceani, cieli.

E davvero, “che peccato”, se questa richiesta rimanesse inascoltata. Se il teatro e l’amore, quello organico delle viscere che amano con rispetto e libertà, sì, “che peccato!” se questa preghiera laica ed estremamente terrena, rimanesse inascoltata. Perché, come diceva Brecht, oltre la percezione di un infinito e trascendetale, il destino dell’uomo rimane ed è l’uomo. Un essere umano che ancora ha paura della sua molteplicità e differenza.

La bravura di Roberto Latini, ci spinge ad amare il teatro, a crederlo luogo del possibile. Perché certo, il lavoro con la voce e con la parola di Latini, è impeccabile, straziante e liquido ma non potremmo percepirlo pienamente se non avessimo toccato, con occhi presibili, anche il suo corpo. E quella energia pulsante che si esprime nella presenza esposta di un corpo umano che riesce, con tutta la voce, con tutto il sudore, con tutto il calore, a farci tremare.

Perché senza il tuo sguardo sono diviso, perso, vado alla deriva.

Ed è dovuto un grazie, a tutti coloro che stanno lavorando per il festival “Verso Sud” di Corato, per aver dato la possibilità di godere di un teatro capace ancora di far sentire, di muoversi nella superficie e di entrare nella pelle. Teatro e non solo teatro, anche tanta ricerca artistica che si muove dalla danza alla musica, dalle arti visuali alla scrittura. Perché non è vero che siamo morti, perché “non si può stare morti per sempre” e abbiamo fame, fame di azioni artistiche che siano palpabili e di spessore.

Il calore delle pietre tiene e nutre una vita che pulsa. Che peccato sarebbe non darle luogo!

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