Berlino_2:30 impressioni

ultima notte. ti vedo. ti riconosco
da tanto che non vedevo i tuoi occhi, le tue labbra
da tanto non vedevo il nido dei tuoi capelli
mi guardi come fossi una scatola preziosa e colorata
piena di cose sempre da scoprire
ed ogni giorno la meraviglia arriva

sono alla tua finestra, nella tua casa
sono così affascinata
non sono io, il corpo parla
il corpo e un quarto di anima

abbiamo visto le gru mutare in fenicotteri
tu eri seduto al mio fianco
e alcune piume sono cadute
sugli orli dei bicchieri

domande infantili sono cresciute in me
ti vedrò ancora?
cos’è l’amore?
siamo stati amanti?

cerco il mio treno
non sai quanto amo gli anelli
non voltarti
non voltare mai la tua testa
se accade
accade venendoti incontro

sono qui. tu stai dormendo
ho perso me, la tua traccia
e la casa

la luna è piena
è grande
è gialla

Entrano i suoni della grande città, entrano dalle finestre chiuse. Vicino a me, il letto di Anna che mi ospita senza esserci, eppure sento tutta la gentilezza e il calore della sua amicizia, vicine alla tenerezza stretta fra le mani di Sylvia Plath, nel mio cuore.

Le scuole sono già aperte a Berlino. Bambini dalla Turchia, Bangladesh, Germania, Italia, Senegal… aprono i loro libri, apprendono una lingua che è una sorta di casa “indossata come un guanto”: “un guanto che tiene unita la carne, tiene unite le emozioni”. Una possibilità altra per non cadere quando sei nel mondo sentendo il mondo come la tua casa. Una casa in movimento.

Il suono della lingua madre, i colori dele città o dei paesi dove siamo nati, gli odori dell’infanzia sono importanti e preziosi ma lo è anche la possibilità di sentirsi a casa nel mondo, di pensare che possa esserlo. In questi anni di buio, razzismo, incapacità di vivere e convivere.

Lo sguardo delle persone incontrate a Roma e a Berlino, in questi otto giorni di viaggio, mi sono dentro come un morbido caldo coltello d’acciaio. Un coltello molto sottile che va sotto pelle, dolcemente e lentamente, come una carezza.

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due coleotteri in amore nel parco di Grunewaldsee -Berlino-

Sguardi…lo sguardo di una delle mie più care amiche che vive a Roma, in cerca di nuove possibilità di vita; lo sguardo di nuovi amici conosciuti a Berlino mentre si beve vino e si attraversa il grande mercato della domenica; lo sguardo del pubblico fisso nei miei occhi durante “Primavera” al festival; lo sguardo della cara Marlene che mi parla e allo stesso tempo, rimane in silenzio guardandomi, come se avesse parole chiave che ancora non conosce; lo sguardo di Daniela mentre percorre le stanze della Kühlhaus cercando qualcosa che rimane intoccabile; lo sguardo degli amici di Marlene attorno ad un tavolo così familiare che mi rende triste…perchè vado via…

Partire, tornare, ed io chi sono? qual’è la mia casa? cosa è casa? chi sono io per dirti di andar via o rimanere? chi sono io per dirti con chi scegliere di stare? ed io chi sono io?

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