Camminando con Emily

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Nel lento recupero dei camminamenti di questi giorni, lascio che la luce che riverbera dalle piccole cose naturali lenisca i colpi. Costantemente ringrazio la terra che ancora i miei piedi attraversano, con tutte le sue forme, antropizzate o meno, che vi abitano, che si rigenerano e anche, muoiono.

Ringrazio perché sono libera di attraversare il paese, di camminare lungo le stradine di campagna, di godere del viola della malva e del verde delle piccole querce, di poter toccare le piccole foglie dell’ulivo e poterne guardare i fiori, come fosse una ripetuta prima volta. Con lo stupore di un bambino che guarda e che ancora non ha maturato una idea di possesso, perché le cose sono a portata di mano.

Fiorire – è il fine – chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
le minime circostanze
coinvolte in quel luminoso
fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno—
Colmare il bocciolo — combattere il verme
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore — eludere il vento—
sfuggire all’ape ladruncola
non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno —
essere un fiore, è profonda
responsabilità—

Eppure, questa libertà, non sarà mai una libertà reale, fin quando i cani sono alla catena, fin quando ci sarà qualcuno che non permette ad un altro di attraversare una terra…o di tornare alla propria casa. Non sarò libera fino a quando ci saranno uccelli nelle gabbie, veleni nell’acqua, persone che sfruttano persone, persone che annientano persone, per potere, denaro…o possesso.

Ecco perché, comunque, ringrazio. In questo percorso che sto affrontando sulle stagioni e sull’ambiente naturale torna spesso il concetto del possesso. E’ possibile possedere qualcosa senza possederla? E’ possibile una idea differente di possesso? Possiamo liberarci dalla necessità di avere qualcosa che sia esclusivamente nostra?

Un sepalo ed un petalo e una spina
in un comune mattino d’estate,
un fiasco di rugiada, un’ape o due,
una brezza,
un frullo in mezzo agli alberi—
ed io sono una rosa!

E’ probabile ci sia bisogno di una compenetrazione del proprio essere personale con l’esistenza di tutte le cose. Una sorta di riconoscimento di sé nell’altro e nelle cose altre. Questa compenetrazione sentita come conoscenza di un’altra pelle, un’altra esperienza, un’altra vita che esiste con le sue forme e necessità, permetterebbe forse di realizzare che la vita dell’altro è la mia stessa vita e merita dignità, rispetto, disponibilità alla coesistenza.

L’opposizione essere umano/natura o essere umano/animale ha sempre segnato con rilevanti conseguenze, la presenza dell’esistente fino ad oggi, fondando sul concetto di “superiorità” una sistematica azione di sfruttamento o soggiogamento dell’altro. All’interno delle comunità umane, questo sfruttamento, non è stato perpetrato solo verso l’animale, le piante o il dato minerale ma anche verso lo stesso essere umano.

Diviso in categorie, in gerarchie, in razze, in specie, questa divisione ha dato adito a supremazie. Sicuramente questo senso di superiorità non viene dall’esclusiva differenza tra essere umano e natura. Ci sono tante e tante cause e direzioni che hanno portato e portano la difficoltà della coesistenza oggi.

Le differenze che naturalmente ci sono tra persona e persona, tra persona e animale, tra piante e pietre non sono da eliminare, ma da comprendere, da guardare. Per fare questo c’è bisogno di uno sforzo enorme, in un tempo esploso come il nostro; uno sforzo enorme che scompagina il nostro vivere il tempo, il lavoro, l’amore, la creatività.

Estate per te, fa’ ch’io sia
Quando i giorni d’Estate si saranno involati!
La tua musica anche, quando il Caprimulgo
E l’Oriolo – saranno andati!
Per sbocciare per te, sfuggirò alla tomba
E sopra vi spargerò la mia fioritura!
Ti prego coglimi –
Anemone –
Il tuo fiore – per sempre!

Cosa significa “restare umani”? Cosa è questa tanto chiamata umanità perduta? Unreal city…città irreali…città che si spaccano su se stesse come nei versi di Eliot: “Cos’è quel suono alto nell’aria / Quel mormorio di lamento materno/ Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano/ Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata/ Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte/ Qual è quella città sulle montagne/ Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta/ Torri che crollano/ Gerusalemme Atene Alessandria/ Vienna Londra/ Irreali” (da “Ciò che disse il tuono” in “La terra desolata” di T. S. Eliot).

C’è mai stata una umanità nel senso di cura verso l’altro, rispetto verso l’esistente e gioia verso la vita? O forse dobbiamo re-inventare questa umanità?

c’è un altro cielo,
sempre sereno e bello,
e c’è un’altra luce del sole,
sebbene sia buio là –
non badare alle foreste disseccate, Austin,
non badare ai campi silenziosi –
qui è la piccola foresta
la cui foglia è sempre verde –
qui è un giardino più luminoso –
dove il gelo non è mai stato,
tra i suoi fiori mai appassiti
odo la luminosa ape ronzare,
ti prego, Fratello mio,
vieni nel mio giardino!

Partire da ciò che è estremamente diverso da me, sentendo che è vivo, come me e che è parte di me…forse potrebbe dare luogo a nuove possibilità nuove vie, come già sta accadendo, anche se non riusciamo a vederlo. Non è semplice resistere in questa scatola che quando vuole può stritolarti ma è pur vero che questa scatola l’abbiamo costruita noi.

E dunque vado sui passi delle piante, apparentemente ferme, ma, a ben guardare, sempre in movimento, sempre all’interno di questa piccola danza che ci rende tutti partecipi.

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Mi lascio soggiogare dall’iperico, che quest’anno, con delicatezza, raccoglierò. Per lenire gli affanni? Per fare esperienza di te? Per prendermi cura di te?

Vorrei stillare una coppa –
e offrirla a tutti i miei amici,
brindando a lei non più in corsa,
per ruscello, o sorgente, o brughiera!

Un volo a planare passa davanti ai miei occhi. Ascolteremo anche questo suono, appena appena percettibile, al quale siamo disabituati e che con tanto stupore e tanta bellezza può colmare le nostre bocche.

(Tutte le poesie sono di Emily Dickinson)

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