E se sulle mie braccia crescessero

e se sulle mie braccia crescessero
fiori di ogni sesso e dal petto
sgorgassero come da una fonte
pesci femmina-maschio
e se sulla mia testa poggiassi
la tua mano senza linee a venire
e se tu potessi, per una porzione
di tempo da non definire, poggiare
le tue labbra sulla mia pancia
e ci amassimo senza chiedere
senza lottare ma abbandonandoci
umidi, attorcigliati, come chiocciole
discese dal ramo di un pino
e se su ciascuna palpebra ramificassero
liane, e piccole scimmie potessero
saltarvi felici senza dovere costantemente
scappare dall’incendio del nostro
cuore disatteso
se una notte, d’estate, la luna
scendesse proprio nella tua bocca aperta
e tu come un’estasi danzante
sull’apice di un orecchio di madreperla
roteassi disegnando cerchi e volute
se tu potessi ascoltarmi
se io potessi non temere
se rinascessimo, tu ed io,
come noce, grande noce sospeso
nell’azzurro con roccia
che gli sia specchio ed ancora
e drupe che inverdiscono tingendo il cielo
fino alla prossima estasi necessaria

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