Persino Adelfia

“oggi l’economia possibile
è quella che rispetta la vita delle persone
degli animali e dei luoghi
in una dignità della vita tutta
che non è il suo sfruttamento”

Adelfia, quest’anno, è rientrata nell’iniziativa regionale di 99 borghi: un modo per esplorare, con la complicità di una guida, borghi che ci incuriosiscono, di cui ancora non conosciamo le vie, paesi  in cui non siamo ancora andati o che conosciamo poco.

Allo stesso tempo, se è nelle proprie corde, l’iniziativa permette di esplorare lo stesso borgo in cui si abita. Alcuni di noi hanno fatto così ad Adelfia.

Adelfia è un luogo particolare per la presenza direi, bipolare, dei due rioni riunitisi ad opera del re Vittorio Emanuele e di Mussolini negli anni ’20. E’ quindi possibile vedere due rioni, quasi speculari, ognuno col proprio arco dell’orologio, la torre, la chiesa madre, il castello…i santi patroni. Adelfia non è certo un paese conosciuto per le sue bellezze architettoniche o per i suoi beni culturali ma in ogni paese, anche il meno ricco a livello di beni culturali e naturali, c’è uno sguardo da allenare alla bellezza e alla cura. Una bellezza talvolta così piccola e talmente quotidiana da non avere attenzione. Semplicemente non si riesce più a vedere.

Non ho mai sentito un senso di appartenenza verso questo territorio, forse perché da ragazza, quando la gente di Adelfia scopriva che venivo da Bari, mi chiamava “forestiera”, nonostante fossero già passati all’epoca 15 anni dal trasferimento della mia famiglia da Bari ad Adelfia. O forse perché non mi è mai piaciuto il concetto di appartenenza.

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Croce che segna il “confine” tra Montrone e Canneto (Adelfia)

E così, anche se sono più di trent’anni che conosco questo paese, ritorno tra le sue strade quasi da “straniera”. Ma è proprio questo sguardo che ti permette, a volte, di guardare delle cose, di coglierle e di sentire la necessità di dare anche nuova vita a qualcosa che, a volte, si piega su se stessa.

Il percorso delle 10.00 è iniziato dal centro storico di Montrone, ha attraversato il confine dei due rioni passando per villa Gigia ed è terminato nel centro storico di Canneto. Montrone-Canneto, appunto, i due antichi feudi riuniti in Adelfia.

Questo breve e veloce attraversamento del paese, con macchinette fotografiche e smartphone, quasi fossimo “giapponesi ad Adelfia” (simpatica citazione che rubo da Andrea), mi ha permesso di rivedere brevemente i due rioni che hanno, in realtà, moltissime potenzialità. D’altronde questo breve percorso potrebbe col tempo essere ampliato e dettagliato, perché un paese ha una storia ricchissima e sommersa di cui non siamo consapevoli. Bisogna guardare un po’ da stranieri il paese in cui si vive per risvegliare lo sguardo.

I centri storici sono molto piccoli e semplici, attraversati da viuzze che si aprono in piccole piazze. Spazi che si prestano ad attività artistiche e culturali, che potrebbero dare rilievo al paese. Largo Cantone, a Montrone, dove oggi non siamo andati, è un largo splendido. Quando ero piccola aveva, per me, un fascino particolare, quasi misterico. Basterebbe davvero poco per rendere più bello lo spazio che, del resto, affianca il castello baronale a cui non si può accedere essendo privato.

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(nella slide “Villa Gigia”, Adelfia)

Quante volte tornando a casa dal cosiddetto “canalone”, sceglievamo di proseguire per la campagna toccando i muri del castello?

Una straniera, quindi, con una mappatura amorosa del paese. Ho difatti anch’io luoghi del cuore, legati al mio stupore di bambina, al sogno, alle amicizie, all’esplorazione solitaria per le campagne adelfiesi.

C’è una storia artistica, architettonica, storica e sociale che iniziative come 99 borghi permettono di smuovere e non è solo l’amministrazione di un luogo a dover farsi carico di questa scoperta e rivalutazione ma dovrebbe partire anche dai cittadini ossia tutti coloro che, per sensibilità, professione o passione, riescono a vedere squarci di bellezza nella conformazione di un paese. Oltre, e con, i limiti o le storture del paese stesso.

C’è una storia e ci sono le storie che continuano: le storie di chi abita un luogo, di chi lavora in un luogo, di chi cerca di fare cultura e arte in un luogo o di chi, semplicemente, lo attraversa.

Termino questa lunga digressione su Adelfia con un ricordo. Il ricordo riguarda una gita fatta con le maestre di scuola elementare quando ero bambina. Ci portarono semplicemente in giro per Montrone a visitare e guardare i portoni e le porte delle case. Ricordo che mi si aprì un mondo incredibile fatto di piccole storie contenute nei fregi, nei festoni, nelle maschere e nelle date scolpite nella pietra sopra gli architravi delle porte e dei portoni di alcune case. Ricordo anche l’odore del mosto mentre percorrevamo le strade.

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Dico questo non perché “prima fosse meglio” ma perché si possono fare molte cose ora. Tutto vive trasformandosi ma è anche vero che la trasformazione senza memoria spezza ogni chiave di accesso per comprendere un luogo o una persona.

C’è tanto da scoprire, anche nelle piccole cose: nelle maschere da spauracchio sopra le porte delle case, negli angoli che diamo per scontati di vie e vicoli, nella campagna che non è solo coltivazione ma anche il luogo d’elezione del canto dei piccoli uccelli.

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