Berlino l’orsa

“ti porterò sullo Schlachtensee e sarà sempre di marzo
faremo il primo bagno nell’acqua ancora fredda
e ci corteggeremo come fanno le anatre in amore”

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a Marlene e Anna

Non smetteremo mai di affannarci nel rincorrere i nostri desideri, che altro non sono che quelle tensioni, quel tendere a- qualsiasi cosa ci faccia sentire vivi e presenti. Certo, tra una ricorsa e l’altra sempre cercheremo di ritagliarci un tempo per fermarci, prendere aria con consapevolezza, guardare il cielo. Ma il desiderare accende percorsi. E quasi quasi mi spingerei col dire che, talvolta, non importa possedere ciò di cui abbiamo anelato ma è il percorso in sé, di scoperta e messa in discussione, di ricerca e smarrimenti che ci fa essere nelle cose, che ci fa sentire vivi.

Berlino mi è venuta incontro come una mano tesa da un meccanismo in movimento. Io sono semplicemente salita sul meccanismo, come non succedeva da tempo. Prendendomi un tempo fuori dal tempo. Un lusso in questi giorni ma anche una scelta di vita.

In ogni cosa ci sono i pro e i contro perché ogni contesto tenderà a consolidarsi attorno ad un suo sistema escludendo il resto; e non perché necessariamente ci debba essere un lato negativo. La mia condizione di precarietà odierna mi permette di abbracciare lunghi percorsi solitari di ricerca che incrociano vite. Esattamente questo è successo a Berlino. Lunghe camminate con incroci di vite. Come grandi alberi ci siamo ritrovate intrecciate, attraverso vive liane che creano ponti.

Berlino, la grande orsa che parla tante lingue, dove i baklava dialogano con i würstel, dove sono cento i modi in cui ingegnarsi per affrontare una povertà quotidiana, dove incontrarti nel tuo piccolo appartamento pieno di statuette e disegni, dove se non ti ricordi una strada, vieni, che te la mostro, perché so che questa orsa può allo stesso tempo accoglierti o ingoiarti.

Berlino del muro, che se hai visto quello in Palestina, o pensi a tutti i muri che ancora ci sono, ti verrebbe il desiderio di sbattere la testa sulla East Side Gallery. Berlino del muro, noi, senza memoria, anche quando te la dipingono davanti agli occhi.

E poi quale miracolo per gli occhi, arrivare al Tempelhof e assistere all’orizzonte che si apre nel cuore della città. Questo ex aeroporto, divenuto un parco senza alberi, ma ricoperto di prato verde è stato difeso dalla gente con un referendum che ha bloccato una devastante prospettiva edilizia che si voleva attuare su questo spazio bellissimo, dove famiglie, artisti, ginnici, persone qualunque, si godono il tempo di uno sguardo verso il cielo e di un orizzonte largo.

Penso agli spazi dell’Ex Caserma a Bari, a come sarebbe bello rendere disponibile lo spazio senza costruirvi per forza qualcosa sopra, lasciando un luogo di cura per il cuore. Sembra impossibile pensare a prospettive di vita differenti, ad architetture differenti, a paesaggi differenti ma anche volare, era ritenuto impossibile dall’essere umano.

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C’è tanto da dire, e ognuno vede ciò che vuole vedere o a cui è più sensibile. Il mio consiglio è annusare Kreuzberg, passare dal Tempelhof, dare una occhiata al muro rimasto, perdersi fra le strade con la sicurezza di trovare una possibilità variegata di trasporti (il biglietto per sette giorni zone A e B è ottimo, a un costo di 30 euro per andare ovunque con S-Bahn, M e U-Bahn), attraversare la Porta di Brandeburgo e finire al Tiergarden, arrivare al Giardino Botanico, camminare presso lo Schlachtensee. Quando si è stanchi, sostare per bere una tonificante birra, ma ricordarsi di lasciare la bottiglia vuota a terra vicino al bidone, perché qualcuno la raccoglierà per raccattare qualche soldo, che possa salvare dall’abisso quotidiano.

Però…prima di tornare al pensiero quotidiano, sempre rimanendo tra il desiderio e l’impossibile, sostate per un attimo al Zauberkönig (Hermannstrasse 84), negozio di magia che ha luogo in un vecchio locale, dove, prima di prendere l’aereo, vi saluteranno una piccola foca nera con un pallone giallo sul muso.

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