21 marzo 2017:oh! Guatemala

“Mia nonna non mi lasciò
una bambola
un gioiello
un ti amo
mi lasciò
-in cambio-
molti rancori
avvolti in un panno rosso
che dicevano:
personale e intrasmissibile”
Regina José Galindo
“Questo fine settimana ho fatto un viaggio meraviglioso nei territori Ixil in Guatemala. Un viaggio meraviglioso al centro delle montagne dove ho conosciuto e ho parlato con le donne Ixil, responsabili della causa per genocidio intentata contro Efraín Ríos Montt. Conoscerle, ascoltare le loro testimonianze dalla loro voce, sentire la loro vitalità, la loro forza mi ha riempito di energia e ammirazione.”
da una intervista con Regina Josè Galindo (http://www.slow-words.com/it/regina-jose-galindo-poetessa-e-artista/)
The warriors_Margarita Azurdia
The Warriors_Margarita Azurdia

Guatemala. Xoaticol, “la terra coperta di sangue”, nome che le lingue indigene diedero a questa terra attraversata dalla ferocia dei conquistadores. Il Guatemala si trova tra Messico, Belize, Honduras e El Salvador.

Non scriverò di cosa è oggi il Guatemala, della lunga guerra civile che ha segnato 36 anni di esistenza del paese. Non scriverò della questione coloniale che, anche in questo caso, è a monte delle tante violenze, razziali, sociali e politiche succedutesi nel paese e ancora oggi pesantemente presenti. Mi limiterò a dare un accenno di qualcosa che oggi si agita.

Il Guatemala si presenta la prima volta ai miei occhi, tramite le attività e le opere di una artista, oggi conosciuta per la radicalità delle sue performance e per la contestazione presente nelle sue opere, Regina José Galindo. Regina è l’artista che diventa pietra, laddove le donne sono ritenute oggetti o esseri umani indegni di rispetto e uguaglianza; il corpo femminile che diventa terra; un corpo umanissimo che espone la propria vulnerabilità, in piedi su di un pezzo di terra che una scavatrice -mezzo utilizzato per scavare le fosse comuni durante la guerra civile- divora pian piano. L’artista che per contestare la candidatura a presidente dell’ex dittatore del Guatemala, José Efraín Ríos, cammina dalla Corte Costituzionale al Palazzo Nazionale guatemalteco, lasciando impronte di sangue che ricordano gli eccidi compiuti dal dittatore.

“Se fossi José
-solo José-
non avrei questo pene atrofizzato
il mio seno si indurirebbe
mi riempirei di peli.

Non mi prenderebbero con la forza
né guarderebbero le mie natiche.

Se fossi José
sarei uguale agli altri
e non mi innamorerei di Regina.”

Così il Guatemala, bellissimo, come bellissima è la terra tutta che ci è data di abitare, mi viene incontro. Regina José Galindo è anche autrice di poesie. I suoi testi esprimono la stessa rabbia delle sue performance. La stessa protesta contro il sistema machista guatemalteco. Il Guatemala, nonostante sia il primo paese a riconoscere ufficialmente, nel 2008, il femminicidio come reato (ossia come crimine contro le donne per il loro genere), è al terzo posto nella triste classifica di femminicidi nel mondo.

“Homenaje a Guatemala, El Cocodrilo”
Omaggio al Guatemala, il coccodrillo_Margarita Azurdia

Ma perché parlo di Regina José Galindo? Perché l’arte è una risposta, o comunque, una reazione di vita. Perché ciò che posso fare, in risposta all’appello delle sorelle guatemalteche, in questo 21 marzo 2017, è quella di informare attraverso la poesia e l’arte. E creare un ponte, anche se fragile, anche se effimero, con coloro che stanno lottando per trasformare le cose.

Di quale appello parlo? L’appello di alcune donne del Guatemala a reagire contro uno degli ennesimi episodi di violenza avvenuto l’8 marzo 2017: un incendio sviluppatosi nell’ala femminile dell’Hogar Seguro, riformatorio guatemalteco per orfani e giovani coinvolti nella violenza criminale, ha causato la morte di circa 38 ragazze. Le ragazze si erano ribellate dei soprusi e delle violenze che avvenivano all’interno dell’Hogar Seguro. Appiccare il fuoco sarebbe servito loro a farle uscire. Le istituzioni hanno preferito farle morire piuttosto che farle uscire ed ecco perché si parla ora di femminicidio di Stato. (per maggiori dettagli: https://lamericalatina.net/2017/03/12/guatemala-8-marzo-un-femminicidio-di-stato/)

guatemala appello

L’appello lanciato dalle donne guatemalteche è quello di protestare davanti alle ambasciate del Guatemala nei diversi paesi.
Ecco perché parlo di Regina Josè Galindo, artista guatemalteca. Per ricordare. Per veicolare testimonianze. Per avere cura.

“Sono un luogo comune
come l’eco delle voci
il volto della luna.

Ho un seno
-piccolo-
la narice oblunga
l’altezza della gente comune.

Miope
di lingua volgare,
glutei cadenti
pelle a buccia d’arancia.

Mi sistemo di fronte allo specchio
e mi masturbo.

Sono una donna
la più comune
tra le comuni.”

Ci sono molte vie per aumentare la consapevolezza e il rispetto tra gli esseri umani, nel riconoscimento delle differenze e delle diversità. C’è chi lo fa attraverso campagne politiche, chi attraverso associazionismo, chi attraverso educazione e chi attraverso forme artistiche e culturali, come la cantante Rebeca Lane, rapper guatemalteca. La sua canzone “Mujer Lunar” parla del rispetto della donna e del corpo femminile: https://www.youtube.com/watch?v=XO7GZmwQCb8. Di seguito alcuni versi della canzone:

“Ni dios ni patria ni marido ni partido
así es como nací así es como he vivido
desde que mamá me parió a este mundo
marcaron con rosado el color de mi rumbo
pero mamá a mí me gusta el morado
me gusta la poesía y la melancolía
no creo en cuentos de hadas ni en fantasías
no quiero ser de nadie yo quiero ser mía
yo me cuento un cuento cada mañana
abrí mis alas huí del paraíso con Lilith y niñas malas
no creo en nadie que arriba esté juzgando
soy dueña de mis actos voy improvisando

soy mujer soy un ser lunar
cambio como la luna de blanca a oscura
en mi vientre llevo la simiente
de mi útero nació toda la gente
es mi sangre mensual menstrual
de donde nace la vida no de tu costilla
no vine al mundo para hacerte feliz
ni que tus golpes me dejen cicatriz.”

La distinzione primordiale tra donna e uomo ha generato mostri. Il grande mistero e dono della nascita e della riproduzione è un perno, secondo me, fondamentale, per cercare di capire le origini di questa discriminazione. La nascita degli esseri umani, di cui si fa portatrice la donna, è un atto incompreso, sfruttato, utilizzato, manipolato che permette alle istituzioni e agli organi governativi, di qualsiasi stato, di perseverare in azioni di controllo sul corpo femminile. Bisogna lavorare su di una condivisione reale delle differenze, a partire anche da quelle biologiche.

The winner1970
The winner_Margarita Azurdia

Personalmente, condivido ogni forma che la natura e il desiderio umano produce, se all’interno del rispetto dell’altro, se questa o quella forma si realizzano in forma consensuale, nel rispetto dell’autodeterminazione di ogni individuo, senza coercizione o violazione dell’altro. E in questo altro non posso fare a meno di includere anche l’essere animale, vegetale e minerale. Ma il pensare di essere accoglienti o “aperti” verso le differenze non ci deve far sentire protetti da nostri eventuali pregiudizi e incomprensioni.

Bisogna sviluppare una attenta pratica di attenzione verso le cose che ci attorniano e, allo stesso modo, concepire azioni che siano capaci di comunicare all’altro da me, la possibilità di vivere al di fuori di una cultura della violenza.

La cultura e l’arte, nelle loro infinite forme, sono una chiave importante per una pratica sostenibile di coabitazione e condivisione delle diversità.

Note
*Le immagini sono tratte da opere dell’artista Margarita Azurdia (Guatemala, 1931-1998)
*Per le poesie in lingua di Regino José Galindo: http://www.poemas-del-alma.com/regina-jose-galindo-soy-un-lugar-comun.htm

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