Inverno. Pensiero notturno

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Inverno, tutto si scopre, diventa nudo. Proprio in questa stagione così fredda scopro la nudità. Nudità come gioco, come rivelazione, come ricerca e contemplazione. Sentirsi…nudi come un verme…senz’altro riparo se non la terra in cui mi avvolgo, che scavo vorace, ma senza fame.

Torno a casa, l’odore inconfondibile degli alberi e delle siepi del portico, l’odore umido della notte. Torneranno le api a sciamare e morire contro la mia finestra. Torneranno i fianchi avvolti dall’acqua di Portalga. Ora tutto tace, solo qualche uccello notturno risponde a questa immensa solitudine.

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Sento il gorgoglio dell’acqua. Ogni cosa ha un suo significato, anche non chiaro, non esplicito. Una densità che emerge pian piano, dal fondo delle parole.

“Il mio sogno è raccontare storie”. Muna, il tuo braccialetto, la tua povera terra, la tua bellezza di donna e raccontastorie. Erotismo. Autoerotismo. Una ruota di bicicletta gira su se stessa, a vuoto. Le stelle sono luminosissime. Il gatto di Alice scompare davanti ai miei occhi, portando con sé la voce del Brucaliffo e il canto dei palmipedoni. Sogno. sogno. sogno.

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I ricordi dell’infanzia dovrebbero essere tutti belli, di una feroce e altissima bellezza. I bambini dovrebbero avere il sorriso a fior di labbra. Sono stanca, sono viva. Ti sento con ogni parte di me. Sei quasi arrivato.

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