Dialogo con la poetessa Müesser Yeniay (it)

“il mio corpo, neve che si scioglie
si mescola al tuo corpo”

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Contesto

Correva l’anno 2015. Durante una ricerca sulla poesia turca, condotta per la performance della “Cuspide Malva”, ho conosciuto la poetessa Müesser Yeniay. Il poeta e artista Vito Intini mi aveva fatto leggere un libro: “Come cerchi sull’acqua”, curato dallo stesso Vito Intini e dal poeta turco Metin Cengiz. Si tratta di una antologia di poeti contemporanei turchi ed italiani, nella quale ho potuto leggere le poesie di Müesser Yeniay.
Così ho conosciuto Müesser. La sua disponibilità ha reso possibile l’utilizzo di alcune sue poesie nella performance, poi realizzata, “Le correnti del Bosforo”. Così la storia comincia.

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I: Müesser, sono passati due anni dalla nostra conoscenza, e molte cose sono cambiate, nelle nostre piccole storie e nella Storia che stiamo vivendo. Potresti parlarci della tua esperienza presente? Delle attività che stai portando avanti?

M: Prima di tutto, grazie per l’invito, Iula. E’ un piacere poter condividere con te la mia poesia. La mia situazione attuale attraversa varie fasi e situazioni: la perdita di mia nonna, la situazione del mio paese, lo spostamento della mia casa, l’uscita del mio nuovo libro in turco, l’ultima pubblicazione in Francia. Le cose positive mi permettono di stare in equilibrio e riguardano, soprattutto, la poesia. Sto anche cercando di ottenere un visto per la Cina dato che sono stata invitata come autrice, per un mese, presso la “Hong Kong Baptist University”. La poesia è per me dove iniziano i sogni. E sono contenta che la mia vita sia piena di sogni. Sogni che rappresentano una grande parte della realtà, come cerco di comunicare agli altri.

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immagine tratta dal video “Harem”, Nil Yalter, 1980

I: Sogno…poesia…morte…paese…tutte questioni importanti nell’esperienza di una persona. Riguardo la parola “poesia”, in un certo senso, solo la poesia rappresenta qualcosa di cui non tutti fanno necessariamente esperienza. La poesia è un modo di concepire e sentire il mondo, credo. Potenzialmente, tutti possono fare esperienza poetica ma questo modo di vedere la vita non è sempre presente nella vita della gente. Comunque, tornando al nostro dialogo: cosa rappresenta la poesia per te? Quando e come hai “sentito” la poesia nella tua vita?

M: La poesia è per me un modo di esistere al mondo. Credo sia la mia natura. Come ha scritto Rumi “tu sei ciò che ami”. Credo di essere diventata ciò che amavo dal momento in cui ho cominciato a leggere poesia, l’ho sentita nelle mie vene. Ci sono due cose che fanno parte dell’essere poeta: la natura e la pratica. Ho anche fatto un intervento su questo tema, l’anno scorso, dal titolo “La politica dello scrivere poesia e la nascita di un poema”. Si può ascoltare su youtube, se i lettori vogliono guardare il video. L’intervento è anche stato pubblicato da un giornale turco.

Sul quando e come ho sentito la poesia, la risposta è la solitudine. Ero una bambina sola che cresceva con i nonni. Loro mi hanno amato profondamente e mi facevano sentire speciale. Questo sentimento mi ha aiutato a coltivare la mia fantasia. Ho cominciato a scrivere nell’adolescenza. Da quel momento ho sentito che la poesia poteva manifestarsi attraverso differenti forme. Anche vivere nella natura, che comprende fare esperienza del silenzio, mi ha aiutato a ritrovare voci perdute in me stessa e portarle alla superficie.

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immagine tratta dal video “Harem”, Nil Yalter, 1980

I: Müesser, grazie per le tue parole. In queste poche righe, ci sono molti concetti interessanti come natura, tecnica, amore, cura e politica. Rispetto alla parola “politica”, credi che la tua poesia sia legata alle questioni socio-politiche della Turchia contemporanea? Secondo la tua esperienza c’è in Turchia una poesia che confluisca nella “poesia impegnata”? E, cercando di estendere la questione: cosa pensi del rapporto poesia-politica?

M: La lingua è un fenomeno ideologico ed è l’anima di una società così come quella di un individuo. Anche se non cerco di dichiarare le mie idee attraverso temi o questioni, è facile cogliere questi temi tra le parole. La mia poesia è estremamente connessa alle questioni socio-politiche della Turchia contemporanea ma, più specificamente, è legata al discorso sulla donna. La mia poesia cerca di scardinare le idee sulla donna della mia società. Credo nel discorso femminile e nel suo potere di cambiamento totale del modo di vivere. Non solo in Oriente o Medio Oriente ma anche in Occidente. Lo stato della donna in Europa è migliore che nel resto del mondo ma molte cose sono ancora nascoste in tabù e nei diversi significati che il termine “donna” comporta. Una donna può scrivere su qualsiasi cosa, anche sulla masturbazione, se la poesia è il regno del mondo privato. E sto cercando di analizzare la possibilità della poesia di parlare su qualsiasi argomento. Anche argomenti che ritengo poco trattati nel passato.

Possiamo dire che la poesia ha del politico, perché ha una propria politica nel cambiare le cose, una visione, una idea ma lo fa esteticamente, in segreto. È la superficie dell’acqua che la società limita e, in qualche modo, sopprime. Alla fine la luce emerge dalla fusione delle parole. Ad ogni modo, non mi interessa la poesia propriamente detta “impegnata”. Credo sia un modo di danneggiare e imprigionare la poesia.

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fotografia tratta dall’opera “Dimore temporanee” 1974

I: Concordo in pieno sul tuo punto di vista sulle donne. Rispetto alle donne in Occidente, la situazione è frammentata e dipende da paese a paese. In Italia la situazione è ancora delicata e riguarda la legge, i diritti, la società e la cultura. Ancora oggi viviamo in una mentalità patriarcale, anche tra le persone che si ritengono “emancipate”. Pensi che in Turchia la comunità letteraria sia libera dal sessismo?
Vorrei anche dare ai lettori un terreno, sul quale contestualizzare la tua esperienza come donna e poetessa, in relazione al discorso sulla donna, da te citato. Puoi dirci quali scrittrici e scrittori tu consideri importanti nella tua vita di donna e poetessa?

M:Riguardo il panorama letterario turco, è assolutamente sessista. Sembra apparentemente moderno ma la mentalità è vecchia e stantia. Noi rimaniamo il “secondo sesso”, come dice Simone de Beauvoir. Ma come l’antico poeta turco Fuzuli ha scritto: “i problemi sono la ricchezza di un poeta”. Noi, come donne, abbiamo molti problemi da affrontare. Possiamo trattare questi problemi come ornamenti. La poesia, ornata da essi, diviene la nostra sposa. Come Fuzuli io credo che affrontare i problemi porti consapevolezza e forza. Posso affrontare la mia lotta attraverso l’estetica.

Adoro leggere le poesie di Sylvia Plath, soprattutto per i dettagli del suo microcosmo, venuti fuori da un suo attento lavoro di autocoscienza. Sylvia Plath dice: “sono una vittima dell’introspezione”. Anche io penso di esserlo naturalmente; in una poesia scrivo:

Questo corpo ha una finestra
essa guarda verso l’esterno ma qualsiasi cosa veda
è in me, dentro di me.

Sono anche interessata al cambio di stati d’animo in Sylvia Plath. Credo siano anche legati alla questione ormonale, parte importante della vita delle donne. Questo modo di “sentire” aiuta molto a scrivere, così come Hélène Cixous cita la libido femminile come importante elemento della scrittura.

Il secondo poeta, del quale sono estremamente interessata, è Rumi, il cui nome significa “persona dell’Anatolia”. La sua famiglia, e lui stesso, erano turchi, ma Rumi scriveva in persiano, dato il periodo storico-letterario in cui viveva. Dico questo perché non è ancora molto conosciuto e citato. Mi piace conoscere l’intelligenza poetica dell’antica gente turca e conoscerne le solide tradizioni. Rumi si trova, per me, anche all’apice della poesia romantica e sensualmente intelligente. Se non hai mai letto il Masnavi, hai privato te stessa dal fare esperienza della pura poesia.

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immagine tratta dal video “Danza del ventre”, Nil Yalter, 1974

I: Mentre terminiamo questa intervista, un nuovo anno arriva e una nuova tragedia colpisce Istanbul (n.d.r. attacco armato in una discoteca di Istanbul il 1 gennaio 2017). La situazione mondiale sembra collassare. Una sorta di odio unito a pressioni politiche ed economiche e legate al nostro comune passato e presente, sembra dominare le relazioni tra le comunità. Müesser, cosa pensi della Turchia all’interno del panorama mondiale? Quali sono i tuoi desideri rispetto al tuo paese? Cosa pensi vada cambiato a livello nazionale?
È ancora attuale una domanda come quella di Hölderlin: “perché i poeti nel tempo della povertà?

M:Credo che la nostra miseria politica venga dal fatto che delle persone ignoranti siano attualmente al governo. Questa ignoranza è sublime per queste persone, perché le aiuta a supportarsi a vicenda senza mettere in discussione il proprio modo di fare. Ed io mi sento circondata da questo tipo di persone. Come tu sai, fanno parte di un’ala conservatrice ed islamista. Questo significa che è impossibile per loro creare una visione di vita umana e libera. Loro non possono neanche essere poeti e scrittori finché la scrittura è sottoposta alle linee rigide del controllo e della prigionia. E non potrebbero neanche fare politica, come abbiamo visto. La gente ha smesso di vivere per le bombe messe ad ogni angolo.

La Turchia è un paese bellissimo con bellissima gente, piena di sensibilità. Io sono orgogliosa di vivere qui e scrivere in turco. La mia scrittura sarebbe impossibile senza la lettura dei classici della letteratura turca. Questa cultura, a cui appartengo, è un miscuglio di tante culture, ed ha abbracciato, allo stesso tempo, sia l’Oriente che l’Occidente. Il mio desiderio, rispetto al mio paese, è che esso possa avere più coscienza e capacità di messa in discussione. Io lo faccio attraverso la poesia, attraverso un modo diretto e sincero. Desidero anche più libertà come donna, cosa che si è persa negli ultimi anni. Ho preso questa forza dalla secolare tradizione turca, sostenuta dalla popolazione alawita, di cui faccio parte.

Rispetto alla domanda di Hölderlin, la poesia è un bisogno, un grande bisogno di dire. Con le parole instauriamo legami esistenziali. E in tempi di povertà, diventiamo più consapevoli di questi legami. Mentre scrivo, metto tutto il mio corpo nella scrittura. Cerco di riversare ogni cosa in essa. Posso descrivere questo processo come il trovare se stessi nell’oscurità, attraverso le parole. Esse riescono a darti la soluzione. Pensare e vivere attraverso la poesia aiuta a diminuire le proprie miserie. Perché essere umani, molto spesso, significa vivere con la miseria.

Alcune poesie di Muessere Yeniaj

Masturbazione

Tutte le linee del mio corpo
si stanno risvegliando

Come grappolo d’uva
sono piena, nera

se non hai un uomo
che ti ami

fai uomini dalle tue mani

(perché essi
rimangono
come ponti
raggiungono il tuo corpo
per ricadere giù)

Questo mondo è un uomo

Sono una donna
come questa terra enorme
senza alberi

forse sto vivendo
sotto la terra
capovolta

Sto respirando
questo non mi farà vivere di più

A volte vado verso un uomo
-vado verso il nulla-

questo mondo è un uomo
forte, pavido, bugiardo.

Neve

Fiocchi di neve
colpiscono piano la mia finestra

come la tua immagine
essa colpisce la mia mente
in continuazione

con tutto il gelo della
separazione

guardo, nevica

Il tuo corpo amorevole
è lontano da me

tutta mi avvolgi
come questo bianco strato sulla terra

amami
quanto può il tuo cuore…

soffia via il nodo della mia anima
con il tuo dolce respiro

Discorso continuo con l’amato

Mi apro a te
come i denti
di una cerniera

uno dopo l’altro
mi divido
quando mi tocchi
guardo la gloria
della terra

[nelle tue mani
ci sono piccole
fate svolazzanti]

tu vedi il dolce
vuoto in me

il mio corpo, neve che si scioglie
si mescola al tuo corpo

Note

-Intervento di Müesser Yeniay visionabile su youtube “La politica dello scrivere poesia e la nascita di un poema”: https://www.youtube.com/watch?v=-Hj6SKu3JvY
-Bio della poetessa: http://www.margutte.com/?p=6762
-L’artista visuale che accompagna l’articolo è l’artista Nil Yalter, nata in Egitto da genitori turchi e formatasi in Turchia: http://www.nilyalter.com

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