Non una di meno

“Ti vendo i miei fornelli, poi li sgraffi
e ti siedi impreparato sulla scrivania
se ti vendo il leggiero giogo della
mia inferma mente, meno roba ho, più
contenta sono. Disfatta dalla pioggia
e dai dolori incommensurabile mestruazione
senilità che s’avvicina, petrolifera
immaginazione.”

tratto da Serie ospedaliera di Amalia Rosselli

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“Albero della vita” Ana Mendieta

Non so come fare…tempo fa mi ero detta che non avrei mai cominciato uno scritto o una poesia con un “non”…ma non so come fare a scrivere di questo, perché ci vorrebbero tante parole, ci vorrebbe forse, anche un nuovo linguaggio o, forse ancora, un lavoro attento e lungo nel dare un senso profondo e umano alle parole che già abbiamo e che scolorano sotto il sole dell’omologazione e della banalità del linguaggio consumistico…ecco, non so come fare e già mi sono dilungata.

Scrivere di “questo”. Di questo bisogno urgente di essere in questo movimento che ha preso il nome di “Non una di meno”. Un movimento che abbraccia diverse latitudini e che assieme alla questione della violenza sulle donne sta abbracciando e includendo anche tante altre minoranze che, al giorno d’oggi soffrono di marginalizzazione e discriminazione.

Non comprenderò mai abbastanza come si arrivi a ritenere una persona meno degna di diritti rispetto ad un’altra. Non comprenderò mai abbastanza come essere donna o essere uomo comporti una disuguaglianza non, nelle mansioni o nei comportamenti, ma nel diritto di avere eguali diritti. Non comprenderò, del resto, come ci si ritenga più meritevoli di vivere in un luogo rispetto ad un’altra persona. Non comprenderò mai abbastanza cosa porta pochi gli umani a passare la propria vita a dibattersi nell’eterna lotta per il potere e per il denaro. Non comprenderò mai abbastanza.

“Non una di meno” non nasce, per me, da “Non una di meno” ma nasce con me. Ho avuto la fortuna di sentire, percepire che qualcosa non andava nel mio rapporto con l’altro e di non ritenere “normale” l’essere inferiori, l’essere sfruttabili.

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“Combattente curda”dell’artista Evar Hussayini

Dico questo perché, in questo momento storico e politico, il mio corpo di femmina e donna, lo sento molto simile alla terra. Sfruttata, calpestata, misera. Qualcosa di vivo di cui, qualcuno, si arroga il diritto di proprietà. Mi sento vicina, col mio corpo di femmina e donna, ai maiali di allevamento. Medicalizzata, controllata, schiacciata.

Eppure, allo stesso tempo, in un movimento di contrazione involontario, ma che nasce con me, mi sento forte e ritrovo la mia forza in tutte quelle sensibilità che sono chiamate a vedere, a non chiudere gli occhi e il cuore, di fronte alle cose che accadono.

È importante riconoscere che c’è una disparità e una violenza sul corpo della donna, non per ricreare circuiti di vittimizzazione ma per non venire abbagliati dai falsi progressi e dalla falsa modernità con cui ci abbagliano la pubblicità e le comodità del mondo occidentale.

Continuo a ritenere valida una rivoluzione delle donne, perché, per quanto paradossale possa sembrare, le donne per me rappresentano l’apertura verso tutto il genere umano e vivente.

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Opera di Shirin Neshat

Non una di meno_sciopero dell’8 marzo 2017

Quali sono le otto motivazione per lo sciopero indetto da “Non una di meno” per l’otto marzo?

1) La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne
Questo punto fa leva sull’importanza dei centri antiviolenza come luoghi laici ed autonomi dove si svolge un lavoro di ascolto e azione per e con le donne. La violenza, purtroppo, non è legata ad una emergenza ma ad una cultura violenta e costantemente veicolata da tradizioni e mass media. Il punto è importantissimo e riguarda tutte e tutti.

2) Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne
Ci sono convenzioni, come quella di Istanbul, che affermano vari diritti riguardanti la donna. Queste convenzioni non devono rimanere sulla carta ma trovare una efficacia di azione. Varrebbe la pena diffondere e informare sulle condizioni di vita delle donne nei diversi stati, per far emergere che ci sono altri modi con cui rendere l’uguaglianza una uguaglianza di fatto.

3) Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi
La medicamentalizzazione del corpo è una questione molto delicata che riguarda davvero tutti. Essa ha reso sempre più “stranianti” pratiche come il partorire, l’avere mestruazioni ecc. In questo punto rientra la questione dell’aborto ma anche quello del diritto alla salute e alla autogestione del proprio corpo.

4) Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!
Perché una donna ha meno possibilità nel campo del lavoro? Perché ha un tipo di trattamento economico differente? In cosa consiste questa differenza? L’indipendenza economica delle donne è fondamentale per affrontare con libertà e fiducia qualsiasi relazione. Non solo “una stanza tutta per sé”, come scriveva Virginia Woolf, ma anche un reddito per sé, da poter gestire in parità con l’altro/l’altra.

5) Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli
Riprendo dal sito di Non una di meno: “Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.”

6) Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione
Importantissimo punto, perché è la cultura, nelle piccole cose, a dover cambiare per far sì che ognun* sia liber*

7) Vogliamo fare spazio ai femminismi
I femminismi come movimenti capaci di dialogo, di inclusione, di cambiamento di prospettive rispetto ad una società machista e sessista

8) Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini
Quest’ultimo punto, per me importantissimo riguarda la comunicazione, il linguaggio stesso e come lo utilizziamo. Nel generale impoverimento del linguaggio potrebbe essere importante riscoprirne i sensi e dare sensi nuovi, costruiti da pratiche differenti di vita. Questo punto riguarda cose talmente impercettibili da ritenerle scontate. Eppure come siamo formati da ciò che mangiamo, siamo informati da ciò che parliamo, vediamo, ascoltiamo, tocchiamo.

Concludo dicendo che lo scioperato dell’otto marzo è di massima importanza perché le cose possono cambiare. Quello che si intende fare è promuovere nuove proposte che siano proposte di legge, costruite ed elaborate dal basso, dalle stesse persone che hanno bisogno di rinnovare o creare un mondo differente da quello in cui viviamo.

Info per le attività proposte per l’otto marzo e oltre:
Non una di meno: https://nonunadimeno.wordpress.com/
Convenzione di Istanbul 2011: http://www.coe.int/en/web/conventions/full-list/-/conventions/rms/09000016806b0686

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