Per amore, solo per amore

E’ un momento, un attimo, una breve porzione di tempo in cui i sensi si acuizzano, l’occhio si dilata e il corpo finalmente cede.

Dopo che tutti i sensi, estremamente vigili, hanno respirato e corso, all’impazzata tra strade quotidiane, ritmi programmati, incontri inattesi, cambi di rotta, fughe, pensieri che attivano meccanismi su meccanismi, eccolo. Il corpo cede.

Questo cedimento è il corpo leggero di Alice che moltiplica i sensi nella caduta. Una caduta che sembra non avere un termine e in cui il dolore si concentra. Il dolore dei nervi tesi che ha preso casa tra i denti e nell’utero. Tutto assieme. E in questo sentire il corpo vivo nel pulsare di un dolore sotterraneo e sottopelle, sentirsi svuotare.

La sensazione potrebbe essere descritta come un improvviso rilascio di acqua dalla vagina. Una grande quantità di acqua che tutta assieme si riversa sul pavimento, in quell’attimo in cui vi siete fermati.

Ed io mi sono fermata.

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Giorni di notti insonni che hanno portato ad un incontro di sorellanza e ad un restare in silenzio davanti ad uno stormo di uccelli, in volo vicino il cimitero polacco tra Casamassima e Adelfia. Un volo gioioso, una esplosione di energia e respiro. Perché gli uccelli volano per amore, volano solo per amore.

Molte cose al mondo, in questo mondo mi sovrastano e disgustano. Soprattutto la violenza perpetrata dagli esseri umani, in tutti i modi in cui si esplica, negli indescrivibili modi in cui si manifesta sui corpi. Ed è anche per questo che talvolta il corpo cede ed ognuno ha le sue pratiche di resistenza, per poter continuare a vedere, ad ascoltare, a farsi attraversare dall’esistente.

Gli abbracci e le carezze di Francesca hanno sciolto quella solitudine con una ritrovata fiducia nella capacità di amare. Lo stormo e il verde degli alberi hanno fatto spazio al silenzio necessario quando tutto il corpo è in uno stato continuo di eccitazione e pensiero.

Ci vuole spazio, ci vuole silenzio, ci vuole vuoto. Come sono necessari, in eguale misura, memoria e oblio, certezza e visione, roccia e polvere, vicinanza e distanza.

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Dopo aver lasciato Francesca sono andata al cimitero polacco, che si trova nel mezzo delle campagne tra Casamassima e Adelfia. Si trova, per l’esattezza, nel mezzo di un grande campo coltivato a vite. Il cimitero polacco era un luogo leggendario per noi adolescenti dei paesi vicini. Si diceva che ci andassero i più spavaldi a fare l’amore, che si facessero riti lugubri. E non sono mai voluta andare da piccola.

Quando ho imparato a conoscere i cimiteri, ho imparato a riconoscere questi luoghi come luoghi di profondo rispetto dove ancora si può incontrare un legame con la terra e una ritualità che, paradossalmente, è più antica della religione stessa.

Nel cimitero polacco sono sepolti militari polacchi, appunto, di diverse confessioni: cristiana, mussulmana, ortodossa, ebraica…uomini di diverse confessioni e anche alcune donne…tutti uguali…“a livella”, mi verrebbe da dire come Totò.

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Persone morte durante la campagna d’Italia nella battaglia tra alleati e tedeschi per lo sfondamento della linea Gustav. Seconda guerra mondiale. Ritorna la storia e ritornano le storie, le piccole storie. La battaglia di Montecassino, con la distruzione dell’abazia, lo sfondamento della linea Gustav e la perdita non solo di migliaia di soldati ma anche di civili, e donne e bambini e anziani, violentati e sodomizzati dagli stessi alleati (le tristemente famose marocchinate). Violenze sui corpi che non sono atti estemporanei ma vere e proprie tecniche di guerra adottate nelle strategie militari degli “stati nazionali”. Tutti hanno perso. Tutti abbiamo perso e continuiamo a farlo ogni qualvolta c’è un conflitto.

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Ma qui, ora, c’è un grande silenzio. Un grande silenzio. Ricordo e oblio…I Cipressi, dall’odore intenso e la chioma tesa verso l’alto, delimitano il luogo, lo rendono riconoscibile come luogo di camminamento e, se vogliamo, di meditazione. Spunta la piccola vita tra le fessure dei muri e dei muretti, che merita tutta l’attenzione di quella che, generalmente, consideriamo più complessa o degna di cura.

Come sempre, la campagna, ha il forte potere di riconnettermi con la terra e la concretezza del mio corpo e della mia pelle, con l’umanità che ancora ci appartiene.

E per un attimo tutta l’acqua trattenuta dal mio corpo si riversa sulla terra e mi ritrovo svuotata. Io non esisto, e gli uccelli continuano a volare. Per amore, solo per amore.

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4 pensieri su “Per amore, solo per amore

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