La letteratura femminile yemenita. Conclusioni

Nota conclusiva di Iula Marzulli

La traduzione di una tesi come quella di Antelak Mohammed Abdulmalek Al-Mutawakel (https://pure.uvt.nl/ws/files/704805/0912BW_FSW__Al-Mutawakel.pdf), non è semplice e bisognerebbe andare a fondo con la ricerca. La liberazione delle donne e la conquista di una pari dignità nei confronti del genere maschile è una sfida che include tutte le donne e tutti gli uomini oggi. Perché la liberazione delle donne è una cosa che riguarda tutti e che potrebbe rendere questo mondo vivibile e più accogliente. La questione dell’accoglienza riguarda la comprensione anche di tutte quelle che sono considerate minoranze, in nome di un assetto culturale, politico e sociale, stantio, violento e capitalista.
E’ stato per me un onore riuscire a tradurre parte di questa tesi, venendo a conoscenza di scrittrici, di donne che sono lontane fisicamente da me ma che sento molto vicine. Così come sento vicini tutti gli esseri viventi capaci di rispetto, comprensione e condivisione.
Termino con questi pochi pensieri la traduzione di questa tesi, sottolineando, purtroppo, come la situazione nello Yemen, è nettamente peggiorata dal 2005 ad oggi, in nome di una guerra che sta mietendo molte e molte vittime. E’ tristemente di ieri la notizia che una giovane attivista è stata uccisa, in pieno centro cittadino (http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2017/01/06/yemenassassinata-attivista-per-le-donne_9c187825-c12f-4009-9003-c0c2e10dc9f8.html). Nessuno, come sempre accade, conosce gli assassini.
Non sono una professionista della traduzione e quindi mi scuso per eventuali errori o fraintendimenti. Sono sempre disposta ai cambiamenti nel caso ci fosse bisogno.
Dedico tutto questo lavoro a una donna speciale, Sophia, conosciuta a Bari. Una donna yemenita dal grande cuore, la cui dolcezza e la cui forza ho sentito a pelle, non appena ci siamo conosciute. Che mi ha spinto, con la sua presenza e la sua determinazione, a cercare di conoscere piccoli ma importanti tasselli della cultura femminile yemenita.
Buona lettura

La letteratura femminile yemenita. Conclusioni di Antelak Mohammed Abdulmalek Al-Mutawakel

Questo capitolo conclusivo vuole sintetizzare, sottolineare e interpretare i punti emersi negli altri capitoli. (…) Tengo a precisare che sarebbe importante fare ricerca nei luoghi dove sono conservati manoscritti di autrici, conosciute e sconosciute, soprattutto dell’epoca pre-islamica, islamica, rinascimentale e del periodo rivoluzionario in Yemen. Mi auguro che future ricercatrici e ricercatori possano portare avanti questo importante compito. (…) Sono convinta, tuttavia, sulla base dei dati raccolti che nello Yemen, come in altri paesi, le poche donne scrittrici sono state totalmente marginalizzate e ignorate dagli storici. Per capire come mai le donne siano assenti o marginalizzare nel contesto letterario yemenita, ho tracciato, seguendo le suggestioni di “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf (n.d.r. le donne sono state discriminate in base al genere di appartenenza e non hanno avuto gli stessi mezzi degli uomini per mettere a frutto le proprie competenze creative e artistiche), le costrizioni che le discriminazioni di genere hanno operato sulle scrittrici yemenite. Nonostante la rigida società patriarcale in Yemen, queste donne hanno rappresentato e rappresentano, dei punti fondamentali nella letteratura. Il mio compito è stato di identificare queste scrittrici.(…)

tawwakkol-karman-attivista-yemnita-premio-nobe-pace-2005
Tawwakkol Karman_attivista yemenita, premio nobel per la pace 2005

Il fattore principale del mancato sviluppo delle facoltà creative delle donne nello Yemen è la mancanza di educazione. L’educazione per le donne è ad un livello molto basso e, anche adesso, circa il 73% delle donne è analfabeta. Lo stato dell’educazione femminile nello Yemen, così come in altre parti del mondo, è il risultato di una ideologia patriarcale che vuole la donna inferiore all’uomo e la inserisce in un contesto esclusivamente famigliare: cura dei bambini, cura della casa. L’abbandono della scuola, da parte delle ragazze è molto più alto rispetto ai ragazzi. Un altro fattore è legato alla povertà. Molte ricerche mostrano come il livello di povertà nello Yemen, tra il 1992 e il 1998, è raddoppiato e le famiglie al di sotto della soglia di povertà sono aumentate dal 19% al 33%. (n.d.r. teniamo presente che la tesi è scritta nel 2005 e che purtroppo, oggi 2017, le condizioni si sono aggravate).

Tra i vari ostacoli all’educazione femminile, il più pernicioso rimane quello della discriminazione di genere. Anche se i padri sono economicamente agiati, non permettono alle figlie di studiare. Le donne nello Yemen, ma non solo nello Yemen, sono nate per essere madri e mogli. La lotta di Nabilah al-Zubair, per ricevere una educazione, ne è un esempio. La figlia di un negoziante, ha dovuto combattere con il proprio padre, convinto che “ogni ragazza deve leggere il sacro Corano e stare a casa”. Attraverso il suo dono, la sua “capacità di persuasione”, è riuscita a convincere il padre a ricevere una educazione almeno fino al matrimonio.

Un’altra scrittrice yemenita dice che suo padre “si prendeva cura dell’educazione dei miei fratelli e cugini, facendoli seguire da tutori…ma per noi, ragazze, era sufficiente studiare il Corano e l’Hadith”. La scrittrice egiziana Nawal el-Saadawi ha sottolineato che “le donne rimangono in bilico tra duce cose: le loro facoltà intellettuali e la loro femminilità, perché vengono spinte a credere che il loro ruolo nella vita è il matrimonio e la cura dei figli e non di dedicarsi ad attività intellettuali”. L’osservazione di el-Saadawi, rivolta alle donne in generale, è purtroppo vera per le donne yemenite.

nawal-el-saadawi-fondatrice-e-presidente-associazione-femminile-araba-per-la-slidarieta
Nawal el-Saddawi_scrittrice, militante femminista egiziana

Come evidenziato nei precedenti capitoli, il fratello di Virginia Woolf andava all’università mentre lei aveva dei tutori privati a casa. Joanna Russ, d’altronde, ha presentato numerosi esempi contemporanei che mettono in evidenza le difficoltà nell’educazione femminile. Quello che accadde nei paesi europei del ventesimo secolo, sta accadendo in Yemen oggi. In questi studi ho evidenziato altri ostacoli. Virginia Woolf e Joanna Russ li riassumono nel concetto che: “l’assenza di proibizioni formali contro l’impegno nel campo artistico non esclude la presenza di forti costrizioni informali”. La tradizione orale e le leggi orali della Shari’ah hanno pesantemente inciso sulla idea della donna nel campo artistico. Le maggiori forme di impedimento sono nella famiglia, nel matrimonio, nella mancanza di incoraggiamento critico e nella società patriarcale. L’impatto psicologico delle costrizioni sociali agisce come interna censura sulle donne che scrivono.

La famiglia, particolarmente i mariti, disapprovano che una donna possa esprimere se stessa o le sue esperienze. Molte donne smettono di scrivere proprio col matrimonio. Una scrittrice da me intervistata, mi raccontava di come nascondesse i suoi quaderni e libri, al ritorno del marito. (…) Talvolta anche le madri appoggiano mariti e padri nel vietare alle figlie di scrivere e dedicarsi ad attività intellettuali. Il supporto delle famiglie, quando c’è, gioca un ruolo fondamentale nell’incoraggiare una donna a diventare scrittrice, e questo supporto può sconfiggere i vari ostacoli imposti dalla tradizione e dalle norme sociali. In Occidente, la povertà e la mancanza di tempo sono stati deterrenti importanti per le scrittrici. Nello Yemen, dato che le donne non devono contribuire alle finanze della famiglia, la questione è più specificamente legata al contesto culturale e sociale.

Oggi, per le donne e per le scrittrici, non è del tutto proibito far parte di organizzazioni culturali, ufficiali o pubbliche, come università, club, così come per le donne scrittrici inglesi del diciannovesimo secolo. Ma le norme sociali e culturali sono quelle che sono e si lascia intendere che le donne non possano partecipare ai “maqyel” (riunioni in cui si mastica il qat). In queste riunioni informali, gli intellettuali si riuniscono per conoscersi e conoscere, per prendere anche decisioni importanti che verranno formalizzate in seguito. Nabilah al-Zubair spiega come per lei non era possibile essere presidente del Dipartimento Culturale dell’Unione Letteraria, proprio perché impossibilitata a prendere parte a queste riunioni. Data la mancanza di libertà di espressione nello Yemen, e in altri paesi arabi, le scrittrici evitano di scrivere sulla politica e molti scrittori finiscono con l’essere puniti attraverso imprigionamento e molestie sessuali.

Anche in questo, però, c’è una differenza: gli uomini possono anche affrontare la stessa punizione delle donne, ma le norme sociali considerano l’impegno politico di un uomo diverso e la società simpatizza con lo scrittore considerandolo vittima dello Stato. La sua prigionia è un atto d’onore, mentre una donna che finisce in prigione è considerata una criminale e porta una cattiva reputazione alla comunità e alla famiglia. Tutto questo può isolarla maggiormente.

leyla-zana-attivista-e-politica-per-i-diritti-dei-curdi
Leyla Zana, politica e attivista curda

Lo studio dei maggiori testi di storia della letteratura yemenita, confermano che il genere è la causa principale dell’assenza delle donne e della loro marginalizzazione. (…) La documentazione sulla letteratura yemenita, separata dalla generale letteratura araba, è iniziata solo nel 1962, attraverso documentazioni che mancavano di obiettività e cura. Sin dagli inizi del 1990, però, alle scrittrici è stato dato più spazio nei giornali e nelle antologie, senza raggiungere ad oggi un’adeguata posizione.

Secondo il metro degli storici della letteratura araba, gli storici yemeniti non hanno considerato la poesia femminile degna di inclusione. Sia le forme poetiche classiche che quelle moderne, sono state dominate dagli uomini, che definiscono e fissano le regole estetiche della scrittura, secondo la loro esperienza. Data la legge e lo stato inferiore nel quale è tenuta la donna, all’interno della al-Jahiliyya, per esempio, nel periodo Pre-Islamico, gli storici “erano riluttanti nell’includere la poesia femminile del periodo pre-islamico”. Al-Baradduni ha affermato che nessuna scrittrice del periodo pre-islamico può essere presa seriamente in considerazione, persino al-Khensa’a, la cui poesia è considerata assolutamente rispettabile, a dispetto di altri storici che la considerano famosa non per la sua scrittura ma per la sua saggezza.

Durante il Rinascimento, tra il 1930 e il 1960, c’è stato un gran cambiamento in paesi come Egitto, Iraq, Siria e Libano, nel senso di un ravvivato interesse e riconoscimento della scrittura femminile. Sarebbe ingenuo dire che in quel periodo, nello Yemen, non ci fossero scrittrici, ma nessuno storico yemenita o al di fuori dello Yemen, ha fatto menzioni di scrittrici donne di quel periodo. Molte sono le ragioni di questa assenza: mancanza di educazione, presenza di particolari norme sociali per le donne (awra), predominio dei racconti nel sud dello Yemen, mancanza di mobilità.

assja-djebar
Assia Djebar_scrittrice algerina

La letteratura femminile di questo periodo è andata perduta e deve essere riscoperta. Una ricerca nelle librerie private potrebbe portare alla scoperta di molte poetesse di quel periodo. Un numero di antologie, come al-Hebeshi’s e al-Wajeeh’s, fanno menzione di poetesse durante il periodo pre-islamico e post-islamico, ma sempre in maniera marginale rispetto agli scrittori. L’unica antologia degna di nota è una antologia di racconti di scrittrici dal nome “Aswat Nisa’iyya fi alQissah al-Yemeniyya” [Voci di donne nei racconti dello Yemen], del 1992, curata da Nahlah ‘Abd Allah. L’antologia segna l’inizio dell’interesse delle donne verso la scrittura. C’è un gran bisogno di inserire le donne nelle antologie nazionali e all’interno dei canoni ufficiali della cultura.

I testi delle scrittrici Yemenite nei tre generi -poesia, racconto e romanzo- sono associati, nei capitoli della testi, al contesto socio-culturale yemenita. I temi e i concetti trattati nei testi riflettono la vita delle donne, nuove prospettive e punti di vista che danno voce alla propria esperienza e al proprio vissuto. L’approccio realistico, che ha grande importanza a livello sociale della letteratura, è stato un approccio fondamentale nei racconti e nei romanzi e, in alcuni casi, nelle poesie. Questa scrittura è stata il perno di una pratica critica verso il proprio contesto e possibilità di scrittura dei propri desideri di cambiamento per una vita migliore. Per le donne scrivere di se stesse costituisce un atto di sfida. (…)

`Aziza `Abd Allah e Ramziyya al-Iryani confermano che i loro romanzi sono rappresentazioni realistiche degli eventi attuali. Anche nella poesia, nonostante l’utilizzo simbolico delle parole e l’attinenza con il reale piuttosto che con l’attuale, le poetesse si concentrano sulla realtà sociale. (…) Questo si può notare in poesie contemporanee, come nella poesia “Come imparare l’inglese in cinque giorni” di Ibtisam al-Mutawakel’s o nella poesia “Un uomo fatto di carta” di Fatmah al-`Eshbi’s.
Sheherzad usa la letteratura per salvare la propria vita. Questo utilizzo pratico della letteratura come mezzo di autoespressione e sfida non è nuovo. E’ parte dell’ethos arabo, attraverso il quale la letteratura è mezzo pratico di affrontare l’esistenza.

Potrebbe essere interessante sapere che la questione del velo, che era una questione controversa nella società yemenita tra il 1960 e il 1970, non è stato un tema importante nella scrittura delle donne. Nel 1960 e durante il movimento nazionale contro le regole dell’Imam e la coalizione inglese, alcune donne si sono ribellate al velo. Per esempio la poetessa e scrittrice Amal al-Shami si rifiutava di coprirsi il viso e le donne in una dimostrazione in ‘Aden, gettarono via il loro copricapo. Il velo è stato il tema principale nei testi del poeta Mohammed al-Sharafi, nella sua raccolta “Damou` al-sharashf” [Lacrime di Sharashef]. Con l’eccezione di alcuni rimandi, nelle prime storie di Ramziyya al-Iryanni, come nel racconto “Immaginazione dopo il Qat” (1981), le donne non hanno scritto sul velo.

fatema-mernissi-marocco
Fatema Mernissi_scrittrice e attivista, Marocco

Questa è una cosa che non può essere spiegata facilmente, ed è contraria alle normali aspettative. Non può essere spiegata dicendo che le donne evitano certi argomenti sensibili e nemmeno dicendo che il velo rappresenta lo stato di ineguaglianza per tutte le donne. Se ci sono donne che sono forzate nel mettere il velo, ce ne sono altre che lo usano volontariamente, trovando conveniente vedere ma non essere viste.
Alcune lo indossano in Yemen ma lo tolgono fuori. Altre donne, che sostengono l’interpretazione conservatrice dell’Islam riguardo il velo, lo indossano per motivi religiosi. Le scrittrici probabilmente non considerano il velo come un argomento importante o una costrizione tale da aver bisogno di argomentazione. Il velo non è strumento di restrizioni rispetto alla mobilità o alla scrittura. L’argomento del velo, è probabilmente di maggiore interesse per l’Occidente che per le stesse donne yemenite.

(…) Le questioni di genere e legate alla storia politica del paese sono molto frequenti nella scrittura femminile. Nella loro interpretazione delle storie, le scrittrici hanno enfatizzato le percezioni delle donne e le costrizioni legate alle discriminazioni di genere. Gli scrittori, generalmente, si concentrano sull’oppressione e sull’ingiustizia a livello politico ma le donne hanno incentrato il loro interesse nel sottolineare le implicazioni di come questa pratica politica ha effettivamente danneggiato le famiglie e le vite delle donne.

Comparando il racconto di Ramziyya “Al-Rahinah” con la storia di Zaid Muti` Damaj, che tratta dello stesso argomento, troviamo che Ramziyya al-Iryani esplora l’intera catena delle classi oppresse, includendo genere, classe e stato. Diversamente dal suo collega.

Una caratteristica notevole delle scrittrici Yemenite è quella di non presentare l’uomo come oppressore. Piuttosto loro attaccano le norme sociali e le tradizioni che pongono restrizioni sia all’uomo che alla donna. E’ vero che le norme sociali e le tradizioni sono patriarcali e profondamente radicate ma ci sono uomini sensibili che si sentono senza via d’uscita come le donne si sentono oppresse. Per esempio, la storia di Zahera Rahmet Allah “Amore sotto sequestro”, tratta delle proibizioni nel campo amoroso, sia per gli uomini che per le donne. Sia le donne che gli uomini sono, per esempio, vittime dei matrimoni combinati. Ugualmente, nel primo racconto yemenita “Società, tu tiranna”, scritta da F., Ahmed incolpa l’intera società nell’opprimere le donne. Nabilah al-Zubair, nella sua vita, ha espresso irritazione verso quei critici che hanno interpretato le poesie della raccolta “Tanween al-Gha’eb”, come un modo di negare la presenza dell’altro (l’uomo). Questa lettura era assolutamente diversa da ciò che aveva pensato la scrittrice.

saudi-arabian-american-human-rights-activist
Samar Badawi_attivista, Arabia Saudita

I testi delle scrittrici, specialmente contemporanee, nei tre generi indagati, mostrano la loro tendenza ad usare forme innovative e moderne, rompendo le convenzioni del canone letterario. Nella poesia, quasi tutte le poetesse hanno scelto un nuovo modo di scrivere: verso libero, prosa versificata, che hanno modificato l’antico modo di scrivere le “qasidah” arabe. In questa versificazione libera, le donne, hanno trovato il proprio modo di esprimersi. La forma estetica di questi poemi non è fissata ed è capace di cambiamenti e progressi. In questo modo le scrittrici sentono di avere una possibilità di creare una propria estetica, lontana da quella classica, creata dagli uomini.
Ricordiamo che questa nuova forma poetica libera è stata introdotta, nel mondo arabo, dal famoso poeta iracheno Nazek alMala`ekeh.

Tornando a Virginia Woolf e alla sua idea della necessità di modelli femminili nella scrittura, le poetesse hanno scelto il verso libero, più corrispondente ai versi delle loro nonne. Comunque una poetessa contemporanea come Nabilah al-Zubair, giocando con queste forme, contribuisce a crearne di nuove. Anche nel campo della prosa si utilizzano nuovi modelli. Per esempio, Arwa `Othman, utilizza un linguaggio colloquiale. (…)

Una maggiore libertà si è avuta, per le donne yemenite, come risultato di una implementazione dell’educazione formale, per la presenza di internet e per una maggiore apertura del contesto letterario ad accogliere la presenza delle scrittrici (ultimi dieci anni). Quest’anno (2005), una ragazza di 16 anni ha sorpreso la società yemenita, pubblicando due romanzi. Il Dipartimento di Inglese presso l’Università di Sana’a ha organizzato, inoltre, nel 2004, una competizione poetica nella Settimana della Cultura. Un grande numero di studenti ha partecipato ed è stata anche creata una antologia con una selezione delle poesie partecipanti. Le studentesse incluse nell’antologia hanno mostrato una nuova audacia nell’espressione dei loro sentimenti. Di seguito ci sono due poesie, scritte da due promettenti studentesse:

Per te, oh Dio!
Sono stanca: I miei occhi sono stanchi delle lacrime che hanno versato
Sono stanca: il mio cuore si ammala sperando la speranza
Sono stanca: I miei piedi lapidate sulla strada del dolore
Sono stanca: la mia anima allontanata da parenti e amici.
Noia, confusione, disperazione e insofferenza
Scritte con grandi caratteri sulla mia fronte.
La vita mi ha insegnato a lungo per nessuno
Il mio desiderio è solo…Per Te, oh Dio!

Afrah Aynna

Non so
Non so perché ho preso una penna
Non è ciò con cui scrivo
Non scrivo con i miei giorni feriti?
Non scrivo con i battiti del cuore?
Non scrivo con l’urlo del mio corpo?
Sono una ragazza i cui pensieri di vita sono gioia
Ma si sono voltati in fuoco e fumo
L’aria mi soffoca e il caldo brucia

Afrah Aynna

Se mi facessi diventare il tuo diario
Se mi facessi diventare il tuo diario

Mi chiedo quanto la mia vita sarebbe bella
Se mi facessi diventare il tuo diario!
Riverseresti su me tutto il tuo cuore e la tua mente
Mi chiuderesti con la tua chiave d’oro.
Mi porteresti ovunque
Scriveresti sulle mie pagine lentamente e bene
Saprei cosa c’è dentro di te
Saprei cosa nascondi
Conoscerei ciò che ti piace e cosa ami
Vedrei la tua sponda bellissima
Conoscerei i tuoi migliori amici
Conoscerei i sogni che toccano le stele
Saprei che mi pensi spesso
Quanto tieni a me
Saprei se mi ami o meno
Conoscerei i tuoi sentimenti nascosti
Sulle mie pagine non scriveresti mai una bugia
E conoscerei ogni singola risata
Ogni singola lacrima.
Adesso sai, quanto sarebbe bella la mia vita
Se mi fa essi diventare il tuo diario

Ghalia Qassim

joumana-haddad-scrittrice-e-attivista-libanese
Joumana Haddad, scrittrice  pensatrice libanese

Le prime due poesie esprimono la genuina sofferenza di una giovane ragazza yemenita, oppressa da obblighi e limitazioni che non le permettono di essere una donna sicura. La terza poesia esprime, come dice la stessa scrittrice, l’emozione di una giovane ragazza ma in modo generico. Essere il diario del proprio amato non la oggettivizza ma rende possibile una ipotesi di maggior conoscenza del proprio amato. Ghalia ha scritto molte poesie d’amore, anche più dettagliate. I suoi genitori non le impediscono di pubblicarle all’estero o su internet, ma sarebbero molto imbarazzati, se lei li leggesse in pubblico. Anche le altre ragazze in classe, molte delle amiche di Ghada, l’hanno scoraggiata nel partecipare alla competizione. (…) Molti altri studenti hanno espresso i propri sentimenti indirettamente. Mentre Afrah Aynna ha avuto una menzione di merito, Ghada ha vinto il primo premio. La giuria era composta da tre sessantenni professori.

Virginia Woolf ha mostrato come il numero delle scrittrici di prosa è iniziato a crescere durante l’epoca elisabettiana, a seguito di un aumento del livello dell’educazione femminile. In Inghilterra, così come in alcuni paesi arabi come l’Egitto, la Siria, il Libano e l’Iraq, si è iniziato a capire come fosse necessario includere le donne nei processi di conoscenza e apprendimento. Ciò che accadeva nel diciannovesimo secolo, accade ora in Yemen. La storia sembra ripetersi.

Nello Yemen, dal 1960, con l’inizio dell’educazione femminile nei college, il contributo delle donne alla letteratura è sensibilmente aumentato. Per esempio, il primo racconto scritto da una donna è stato pubblicato nel 1960 e il primo romanzo nel 1970.

I cambiamenti vanno nella giusta direzione: attraverso un ampliamento dell’educazione, dei numeri dei collegi femminili e delle ragazze che frequentano la scuola. Le studentesse non hanno nulla da invidiare ai ragazzi e gli stessi ragazzi cominciano a considerare le compagne con rispetto. Nelle piccole città, il numero delle ragazze che frequenta le scuole è minore, perché ci si aspetta che lavorino a casa e perché la gente è più conservatrice. Con delle donazioni, il governo yemenita ha anche iniziato a supportare le ragazze per la loro educazione ma purtroppo questo processo si è bloccato. (…)

Chiacchierare con uno studente, come fa Ghalia Qassim, mi fa credere che le scrittrici guadagneranno sicurezza e riusciranno ad oltrepassare i limiti imposti dalle discriminazioni di genere. I loro parenti e il paese stesso, potranno essere, spero, orgogliosi della loro voce intelligente e indipendente. UN GIORNO.

manal-al-sharif
Manal al-Sharif, attivista Arabia Saudita
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...