La scrittura di Nabilah al-Zubair_derive e approdi 6°parte

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Murad Subay, artista yemenita, graffito

Tutte le cose attraversate nella mia vita hanno cambiato definitivamente il mio modo di scrivere poesia. In quel periodo di tensioni e rivalità politiche, decisi di rimanere a casa. Non ho mai avuto ambizioni di ricchezza o potere. Sarebbe stato difficile trovare un equilibrio tra la mia vita quotidiana e la stima in me stessa, se fossi rimasta in mezzo a persone che non mi piacevano. Pensavo solo a come poter passare il tempo in pace e nel rispetto di me stessa. Quando la guerra scoppiò, tutte le persone si zittirono. La mia seconda raccolta di poesie “Il mare” (“al-Baher”), era molto conosciuta in quegli anni, avevo escluso solo delle poesie scritte tra il 1991 e il 1994. “Il mare” era una raccolta sui cambiamenti che avevo visto durante gli anni e nei miei amici; raccolta scritta con un linguaggio condensato e conciso. Si sente nella raccolta una sorta di pianto incontrollabile.

**https://vimeo.com/117524298  The Melody of Our Alienation, Abdurahman Hussain, 2014; 4 minuti. Omaggio alla città di Sana’a del giovane regista Abdurahman Hussain, attraverso le parole del poeta yemenita Abdulaziz al-Maqalih**

Mi sentivo sconfitta; non posso dire direttamente che avessi paura. Non c’erano né amici né pensieri positivi e non potevo gridarlo per orgoglio. Sono una persona che non esprime se stessa direttamente o con fare immediato: tutto veniva fuori lentamente attraverso la scrittura. Tutti gli anni passati sono nella raccolta “Il mare” e successivamente è tutto confluito nel mio romanzo. Avevo escluso alcune poesie che alludevano direttamente alla guerra del 1994. Una scelta fatta non per paura ma per motivi artistici e letterari; ritenevo non servisse a nulla gridare direttame nte qualcosa. Tra queste poesie c’era “Gente del solco”: creai una immagine di battaglia, comparando la guerra civile alla storia coranica della ‘gente del solco’, nella quale le persone sono tutte presentate come falsi testimoni. Il testo veniva fuori come un urlo incontrollabile. C’era un’altra poesia, più audace, scritta come testo indipendente riferibile a qualsiasi luogo e tempo, senza alludere ad una specifica guerra. Nella poesia “C’è un mare per Dio”, (“Lill`ah Thamat Baher”), sono poi tornata ad un linguaggio denso e conciso.

Questo periodo lasciò in me impressioni e immagini che confluirono nel mio romanzo “Questo è il mio corpo” (Inho Jassadi), nel quale ci sono molti ricordi personali. Il romanzo parla della mia vita e della vita di altre donne. Non è una autobiografia ma contiene alcune delle mie sofferenze e parti del mio diario privato. Ho cercato di creare personaggi che ci rappresentassero, come per la protagonista Sakina ‘Omer. Tutti coloro che avevano vissuto la Guerra Civile erano rappresentati dalla protagonista, le cui sofferenze erano finite per gravare sui figli, innescando un ciclo di sofferenza che si sarebbe ripetuto per generazioni. E’ un viaggio segnato da diverse figure femminili che si interrogano su tante questioni come la libertà, l’esistenza, l’essere, la fedeltà. Questo romanzo è un viaggio in me stessa. Ho risposto a diverse domande. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo ho cominciato a rivelare i miei pensieri più profondi e a dire cose che non avevo detto nella precedente raccolta poetica. (…) Non scrivevo per indicare fatti o giudicare. Come donna, non potevo neanche farlo, quindi scrivevo attraverso allusioni. Dopo questo romanzo, non mi ponevo più la questione se essere diretta o meno, nella mia scrittura ma mi sentivo ormai capace di scrivere autonomamente e in modo artistico. Cominciai a scrivere attraverso l’arte. Potevo prendere un respiro di sollievo.

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Yusra Ahmad_Children Photos

Dopo aver scritto il mio romanzo nel 1999, fu il destino a farmi incontrare nuovamente Yumna al-`Eid. Era professoressa esterna presso “l’Istituto di Ricerca Empirica e il Centro Studi sulla Donna” in Yemen. Venne a casa mia per unirsi alle nostre riunioni tra donne. (….) Lei non mi riconobbe e le parlai del mio romanzo. Yumma al-‘Eid mi disse: “Non vorrà leggermi il romanzo ora?” Io le risposi di no, ma che avrei voluto leggerle un piccolo racconto, che dopo aver ascoltato, le piacque molto. Le dissi che non ero molto sicura del mio romanzo e lei mi chiese se fossi una poetessa, una scrittrice di racconti brevi. Io le risposi di sì. Mi promise che avrebbe letto le mie storie dopo la loro pubblicazione. Per me era un grosso passo in avanti, perché parlavo con qualcuno che apparteneva al mondo accademico.

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Yusra Ahmad_Children Photos

Yumna al-`Eid portò il racconto con sé e lo pubblicò. Lessi notizie della sua pubblicazione nel giornale Al-Sada’a (L’eco). Fu una grande sorpresa per me perché quel periodico pubblicava solo i maggiori scrittori. L’introduzione che la professoressa fece al racconto, era modesta. Come vi ho già raccontato, il freddo, il caldo, il ghiaccio vengono tutti in una volta. Per questo motivo bisogna essere saldi e affrontare le contraddizioni, non essere sopraffatti da esse. Avevo vent’anni di esperienza e supponevo di poter gestire sorprese e imprevisti, sia a livello culturale che sociale. Questo atteggiamento mi aveva fatto ripensare al Dr. al-Maqaleh, al fatto che mi avrebbe criticato con la pubblicazione del racconto, ma non lo fece. (…)

La mia scrittura è diventata più “femminista” ultimamente, cercando di concentrarmi sul tessuto culturale pieno di contraddizioni. “Pronome, seconda persona” (Tanween al-Gha’eb) è pieno di queste idee. Ho scritto di cose che sono proibite alle donne. Ho reso la donna un soggetto, un essere che agisce. Pensiero che spesso fa parte solo del mondo maschile. Ho quindi portato la donna a diventare un forte soggetto femminile. Il mio stile femminista ha fatto nascere molte critiche, ma sapevo che sarebbe successo. Sono una scrittrice donna, quindi perché avevo bisogno di creare una forte presenza delle donne nei miei testi? Avevo immaginato la forza e l’audacia in una donna in “Pronome, seconda persona”. Una forza genuina, capace di parlare. Era chiaro che questo fosse una rappresentazione sociale:

Questo è il tuo profumo… (Estaticamente)
E questo è il tuo profumo…(Sono d’accordo)
E…questo è…
il Tuo profumo..!! (Dolorosamente)
Lei sente la sofferenza
Oh mio Dio! Quanto sei solo!

Il mio volume fu male interpretato dai critici uomini. Nella lettura provocatoria degli uomini, il mio testo era interpretato come fortemente femminista, un tentativo di escludere totalmente l’altro. Questa lettura rimase a lungo fra gli uomini. Non è semplice far leggere i propri testi come si vuole; una donna scrittrice deve avere una grande forza per affrontare queste attitudini. E’ una questione pericolosa, potreste essere considerate dei “proiettili spericolati” da coloro che insistono a interpretare il testo come loro vogliono. L’uomo legge il testo difendendo la sua presenza nel testo. Egli legge il testo come desidera esso sia e la donna deve seguire questa interpretazione. E’ la stessa provocazione che le donne fanno quando sono assenti in un testo. La critica è chiamata, d’altronde, secondo testo. Detto questo, non accetto l’interpretazione maschile e rifiuto l’etichetta di femminista. Prendere in considerazione la propria forza è un atto di diritto sia per una donna che per un uomo. Nel volume in questione ho cercato di lavorare sull’idea di armonia nella coppia. Entrambi forti e assieme per cambiare una società che li fa soffrire. La stessa idea era presente nel mio romanzo. Molti lettori prendono dal testo solo ciò che vogliono, proiettandovi le loro stantie teorie sul femminismo. Ciò che dicono riguarda il loro testo. La mia intenzione era di esprimere l’idea della coppia che affronta assieme “l’altro”, non di mostrare una donna contro un uomo. Entrambi affrontano il contesto sociale e politico e le sfide poste in esso.

**https://www.youtube.com/watch?v=58nil1zFR8g Video poesia “This is not my Islam: a message to ISIS” della giovane artista e poetessa Sana al-Yemen**

Esperienza di Nabilha al_Zubair nell’Unione Letteraria delle Donne (Louqa)

l’Unione Letteraria delle Donne è nata nel 1998 come unione di scrittrici e donne attive nella cultura. L’Unione era nata per condividere pensieri e discorsi tra donne, a prescindere dai risultati, perché se ne sentiva il bisogno. L’incontro si è poi sviluppato dandosi nomi e appuntamenti. Ci si incontra ogni due settimane per leggere opere letterarie, libri, ricerche. Molte ricercatrici, critiche e giornaliste si sono aggiunte al gruppo. Per queste riunioni, la mia casa è diventata luogo di ritrovo. La società culturale ha ben accolto l’idea di “Louqa”, considerandola come una istituzione letteraria competitiva, ancor prima di essere registrata. Ciò che ci ha spinto a costituire “Louqa” non è stato il solo bisogno di reagire all’esclusività dell’unione degli uomini (Maqyell). Noi, come donne, abbiamo sofferto l’esclusione che attualmente esiste nel pensiero maschile. Personalmente, ho sofferto la discriminazione nel mio lavoro: molti degli incontri presso l’Unione degli Scrittori, non potevo seguirli, essendo donna. Così abbiamo pensato di permettere anche agli uomini che avessero voluto, di partecipare ai nostri incontri.
Dato che non potevamo ricevere gli uomini in casa abbiamo organizzato eventi pubblici come Unione Letteraria. Ad ogni modo “Louqa” ci ha dato ciò che l’Unione degli Scrittori ci aveva precluso (…).

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Ghada al-Wazeer, fotografa yemenita

“Louqa” fu registrata ufficialmente presso il Ministero della Cultura. Credo ora che questo fu uno sbaglio, perché ha trasformato i nostri incontri in qualcosa di molto ufficiale che ha bisogno di supporto economico e di un ufficio. Ho creduto che trasformare l’Unione in una istituzione ufficiale potesse permettere a tutti i membri di portare avanti i propri progetti e di essere responsabili personalmente delle proprie opere senza la mia supervisione.
Come mi disse una donna anziana: “un ragazzo ha bisogno di educazione e di una attenta supervisione mentre una ragazza deve affrontare un sacco di gente che la ammonisce non appena fa uno sbaglio”.
Questa ufficializzazione di “Louqa” non funziona e ho trovato che essere presidente significa esporsi alla pressione dei governi e dei donatori. Cosa che contrasta con i miei principi di libertà come scrittrice. Ho così realizzato che era meglio tornare ai nostri primi incontri informali.

*nel prossimo e ultimo articolo dedicato alla scrittrice Nabilah al-Zubair, traduzione delle Conclusioni della tesi “Il genere e la scrittura nella letteratura femminile yemenita” di Antelak Mohammed Abdulmalek Al-Mutawakel.

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