Nabilah al-Zubair: politica, cultura e questioni di genere_5° parte

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La Guerra del Golfo ebbe luogo dopo l’unità del 1990, rovinando le relazioni tra i pasi arabi e anche tra persone all’interno dell’università e dell’Unione degli Scrittori. Ogni cosa presentava due facce. Mi chiedevo perché ci fossero sempre due facce per la stessa medaglia. La molteplicità nella politica è una cosa buona ma improvvisamente scoprimmo che un certo numero di nostri colleghi erano parte di diversi partiti politici. Volti e comportamenti cambiarono. La guerra ha diviso la gente rendendola rabbiosa. Io personalmente ero contro l’invasione del Kuwait ma alcuni miei colleghi erano d’accordo. Loro credevano che la ricchezza si sarebbe così redistribuita ma il principio è sbagliato: non puoi condividere la tua fortuna con gli altri tramite la forza o entrare in un territorio senza l’approvazione di coloro che vi abitano. Questo porta ad una inimicizia duratura. La questione era: un paese può essere invaso con una scusa plausibile? Approvare l’invasione sarebbe stato come approvare Israele nell’aver invaso la Palestina.

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La gente ha iniziato a confrontarsi con queste idee. Dopo la ritirata dall’Iraq, tutti coloro che avevano supportato l’invasione cambiarono atteggiamento. Ero quasi sempre a casa in quel periodo e la mia vita era già molto limitata. Ero nuovamente sposata, studentessa, moglie e madre. Scrivevo ovunque fossi. A quel tempo scrivevo sui cambiamenti avvenuti nel mio paese e nella gente, scrivevo dei cambiamenti che notavo tra i miei colleghi. Riportavo i diversi comportamenti delle persone: coloro che non volevano unirsi a nessun partito politico credevano nello stato, diventato una mucca da spremere. La maggioranza fingeva di essere parte della sicurezza dello Stato per quel motivo.

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Questa nuova situazione ebbe un forte impatto sulla vita culturale. Nel 1994, due mesi dopo la guerra civile (tra il Partito Sociale Yemenita nel Sud e il Partito Generale del Popolo Yemenita nel Nord), ci furono le elezioni nell’Unione degli Scrittori. Avevo la carta dei membri perché nel 1987 l’Unione mi accolse molto bene, dandomi una medaglia e facendomi partecipare alle iniziative dell’Unione. Quando ci furono le elezioni i miei colleghi insistettero affinché mi candidassi. Lo feci e vinsi ma ero stupita nel scoprire diverse lettere di raccomandazione dalle alte autorità. La gente che organizzava queste elezioni aveva dato una lista con i nomi dei vincitori. Ero scioccata che alcuni miei colleghi avessero distribuito le liste. (…)

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Un altro evento importante accadde sempre nel 1994: l’incontro con l’Unione degli scrittori. Ebbi modo di incontrare colleghi il cui maggiore interesse era incontrare me come persona e non come scrittrice. Mi parlavano dei vari partiti politici e mi chiedevano del partito di cui facevo parte, dicendo: “E tu di che partito sei?”. Ed io rispondevo: “Nabilah a-Zubair”. Appartenere ad un partito metteva pressione e tensione. Io non volevo appartenere a nessun partito. Non ero sicura che bisognasse appartenere ad un partito politico per partecipare ad attività culturali.

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Volevo diventare una direttrice culturale e non amministrativa e mi dissero che se volevo quel posto avrei dovuto presiedere alle riunioni del Qat (n.d.r. riunioni in cui gli scrittori, uomini, si incontrano masticando qat) e coordinare le discussioni letterarie. Io risposi di sì e li imbarazzai molto le due volte che partecipai. Mi convinsero con la “logica” che correre dietro alle esigenze degli scrittori e organizzare seminari non sarebbe stato facile per me. I loro incontri duravano una mezz’oretta per poi impiegare il resto del tempo a masticare qat. Avrei dovuto masticare qat con loro, durante le riunioni. Cosa che generalmente non era permessa alle donne se non con i propri parenti o col proprio marito. Proponendomi questo era chiaro che il loro intento era mettermi in difficoltà. Così accettai di divenire direttrice amministrativa.

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Quando iniziai il mio lavoro come direttrice amministrativa, dopo la guerra civile, notai cose poco chiare all’interno dell’Unione. Improvvisamente, l’Unione aveva soldi nel conto e comprò un edificio. Io sapevo che il nostro conto, al contrario, fosse poco sostanzioso. Chiesi alla persona responsabile del conto cosa stesse succedendo e il responsabile mi disse che avevano anche un altro conto in una banca. “Come mai questo conto non appariva nei report amministrativi e finanziari dell’Unione?” mi chiedevo. Inoltre, vidi uno dei membri più rispettabili dell’Unione con un nuovo modello di macchina. Ci furono insomma, grandi cambiamenti, che portarono all’uscita di molti membri. La maggioranza decise di continuare a lavorare ma io scelsi di uscire. Indipendentemente dal fatto di aver ragione o meno, lasciai l’Unione perché sentivo che l’organizzazione non era democratica o corretta, che non c’erano elezioni reali e che la voce vera delle persone non era ascoltata.

*Le immagini sono dell’artista Shurooq Amin, nata da padre kuweitiano e madre siriana. Le sue opere e la sua biografia alla pagina: http://www.shurooqamin.com/bio.html

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