Il secondo matrimonio di Nabilah al-Zubair_4° parte

 

“Documentare

Tra poema e poema
C’è un tempo
un vuoto di memoria
Chi documenterà questa non esistenza?
Questo è
il tempo del poeta

poesia di N.al-Zubair

Non mi piace parlare del mio secondo matrimonio e, deliberatamente, ho scelto di non parlarne nel nostro precedente incontro. E’ una questione irrisolta e piena di sofferenza per me. Mio martio era stato mio amico per quattro anni e mi aveva chiesto di sposarlo per ben due anni. All’epoca ero ancora terrorizzata dalla prospettiva del matrimonio. In quel periodo avevo alcune relazioni, taciute alla mia famiglia, che mio marito -all’epoca solo amico- conosceva. Ma queste relazioni erano brevi e mi chiedevo dove mi avrebbero portata. Matrimonio!! Sapevo di non poter essere quello che si suol dire una moglie tradizionale. Ero ormai una persona nuova e indipendente. Per esempio, una volta, il figlio di uno sceicco mi fece una proposta di matrimonio. Accettando quella proposta avrei dovuto diventare una moglie tradizionale che fa il pane, rimane in casa per diventare soltanto una donna di casa.

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Questa visione negativa del matrimonio tradizionale era un vantaggio in favore della proposta del mio secondo marito che non era yemenita ma libanese. Il fatto che non fosse yemenita mi convinse che il matrimonio poteva funzionare. Gradualmente cambiai opinione sul matrimonio, pensandolo come una possibile relazione tra due persone. Pensavo che il mio marito non yemenita non mi avrebbe imposto compiti e restrizioni e mi sposai il 9 ottobre del 1986.

Cosa successe! Vissi un doppio shock perché l’esperienza del matrimonio non era una questione che riguardava l’uomo e la donna ma era una realtà sociale. Appena dopo il matrimonio mio marito mi accusò di averlo sposato solo per avere più libertà e che la gente avrebbe riso di lui. Divenne severo. Cominciò ad interferire in ogni mia decisione: come dovevo vestire, il mio lavoro, le relazioni con i colleghi e persino ciò che dovevo scrivere nelle mie poesie. Prima del nostro matrimonio, sono stata capace di imporre alla mia famiglia la mia libertà personale e i miei diritti. Conoscevo i miei diritti e li avevo raggiunti. Uscivo quando volevo e incontravo uomini senza la presenza di mio padre, come succede per molte donne in Yemen. Avevo amici maschi e le mie relazioni affettive. Il mio secondo marito conosceva tutto questo prima di sposarci. Non mi aspettavo questi problemi nel matrimonio.

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Inoltre sposando un uomo non yemenita dovevo affrontare altri problemi. Non avevo lo stesso rispetto e la stessa protezione di una donna che sposa un yemenita. La società continuava a guardarmi come una donna al margine che aveva sposato uno straniero e questo era segno di comportamento sospetto.

Per esempio, una volta fui accusata di organizzare festini a luci rosse. Questo sospetto è durato per un periodo della mia vita e io dovevo dimostrare l’opposto e che la mia famiglia era come qualsiasi altra famiglia yemenita. Inoltre affrontammo la questione della sua nazionalità e del visto. Per questo motivo andavo spesso alla stazione di polizia e questo turbava la mia famiglia. Mi chiesero di divorziare perché così non ero una donna rispettabile o “Qabili” (termine tribale) ma rifiutai. Questo matrimonio fu un fallimento su ogni fronte.

Dopo aver partorito mia figlia nel 1989 venni a conoscenza che lui era sposato e aveva dei figli in Libano e che questo suo matrimonio era ancora in piedi, motivo per il quale prendeva soldi e li spediva in Libano senza utilizzare nulla per noi.

Siamo sposati da 17 anni e posso dividere questo tempo in diversi periodi: un anno di amore sincero, tre anni di rapporto impegnato, due anni di negoziazione per il divorzio e il resto vissuto come un matrimonio finito. Dal 1994 al 1996 cercai di divorziare ma la mia famiglia, che non aveva accettato facilmente questo mio matrimonio, mi accusava di punirli con il divorzio. Ero colei che aveva imposto un matrimonio con uno straniero e quindi dovevo pagare per le mie colpe.

Accade
Che ci incontriamo
Al principio di tutto
Nulla dietro
Da esso veniamo
Nessun poema
Nessun albero

Accade
Che ci incontriamo
Il tempo ci separa
Corriamo…labbro a labbro
Accade che ci incontriamo
“Qualcosa” ci rende stranieri
Assieme bloccati
Allontanati
Per un pelo

“Accade” di N. al-Zubair

Decisi di affittare un’altra casa e lasciare quella di mio marito. Dal 1996, sono andata a vivere con mia figlia Aseel in un’altra casa e lui veniva come un ospite. Dopo di ciò smisi di chiedergli il divorzio. Raggiungemmo una sorta di accordo secondo il quale lui non doveva interferire con le mie decisioni. Non volevo sposarmi ancora quindi non c’era motivo per divorziare e far vivere a mia figlia la condizione del divorzio. Nel 1994 insistevo con il divorzio perché vivevo quotidiane pressioni psicologiche e non riuscivo a rimanere nella stessa casa con mio marito. La sua presenza influiva sulla mia vita e sulla mia scrittura. Sentivo molto le restrizioni del matrimonio finché non raggiunsi la decisione di un divorzio psicologico.

Il problema che oggi affronto è come far avere la nazionalità yemenita a mia figlia Aseel che, ancora oggi, non riesce a comprendere il problema. Secondo le leggi nazionali, Aseel poteva ottenere la nazionalità yemenita solo dopo il mio divorzio. Ma io non ritenevo giusto che Aseel avesse la nazionalità yemenita per questo motivo. Volevo che lei fosse yemenita perché i suoi genitori erano yemeniti.

Sentivo che queste leggi non rispettavano la mia umanità e I miei diritti perché potevo solo raggiungere questi diritti divorziando. Sarei dovuta quindi andare alla corte e avrei dovuto dire pubblicamente che mio marito era una cattiva persona e non contribuiva al sostegno familiare. Ma lui era ed è il padre di mia figlia.

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Questo significa molto per me e qualsiasi cosa avessi detto su mio marito avrebbe influito sull’immaginario di mia figlia. Questa legge sulla nazionalità è estremamente sleale. Qualsiasi uomo yemenita può sposare una donna straniera e darle ogni privilegio e diritto di una donna dello Yemen mentre, mio marito, che apparteneva ad una famiglia nobile nel suo paese, era stato in questura più volte solo per la questione del visto.

*Versione inglese della poesia “Documentare”: Documenting_Between a poem and a poem/There is an age/Of memory’s emptiness/Who will document nonexistence?/It is/The age of the poet

*Versione inglese della poesia “Accade”: It Happens_It happens that/We meet at the very beginning/Nothing behind/We go away from it/No poem/No tree/It happens/That we meet/Time separates us/We run away … lip to lip/It happens that we meet/”Something” makes us strangers/Stuck together/Driven apart/By a hair

*Le immagini sono opere del pittore William Congdon Grosvenor (1912-1998)

-Il prossimo capitolo: Nabilah al-Zubair_politica, cultura e genere-

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