Nabilah al-Zubair, nel mondo della scrittura_3° parte

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Costruire relazioni con i colleghi uomini

Ero severa nelle mie relazioni con i miei colleghi e con gli amici maschi. Sin dalle scuole, ho avuto amici ai quali leggevo le mie poesie. Le mie idee erano ascoltate e il mio comportamento rispettato. Le mie relazioni con loro non andavano oltre l’amicizia e loro approvavano questo mio comportamento. D’altra parte, ero convinta che un amore prima o poi si sarebbe palesato. Con i miei amici, parlavamo di molte cose, in ogni momento, persino nei momenti di svago in macchina. Se qualcuno provava ad andare oltre io subito lo fermavo. Avevo plasmato una sorta di modello comportamentale per la società attorno a me. Non avevo avventure e le mie avventure erano solo mentali, attraverso le quali scoprivo vari tipi di moralità, comportamenti, relazioni umane. Tutto questo però aumentava le restrizioni che ponevo alle mie libere scelte.

Mi ero innamorata, nel corso degli anni, di alcuni dei miei amici ma non lo avevo mai ammesso, perché avevo già avuto molti problemi nella comprensione e nella gestione del mio primo matrimonio. Questa visione distorta del matrimonio mi faceva sentire pietà per coloro che si erano sposati, perché sentivo il matrimonio come qualcosa di sbagliato verso se stessi. Credevo infatti, che ogni moglie era solo una serva per il proprio marito.

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Nabilah al-Zubair, scrittrice riconosciuta. Accenni di contesto letterario

Tra il 1985 e il 1986 ero una scrittrice conosciuta nella mia comunità culturale ma, come mio solito, non mi univo alle altre personalità e non partecipavo molto alla vita pubblica. Nel 1989 misi assieme un po’ di poesie per una raccolta -all’epoca ero studentessa presso la Sana’a University- e presentai queste poesie al rettore dell’università, nonché critico e poeta, al-Maqaleh. Mi disse che avevo del vero talento e che mi avrebbe dato spazio come poetessa. Mi disse che alcune scrittrici, come Huda Ablan (che aveva avuto il sostegno del proprio fratello), erano riuscite a pubblicare e che lui mi avrebbe aiutato tramite il Centro Studi Yemenita. Come una bambina, cominciai con entusiasmo a raccogliere i testi, scrivendo in bella grafia e creando una bella copertina. Andai da al-Maqaleh per mostrargli questo primo volume.

Era il periodo della Fiera dei Libri e inaspettatamente, in un modo che non riesco tutt’oggi a capire, al-Maqaleh diede un’occhiata al volume e lo gettò sul divano, come se me lo avesse tirato in faccia. Così si concluse la visita. Mi disse che potevo andare alla Fiera e mostrarlo a qualsiasi editore per pubblicarlo. Me ne andai senza comprendere e mentre uscivo, incontrai la dottoressa Yumma al-Eid, professoressa esterna alla Sana’a University. Mentre la dottoressa entrava nell’ufficio di al-Maqaleh le chiesi: “Sei Yumna al-`Eid?”. Lei disse di sì.

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Decisi di aspettarla. Quando uscì mi presentai e le diedi il libro con le mie poesie. Dopo questo incontro avevo disperatamente voglia di rincontrarla. Era la fine del 1989, inizio 1990. All’epoca avevo trovato lavoro ed ero occupata tra lavoro, università e mia figlia, venuta dal mio secondo matrimonio (di cui parlerò dopo). Dopo un po’ di tempo ricevetti una telefonata dall’ufficio di al-Maqaleh e la sua segretaria mi disse che c’era una lettera per me: era il manoscritto che avevo dato a Yumna al-`Eid. Quando lo aprii, vi trovai le mie poesie segnate da alcuni appunti a penna. Lei rispettava la mia scrittura e trovava il mio lavoro maturo per essere pubblicato.

Lavorai sugli appunti segnati dalla dottoressa e fu per me una grande lezione di critica e autocritica. Questi appunti mi furono molto più utili di tanti libri di critica letteraria. Noi donne scrittrici avevamo bisogno di indicazioni perché eravamo state private di qualsiasi guida critica. Avevamo bisogno di un movimento critico. I due principali critici a cui venivano introdotti i giovani scrittori erano, a quel tempo, al-Baradduni e al-Maqaleh. Non incontrai al-Baradduni e per quanto riguarda al-Maqaleh, ebbi solo due esperienze negative.

La prima esperienza negativa è stata quella di cui ho scritto prima. La seconda volta, al-Maqaleh scelse una mia poesia, non pienamente matura, da pubblicare nell’antologia “Wahej al-Fajr” (Splendore dell’alba), che conteneva scritti di vari poeti con una sua lunga introduzione. Nella introduzione, al-Maqaleh, scrisse che io non avevo scelto un buon poema da inserire nell’antologia. Queste parole mi turbarono molto: con queste parole infatti venivo descritta e conosciuta. Alcuni scrittori criticarono al-Maqaleh per la sua parzialità e per l’avermi ignorato. Avrebbe potuto avvisarmi e consigliarmi di scegliere un’altra poesia per l’antologia. Un’antologia, del resto, intesa come testimonianza della nostra letteratura contemporanea. Fu un’esperienza molto spiacevole per me. Al-Maqaleh mi disse che voleva insegnarmi una dura lezione ma non fu una lezione bensì una punizione.

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Dopo l’unione del Sud e del Nord dello Yemen nel 1990, ci furono nuove possibilità nella vita culturale del paese. Un mese dopo l’unione lo Yemen divenne il paese rappresentante della cultura araba, nella Conferenza Arabo-Spagnola della Poesia. Fu un bellissimo evento attraverso il quale, noi scrittori, fummo introdotti a personalità e settori. Fu in quell’occasione che conobbi per la prima volta poeti nazionali e internazionali. Incontrai Adonis al quale fu presentata la mia poesia e altre scrittrici yemenite, come la poetessa Huda Ablan.

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**Nelle immagini graffiti e murales dell’artista yemenita Murad Subay: https://muradsubay.com/**

**Nella quarta parte: il secondo matrimonio di Nabilah al-Zubair**

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