Bejan Matur, uno sguardo sulla poesia curda

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Scrivere di Bejan Matur, in questi tempi bui, è una delle cose che ritengo sia importante fare. Bejan Matur, ma non solo. Scrivere di poetesse e poeti che vivono situazioni di conflitto o di guerra. Conflitto nel senso più ampio del termine: sociale, di genere, economico, politico.

Per quanto riguarda la presenza femminile nel contesto della scrittura, questa ha per me un valore doppiamente significativo. Prima di tutto perché mi riconosco in queste voci e come voci a me affini sento il bisogno di scriverne e testimoniarne l’esistenza e secondo perché la discriminazione verso la presenza femminile è ancora esistente, in molti aspetti della vita e in moltissime società che vivono su questa terra martoriata.

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Untitled

Bejan Matur, è una scrittrice curda che scrive in turco, anche se ultimamente -cosa molto importante- ha scritto anche in curdo. Matur nasce nel 1968 a Maras (Kahramanmaraş), nel sud est della Turchia. Un paese la cui storia travagliata ha vissuto anche la sofferenza della comunità armena.

Non scriverò della sua biografia perché si può trovarne traccia su internet ma cercherò di dare alcuni elementi presi da articoli e saggi. Mi hanno colpito, ad esempio le parole da Matur riportate in articolo sul Guardian (settembre 2016 https://www.theguardian.com/books/2016/sep/04/female-poets-of-syrian-war-turkey-middle-east).

“La mia idea, di essere curda è diventata fondamentale per me”, dice Matur a seguito delle persecuzioni perpetrate da Saddam Hussein da una parte e dal governo turco dall’altra. Persecuzione che hanno rafforzato nella scrittrice l’identità curda.

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Guns

Durante i suoi studi ad Ankara “gli studenti curdi erano sospettati e arrestati per le loro attività, ed io, fui una di loro”. Difatti Matur dal 1988 al 1989, per 12 mesi, è stata in prigione. Ed è qui che ha cominciato a scrivere. “Un giorno, mio padre ed io” scrive Matur “abbiamo cercato di calcolare quanti giorni sono stata tenuta in isolamento. Io credevo 18 giorni ma mio padre mi corresse, erano stati 28 giorni. Effettivamente non avevo avuto modo di saperlo. Ero stata tenuta nel buio totale, sola. Un luogo senza tempo. Fuori, mio padre, contava i giorni”.

“E’ stato nell’oscurità della cella che sono cominciati gli interrogatori. Il tuo mondo viene tirato fuori, nell’oscurità pura e totale. E quando gli interrogatori sono finiti, ho pensato: ‘non posso sentire il passare del tempo qui e devo trovare un altro modo per avvertire la mia esistenza’. Così ho iniziato a scrivere poesie, nella mia testa. Per riportare alla vita una esistenza che loro volevano cancellare. I miei testi parlano della ricostruzione di una esistenza distrutta”.

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“Le parole”, riprende Matur, “e con esse la realtà dell’essere, sono diventate visibili per me. Avevo penna e foglio nella testa e dicevo in silenzio a me stessa le parole. Come nella nostra tradizione orale, le parole hanno un ritmo, una sorta di musica. In prigione non puoi sentire l’energia del canto ma le parole mi davano il ritmo nell’oscurità. Io non ero più nelle loro mani”.

Matur è stata arrestata per essere sospetta di appartenenza al movimento politico curdo ribelle, “ma loro non potevano trovare nulla; essere curda era per loro sufficiente”. Dopo otto mesi venne assolta dalla corte ma prima di uscire di prigione un nuovo arresto. “Avevano bruciato tutte le poesie scritte in prigione dopo il confinamento. E quando sono stata rilasciata nuovamente dalla polizia, sono finita di nuovo in prigione per altri quattro mesi. Ero depressa, collassata, spezzata, volevo morire”.

Matur riesce a raccontare la sua storia per la prima volta, durante una conferenza di Amnesty International. Dopo anni “Guardare dietro la montagna”, diviene il suo libro di prosa più conosciuto. Dove si raccontano le vicissitudini dei guerriglieri curdi attraverso interviste e attraverso il racconto dell’esperienza che Bejan Matur fa sulle montagne con gli stessi guerriglieri.

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Fighters

Le poesie di Matur possono sembrare apparentemente mistiche e non politiche. In realtà ogni verso scritto dalla scrittrice è anche politico. “Non uso un linguaggio politico”, scrive Matur, “ma la mia poesia è realmente politica. La poesia esprime un significato che è oltre, sul perché di questa nostra vita, sul perché della nostra esistenza. Queste domande fanno parte di questioni politiche. Ho viaggiato come una nomade ma quando torno al mio villaggio e siedo con mia madre, sono tra la mia gente. Vorrei dire: ‘noi non siamo invisibili come i turchi dicono. Abbiamo una cultura, una lingua e vogliamo essere visti”.

“Ciò che voglio capire è il significato dell’esistenza, e se cerchi di capire questo, tu prendi una posizione politica, tu compi un atto di resistenza”.
Queste sono parole per me importanti, che arrivano anche a chiarire uno dei perché io abbia chiamato “Resistenza” questa sezione di poesia nel blog.

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Venereal

La poesia di Bejan Matur è anche attraversata dalla presenza femminile, nel tentativo di decostruire il ruolo e i ruoli dati alla donna nelle società patriarcali. Il legame culturale con la propria comunità curda è rappresentato, per Matur, dalla propria madre, definita come “colei che parla alle colline e agli alberi; lei che raccoglie erbe e ne fa rimedi; colei che non ha bisogno di una religione per credere in dio”.

Alcune poesie di Bejan Matur tratte da Ibrahim’in Beni Terketmesi, versione inglese “Abraham Abandoned Me”, Metis, 2007 a cura di Ruth Christie e Selçuk Berilgen.
Traduzione in italiano dall’inglese di Iula Marzulli: si scusano imprecisioni e si invita a segnalarne la presenza.

 

ESSERE

Tempo di rose
e autunno
molto tempo fa
la polvere si mischiò alle ossa
e l’universo cessò di esistere.
Essere
iniziando dalla casa per non avere fine.
Nuove parole avrebbero dovuto chiamarti
la polvere avrebbe dovuto mostrarti
ciò che sarebbe arrivato
e tu rimani lontana.

 

GIORNO DI PACE

Un tempo prima del tempo
un giorno di pace
di rose
e fontane.
Un benvenuto
alle creature
a chi arriva in ritardo
salvato dalle mani del sonno
nell’alba screziata.
E così le braccia
si muovono dal corpo di una statua
e trovano un essere umano.
Desiderato.
Ciò che ci apparteneva
molto più delle parole
era l’amore.

 

CASA

Una casa
la nostra casa dove parliamo
una casa di pietra
e la steppa.
Una casa
di morte e del padre tiranno
del padre divenuto un padre.
Una casa solo per noi
come rocce la cui esistenza è sepolta
nel profondo della terra.
Una notte un fuoco sarà acceso
e una donna, la sua gonna ondulata nel sospiro del vento,
imparerà che uno sguardo è la sua vita intera
una mano è la sua esistenza.
Ora, il giorno della tua partenza
sarà come se non fosse mai esistito.
La tua separazione dai giorni e dalle notti
il tuo arrivo nella casa.
Ricordi
eri una di coloro che costruirono i muri della nostra casa
con fango e polvere.
Quando le mani erano le tue mani
cominciarono le domande per non finire mai
‘Un momento’, hai chiesto
‘Cosa è un momento?’
e poi ‘fa male?’

Le montagne possono ergersi tra me e te
non credevi a queste mie parole,
ma guarda come sono cresciute.
La steppa finisce, le montagne iniziano
il dolore inizia.
Notte
è quando abbiamo pianto assieme per il nostro passato
è quando una sorella ci ha lasciato
e le pietre sono state lanciate
per assicurarci che ci saremmo incontrati ancora.
Ciò che una sorella ha preso da noi
ha aperto i nostri cuori
e certamente ritornerà senza avere mai fine.
Un evento irrisolto
dura nel tempo.
Nel momento in cui piangiamo
noi sappiamo
che siamo cresciute.
Persino prima di riuscire a guardarlo
esso acquista un nome.
Ora dobbiamo essere forti
ciò che da noi ci si aspetta è il coraggio.
Quando parli di un momento
prima di qualsiasi momento
ciò che deve essere ripetuto è l’inizio.

Un padre diviene un tiranno
il tuo sonno nel sangue
il tuo risveglio.
Quella notte sei stata lasciata nel sangue.
Per quale ragione?
Per arrivare a questo giorno
a questo stesso giorno.
Come morta
sei apparsa in un momento
uno di questi momenti innumerevoli
e dopo, la paura.
Paura di lasciare
paura di essere abbandonata.
Non lasciarmi, mi hai detto
tienimi vicino, avrei voluto dirti
tienimi.

 

L’EST CON IL SUO VENTO ASPRO

Arrivo
silenziosa e triste
mi abbandono alla terra
il mio cuore mi stava dicendo Aspetta
sbrigati e cerca un tempio
ma troppo tardi
l’ombra dei muri è rimasta
nonostante i muri siano andati via.

A volte dico l’est
l’est con il suo vento aspro
è certamente sufficiente per comprendere.

Per comodità
ho messo nella mia borsa
quartine e mappe
ho raccolto ciottoli
e sciolto i miei capelli nel dolore.

In mezzo a questa strana folla
parlando di te
ho guardato nel sonno profondo dei laghi di montagna
ho guardato sott’occhio tutte le strade.
Non avevo alcun potere
di domandare delle loro ferite doloranti.

In quel luogo
gli uccelli di dio sono conosciuti
le donne conoscono gli uccelli di dio
ed esse hanno chiesto,
dio cosa ti abbiamo fatto?
Abbiamo spezzato le ali ai tuoi uccelli?
Che male abbiamo fatto?

E dio in silenzio
in silenzio come mia madre
solo dopo chiese a coloro che erano rimasti,
perché vi soffermate qui?

Ah amata carne
perché ti soffermi qui?
Segui il suo profumo e vai
vai
dietro quel vento aspro.

 

OGNI DONNA CONOSCE IL SUO ALBERO

Quando vengo da te
voglio aprire le mie ali
tessute con pietre nere
in una città desolata
vorrei posarmi sui rami di un albero
e vorrei urlare con pena.

Ogni donna conosce il suo albero.

Quella notte ho volato
sulla città che fa paura persino all’oscurità.
Sono passata.
Un’anima senza ombra è sola.
Ho urlato.

*
per una breve intervista in italiano: http://www.euromedcafe.org/newsdetail.asp?lang=ita&documentID=12469
alcune poesie in italiano sul sito:
http://franzlaszlomelas.blogspot.it/2015/06/bejan-matur-la-poesia-di-una-donna-curda.html

Le immagini sono dell’artista curda Evar Hussayni: http://www.evarhussayni.co.uk/

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3 pensieri su “Bejan Matur, uno sguardo sulla poesia curda

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