Confessioni di settembre

tronco
“A me appartiene anche
La freccia degli uccelli migratori
Nel tuo occhio nuvoloso
Scoccata cosí sicura nella mia mente che scoppia
A rapirmi il sangue fiottante”
Yvan Goll

L’immagine è questa: una piana di graminacee rinsecchita nel sole che comincia a verdeggiare, sulla quale spuntano piccole piante di tarassaco, amaranti, dente di leone, cardi. Una mano, senza preavviso, copre tutto. Occhi che si chiudono e si aprono. Ciò che vedono: deserto e acqua. E il vento…il vento che porta semi lontani, odori, vita.

Settembre si annuncia con il verde che torna a placare la sete gialla delle piante. Ci sono ancora giorni di mare ma senza tregua. Non c’è tregua da molto tempo su questa terra ferita. Ovunque si muore, ovunque si nasce.

Parole come vita, come libertà, come bisogno, come sogno ronzano nella mia testa e oscillo tra un bisogno di felicità e la necessità dello spostamento. La poesia mi viene suggerita dalle persone che incontro, che mi attraversano. Non sono nulla in questa vita.

La scultura di Hermann, che incrocia sessi e generi, che crea un giardino erotico nella Valle d’Itria si pone al centro della mia testa. Proprio sulla fronte, come un terzo occhio in cui confluiscono tutti gli amori. Quel vaso costruito con tante mani.

Poi mi ritrovo sola, mi ritrovo nomade.

Una solitudine sensuale che ha la forma di una danza continua; la forma delle forme. E solo per pochi momenti un porto, una roccia placano il movimento. Il tempo per prendere respiro.

io ora vivo nel tuo respiro
vivo nel tuo movimento
vivo nel tuo andare via
nel tuo gesto, nella tua parola

vivo nel tuo occhio
vivo nella tua mano che modella
nella tua mano che accarezza
altre mani, altri volti

vivo nelle pietre che accolgono i tuoi passi
vivo nella tua disperazione
vivo nella tua piccola gioia

come un passero ti volo vicino
per riprendere il canto tra i rami
ecco, io vivo ora nel respiro delle cose tutte
e tu in esso disegni nidi fioriti
giardini pensili
con liane di edera che uniscono mondi

Un giardino roccioso ramifica verso il cielo e verso la terra. Acqua per ogni piantina del giardino. Bisogna allora ascoltare le voci di ogni piantina, per l’amore, per la sete, per la libertà spogliata dal suo nome, sempre da creare e ricreare, seguendo Jacques e le sue parole. Una eco che attraversa le valli attorno ad Alessandria del Carretto.

Confesso, senza colpe. Manifesto, senza colpire. Dichiaro, senza chiarezza. Mi espongo…lascio che parlino in me le stelle, le tue amate farfalle, il tuo bisogno di comprensione, la dedizione al suono, il desiderio di annullarmi, di consumarmi in una danza in cui una musica squisitamente terrena si sgretola nella polvere del cielo.

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5 pensieri su “Confessioni di settembre

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