Bari-Massa /Massa-Bari

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Bari-Bologna in pullman, poi si prosegue con bla-bla car fino a Livorno e in treno per Rosignano. Da Rosignano si prende il treno per Massa Carrara. La strada del ritorno vedrà il viaggio proseguire più lineare: Massa -Bologna in treno e Bologna-Bari con il pullman.

Il tempo degli spostamenti annulla il tempo. Certo, bisogna stare attenti a coincidenze e tabelle ma “nel mezzo del cammino” il tempo fluisce senza lancette, non ci sono progressioni o vincoli. Passato, desiderio, presente si mescolano nelle gambe in cammino.

Livorno e Rosignano, appena toccate, per salutare fugacemente un pezzettino di cuore, sono paesi di mare. Ritrovo una luce e un odore che mi ricorda Taranto, e un grande pesce disegnato sul tetto di un edificio saluta chi dal Porto Fortezza procede sul ponte verso il centro di Livorno. Poi le mani di Francesca, i suoi occhi familiari, la sua ospitalità e la sorellanza che risiede anche in questi incontri brevi.

Rosignano è un piccolo paese di mare, che ancora deve affrontare la stagione calda. Sembra un paese di passaggio . Vicino al mare c’è una fabbrica che rende bianche le spiagge, mi racconta Francesca. E lei, che viene da Taranto, sa bene cosa questo comporti. Tra le altre cose, i residenti, per aumentare l’abbronzatura, si stendono su queste bianche bianche spiagge…ma senza farsi il bagno! Una storia che si ripete con le sue differenze e particolarità. Castiglioncello, attaccata a Rosignano, luogo del festival Armunia, mi colpisce con il suo verde che per un attimo stacca la monotonia dei locali turistici. E poi si riparte. Massa.

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Massa la dolce, la ordinata e inquieta. Massa, donna apuana, Massa della linea gotica, Massa dei partigiani, Massa delle nuove migrazioni, Massa la canterina. Posta a nord della Toscana si trova proprio sul confine con la Liguria e l’Emilia Romagna e, come tutte le zone che rappresentano aree di confine, il confine si percepisce. Ti investe.

Non ho molto tempo per perdermi nei meandri di questa piccola città ma appena ho un momento libero vado a zonzo, senza necessità di macchine o pensiero di impegni. La città è molto ordinata e mi appaiono tutti irrealmente gentili e ospitali. La bibliotecaria mi fa vedere alcune petizioni che si stanno firmando in città. Ne ricordo ora solo una: contro l’abbattimento di alcuni alberi che ospitano la nidificazione di uccelli. Ogni città ha i suoi problemi e nonostante la bibliotecaria ami il suo paese e la gente che vi abita mi racconta delle varie difficoltà che la città vive. E, molto gentile, mi permette di entrare negli ‘schedati’ della biblioteca. Ora sono un pochino anche io di Massa.

Massa la verde, Massa delle Grazie, Massa delle roccaforti e dei piani.

Il castello Malaspina è di una bellezza che non ha nome. La parte medievale prosegue nella parte rinascimentale ricca di stanze, loggiati e visioni di spazi aperti che arrivano fino al mare, che da Massa Centro dista circa 6 chilometri. Nel castello arrivo in chiusura ma il custode mi fa entrare e mi spiega il percorso.

Nella mia testa, mentre vedo logge, stanze, antiche scrivanie e leggii, volte affrescate, pavimentazioni medievali con grandi sassi tra cui cresce l’erba…penso a quante cose possono avvenire nel castello. E tra il guaito di una faina e l’abbaiare dei cani, chiedo al custode del castello Malaspina.

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Scontento per il poco utilizzo, data la mancanza dei mezzi che permettano la salita al castello (il comune non mette a disposizione mezzi per turisti o residenti quando ci sono eventi o altro), il custode mi racconta della storia nazi-fascista del castello. Utilizzato sin dal 1800 come prigione, durante il ventennio, vi erano rinchiusi dissidenti, ebrei, partigiani. Una storia che sento vicina e sento presente nelle strade di Massa, dove si possono trovare cartelli che informano su itinerari e storia partigiana del luogo. Qui dove, per l’appunto, passava la tristemente famosa linea Gotica.

Durante gli ultimi rastrellamenti tedeschi, i centocinquanta prigionieri rimasti nel castello Malaspina -partigiani e non solo- furono presi e tutti uccisi dalle SS a valle.
Questa è la nostra storia, e anche coloro che, purtroppo, a Massa hanno creato la sede di Forza Nuova dovrebbero saperlo. La nostra amata Costituzione rende illegali questi luoghi di estrema destra, che si ispirano al fascismo, eppure…non viene applicato nulla.

Massa trasuda di storia e di vita.

A Massa passa anche la via francigena. E’ una trama di incroci e passaggi che confermano la vocazione di confine di questi luoghi.

Il santuario delle Grazie rappresenta anche un punto alto della città. Entro nel santuario e vi trovo suore che pregano e l’immagine mi attraversa come una piccola visione. Anche qui, sospensione di ogni pensiero; lascio solo che gli alberi, i muri, i vestiti delle suore, le scale, entrino negli occhi.

La dimensione del viaggio solitario ti mette in relazione con l’altro e le cose attorno. Non hai scuse o protezioni, necessariamente attraversi e ti fai attraversare.

Bologna arriva di sera. Verso le 22.30 sono da Carla che da tanto non vedo. Riscopro una affinità che è fatta di parole, di voglia di condividere anche le proprie perplessità, di tenerezza femminile che riconosco, e di forza, desiderio, sogno. Anche qui, cara ospitalità che mi accoglie anche se fugace. E poi, si torna. Lungo viaggio in autobus verso Bari.

Tornando penso alla nostalgia, nostalgia legata ai luoghi. Perché non appena entro in Puglia, riconosco, nel bene e nel male, la mia terra. E mi sento affine, anche se un poco la odio e un poco l’amo. Penso ai poeti e alle poetesse che scrivono di esilio. Ai profughi e alla stupidità che corre come un treno impazzito in questo nostro secolo. C’è posto per tutti, la questione è come si può accogliere e come si può abitare una cultura non propria rispettandola…coesistenza…coabitazione…e poi spostamento, ancora e ancora.

Il mutamento, affine allo spostamento, è la possibilità della reazione alla durezza e alla sofferenza.

Ritrovo una Puglia bagnata, a tratti inondata, e le mani di chi mi è caro. Ritrovo anche una solitudine che sempre mi accompagna attraversando saline, campi di grano, tendoni di vigneti e “sempre caro mi fu” l’ulivo nei campi.

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