La notte dei pagliacci nella Ex Caserma Liberata

Elefhteria elefhteria elefhteria, i signori della guerra, le puttane e i papponi, la libertà e la pace, la povertà e la miseria, i soldi e la ricchezza, l’amore e la morte. Eleftheria eleftheria eleftheria.

Ieri sera presso la Caserma Rossani Liberata è stato presentato lo spettacolo “La Notte dei Pagliacci”, della compagnia greca “Tsiritsantsoules”. Le attrici e gli attori della compagnia hanno sistemato luci, oggetti e costumi nell’atrio della Caserma, animando con voci potenti e movimenti da commedia dell’arte, gli spazi occupati e autogestiti dalle donne e dagli uomini della Caserma Rossani Liberata.

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E’ stato bello per me, affezionata alla lingua e alla cultura greca, sentire le voci di questi interpreti attraverso dialoghi in rima e canti. Sono degli attori a tutto tondo, cantano, ballano, suonano. Il genere può piacere come non può piacere ma rimane la bellezza dei gesti e delle voci e la bravura indiscussa della compagnia.

La prima cosa che ho sentito nell’entrare in Caserma è stato il loro esercitarsi con la voce. Un riscaldamento sonoro prima di entrare in scena. Queste voci che preparavano già lo spazio per poi entrare, prendere posto nel cerchio. Con semplicità, con prontezza, con la gioia anche di presentare un lavoro in cui si crede.

Quello stesso cerchio che alla fine de “Il Circo” di Chaplin si vede disegnato o meglio, segnato a terra, nel momento in cui il circo lascia la propria postazione per cambiare luogo.

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“La notte dei pagliacci” è un lavoro che fa sorridere, ridere, pensare. Ed è importante questo ridere, è un dono grande. Ed è importante che ciò avvenga in un luogo occupato. Occupare non significa violare ma significa, soprattutto per quanto riguarda luoghi da tempo immemore lasciati in disuso dalle stesse istituzioni, reinventare gli spazi. E se a reinventare gli spazi sono persone che si dedicano al teatro, alla poesia, alla musica, questo acquista un significato in più.

Perché non si vuole riconoscere la ricchezza di un luogo come la Ex Caserma Rossani Liberata? Eppure questo posto potrebbe essere di tutti, se si contribuisse non a spaccarlo o a sporcarlo ma a viverlo. Come fa la gente a non capirlo? Mi chiedeva ieri Jean Claude. Perché…perché…borbottava il “Signor delegato” ne “Il berretto a sonagli” di Pirandello.

Ci sono tanti interessi che girano attorno alle nostre piccole azioni quotidiane quando ci sarebbe spazio per tutti, questo è chiaro, e c’è anche tanta stanchezza e indifferenza ma ci sono anche tante forme di resistenza e questo significa partecipazione.

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Forme di resistenza sono anche quelle portate avanti da una compagnia di attrici e attori, musicisti e cantanti, che sceglie di essere nei teatri ma anche in luoghi autogestiti. La più grande scommessa per eventi come questo, come la messa in scena di uno spettacolo che viene da una cultura che ci sta di fronte, è la presenza della gente.

Al di là dei luoghi e con i luoghi. Per animare uno spazio e per creare luoghi di condivisione c’è bisogno dell’esporsi di ognuno di noi. E che il lavoro di tutti venga riconosciuto come tale. Gli squali, quelli di Antonio Verri, ci saranno sempre. Può darsi che io viva nell’utopia o nello spazio di un sogno ma ritengo le parole di un altro grande artista come Pasolini, per me veritiere: “solo l’amare, solo il conoscere conta”.

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