Manal Al Sheikh_nostalgia Iraq

Ultima poetessa tratta dalla serie “Poeti di Protesta” per Al Jazeera. Questa volta si tratta di una poetessa e attivista irachena, Manal Al Sheikh, che ha dovuto abbandonare la città di Ninive-Mosul (nord dell’Iraq) per continuare a scrivere e a vivere.

dalle parole della regista Roxana Vilk

Ninive è una delle più antiche e grandi città dell’Iraq, riconosciuta come luogo di una comunità multi-culturale. Purtroppo, dall’invasione del 2003, Ninive è stata la scena di una delle più sanguinose e violente battaglie avvenute in Iraq.

Spiega Manal: “sono stata testimone di tutto, dai bombardamenti alle lotte tra le varie fazioni politiche e sociali. Tutto questo fa crescere dentro la rabbia, che ho voluto trasferire nella scrittura”.

La scrittura di denuncia di Manal, sia come poetessa che come giornalista, le ha reso l’esistenza in Iraq estremamente pericolosa, tanto da portarla a lasciare il paese con i due figli e chiedere asilo politico in Norvegia.

“Per me” racconta Manal “come scrittrice donna in Iraq, già l’essere donna era una sfida; già vivere normalmente con i miei pensieri e le mie ambizioni per il futuro. La cosa più difficile è stata vivere come madre sola in quella società. Improvvisamente mi sono ritrovata vedova. Una giovane vedova”.

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dal video

Manal Al Sheikh vive oggi in Norvegia, una terra assolutamente diversa dall’Iraq. Diversa nel clima, negli odori, nella quotidianità.

“Per me” racconta Manal “nella scrittura, ogni cosa è politica: l’amore, la tristezza, il governo, lo stato. E quando vieni da un paese come l’Iraq, hai automaticamente della rabbia dentro di te. Se sei scrittore o poeta questa rabbia può esplodere nei testi”.

“Ora, in Iraq” riprende Manal “ è difficile trovare scrittrici, sono sicura. Il movimento islamico, i gruppi politici attaccano principalmente la libertà delle donne. Ho ricevuto critiche anche da alcune amiche che mi hanno chiesto di non scrivere sui media, perché i genitori non avrebbero loro permesso di frequentarmi”.

Dopo il 2003 le condizioni politiche e sociali sono via via peggiorate e per gli scrittori è diventato difficile se non impossibile scrivere e denunciare qualsiasi cosa, perché è in gioco la propria vita. Molti sono gli scrittori uccisi in Iraq. Circa 700 scrittori sono “scomparsi” dal 2003 al 2008.

“Come donna puoi morire per nulla nel mio paese. Non posso gridare, non posso far sentire la mia voce per cercare di fermare questa follia e per questo scrivo”.

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“I am an educator”, opera di Manal Al  Dowayan

Giovanna d’arco

Mi preparo a praticare magia nera
per guidare la rivoluzione del mio paese
senza lasciare che il fuoco mi divori
ho fatto disegnare una fornace per il fuoco
questa volta;
è il mio stesso silenzio.

Commentando ciò che è stata la “primavera araba” del 2011, Manal spiega: “il termine primavera araba è stato coniato dagli americani. Se dovessimo seguirne il senso dovremmo aspettarci dei fiori, dei germogli e invece oggi non ci sono fiori ma solo sangue”.

Eufrate stagnante

Chi può sulla terra dire che il fiume scorra
o che il lago stia fermo

è solo il nostro sguardo
che permette alle cose di andare o rimanere.

Lungo tutto il video girato da Roxana Vilk è evidente la nostalgia di Manal per il suo paese, per gli odori, per la gente. E allo stesso tempo l’impraticabilità di un ritorno.

“La mia città, Ninive, è una grande città”, commenta Manal, “sono nata in una città multiculturale, dove convivevano molte religioni. Ninive era un regno cristiano inizialmente ma hanno poi convissuto cristiani e mussulmani. Non c’erano tutti questi problemi che oggi sta affrontando la comunità cristiana. Sono stata testimone di tante violenze e incidenti accaduti ad amici e colleghi cristiani. Nelle università, in strada ci sono sempre state sia moschee che chiese e potevi sentire le campane suonare assieme al canto e alla preghiera dell’imam. Erano due voci diverse ma che suonavano assieme”.

Il mio nome

Li ho sentiti chiamare il mio nome
prima di rispondere, ho pensato
e chiesto a me stessa

ha il mondo una sola porta?
e un solo destino?
e se rispondessi potrei tornare?

“Il mio sogno per l’Iraq”dice Manal “è solo che sia Iraq perché mi manca l’Iraq…mi manca…il nome…quando vedo oggi ciò che succede non riesco a riconoscere il mio paese, vedo solo il sangue e sento il cattivo odore. Vorrei chiamare il mio paese Iraq, vorrei tornare in Iraq di nuovo ma odio dover dire che oggi non c’è l’Iraq ma solo pezzi. Se penso ai bambini e alle donne che sono lì, è un vero disastro.
L’Iraq è sempre stato un paese ricco, con una grande cultura. Qual è il problema? La religione? Abbiamo convissuto anni e anni assieme quindi…qual è il problema?”

Tetto

come un passero muto
sento le loro risa
non c’è nulla che io odi di più
di questo tetto che mi è sulla testa

Una suora

io ero una suora
testa rasata, rasate memorie
unghie tagliate, spezzata storia

ma loro mi hanno permesso di sposarmi
e di avere due figli
per poi diventare vedova, subito subito

prima che il prete scoprisse
il crimine

 

note conclusive

Manal Al-Sheikh è una poetessa di Ninive, traduttrice laureata all’Istituto delle Arti dell’Università di Mosul. Ha lavorato in Iraq come giornalista fino all’esilio. Partecipa attivamente, sin dal 1993, alle attività dell’Unione Araba degli Scrittori. Nel 2007 ha pubblicato una antologia sulla poesia moderna irachena dal nome “principi delle Visioni”. Alcuni titoli delle sue raccolte poetiche: “Lettere Impossibili”, Deviazione delle salme, “Le porte della Notte di Antiochia”, “Libri della solitudine” .

Fonti:
http://www.aljazeera.com/programmes/poetsofprotest/2012/08/2012829145239423558.html
http://www.icorn.org
http://www.wordswithoutborders.org/contributor/manal-al-sheikh

 

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