Città II

sola, sferzata dal vento e dalla pioggia
ti alzi, con muri e torrioni
e un lungomare colmo di tenerezza
e prospetti di palazzi del ventennio fascista

i gabbiani si assicurano la pesca
e col vento forte si distorce l’esca
e si impiglia l’ala nella lenza

si dorme sulle panchine
e un cane perso tra la gente
mi guarda come un bambino

quando il sole intiepidisce le storture
io riprendo ad amarti
così che si dica
-quella donna ama la sua città-

lascio che l’amore mi tradisca
facendo cadere fogli e parole
e qualche biglietto del treno
piegato per troppo ardore

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