Nizar Qabbani _Le mie poesie più belle

nizar qabbani

C’era una volta una piccola raccolta di poesie. La raccolta, il diwan, si chiamava “Le mie più belle poesie” ed era scritta in arabo. Difatti l’autore è il siriano Nizar Qabbani.

Nizar Qabbani ha pubblicato molto in vita e molto poco è arrivato attraverso la traduzione italiana. E dunque, c’era una volta il diwan “Le mie più belle poesie” e finalmente oggi c’è in traduzione italiana, a cura di Nabil Salameh e Silvia Moresi, per i tipi di “Jouvence” (Milano).

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Le traduzioni poetiche e le letture in lingua fanno parte di necessari tentativi di comprensione e accoglienza.

Scrive Nabil Salameh: “In quest’epoca triste e drammatica che, attualmente, il Medio Oriente vive, credo che sia estremamente importante tentare di mutare il tipo di narrazione di quell’angolo del mondo”, mentre ieri sera ha chiamato in causa la “bellezza” che dimora, ancora e da sempre, nella cultura del mondo arabo. Il mondo arabo non è, permettetemi il termine rubato a Jolanda Insana, una stortura.

Nabil parla di narrazione e bellezza, due termini che sono vivi e necessari per resistere ed esistere oggi. Siamo divisi tra una narrazione distorta, come quella televisiva e massmediatica e una narrazione che invece potrebbe creare un immaginario diverso in cui contemplare convivenza e comprensione.

Narrazione e bellezza. Bellezza, da sempre, tra i suoni delle musiche, della letteratura e della vita quotidiana che non sempre riusciamo a vedere ma che ci nutre, ci rende accolti al mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=kPFBEVKUXco “Yalla tnam Rima” cantata da Fairuz

Non conosco la lingua araba ma essa mi è diventata familiare attraverso amici conosciuti, attrici e attori incontrati, i canti di Fatima, la ninnananna cantata da Fairuz. La musicalità di questa lingua, che conosce da sempre la forma poetica come mezzo principe di espressione artistica, è incontestabile. Ascoltare la voce di Nabil che legge Qabbani è stato un piacere fisico e un incontro, laddove “il mondo arabo nella sua complessità, è un mondo ricco di sfumature, intellettualmente vivo e vitale”, citando sempre Nabil.

E quindi darei un benvenuto a questo libretto, della cui prefazione in arabo, scritta dallo stesso Nizar Qabbani (1923-1998), vorrei riportare le seguenti parole: “ la poesia è la patria delle cose che si ribellano a loro stesse, e delle forme che rifuggono la propria forma. In questa terra gravida di meraviglie e sorprese non c’è certezza né sicurezza…”.

Alcune poesie di N. Qabbani, tratte da “Le mie più belle poesie” a cura di  N. Salameh e S. Moresi.

da “PICCOLE COSE”

Piccole cose,
le attraversi senza accorgertene,
ma ne valgono la mia vita,
tutta la mia vita.
Episodi che forse non riscuotono il tuo interesse,
ma con essi costruisco palazzi
in cui vivo per mesi,
intreccio storie,
mille cieli
e mille isole.
Cose…quelle tue piccole cose…

Mentre fumi, mi inginocchio davanti a te
come una buona gatta
completamente al sicuro.
Do la caccia, arrogante e superba,
al fil di fumo
che si disperde negli angoli della stanza
in anelli…
e anelli…
Quando sul finire della notte vai via
come una stella, come un uccellino migrante,
e mi lasci, mio compagno di vita,
all’odore del tabacco e ai ricordi,
io rimango nel gelo della mia solitudine.

da “POESIA SELVAGGIA”

Amami senza preoccupazioni
e perditi nelle linee della mia mano.
Amami per una settimana, per qualche giorno
o solo per qualche ora…
non mi interessa l’eternità.
Io sono come ottobre…
il mese del vento, della pioggia, del freddo.
Io sono ottobre…allora, abbattiti
come fulmine sul mio corpo.
Amami con tutta la brutalità dei tartari,
con il bruciante calore della giungla
e la ferocia della pioggia.
Non lasciare nulla, polverizza tutto,
non farti mai domare!
Tutte le leggi della civiltà sono cadute sulle tue labbra…
(…)
Consumati come cera nella mia bocca
e impastati con ogni mia parte…
Spogliati…
e separa le mie labbra…come fece Mosè nel Sinai.

Chiudo con alcune parole tratte dalla postfazione di Paola Caridi, che ricordando il contesto d’orrore in cui viviamo, tra guerre, migranti gonfi d’acqua e islamofobia, chiama ancora la poesia: “ci vuole, per rompere loschema dell’orrore e il facile consumismo razzista, una parola altrettanto potente. All’orrore, rispondere con l’amore. Aprire il vocabolario della dignità e della tenerezza. Cercare le parole. Amore. Sesso. Poesia”.

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