I prati sono fioriti_storie di resistenza

“I prati sono fioriti”

lavorare con la memoria è un atto prezioso che ha relazione con la comprensione del presente. La richiesta di fare qualcosa per il 25 aprile, qui ad Adelfia dove ho sempre sentito parlare di Mussolini dai contadini e dalla gente più grande, mi apre porte che mi permettono di leggere un “noi” di adesso.

m 093

La resistenza è un pezzo di storia italiana che non va dimenticata e che riguarda inglesi, americani, tedeschi, etiopi, libici, sloveni, croati, greci…insomma, fa parte della storia dell’umanità. E per me si incrocia, in questi giorni, a tante questioni complicatissime che sono le guerre di oggi. Guerre che toccano anche l’Italia. Non solo perché l’Italia vende armi, ma anche perché contribuisce con i propri militari, con le proprie strategie politiche ed economiche all’assetto del mondo odierno.

m 097

Ricordare la Resistenza significa avere presente la dignità di ogni essere umano a prescindere da cultura, lingua, livello sociale. Scrive Natalino Paone di Isernia, deportato durante gli anni ’40:

“Così è successo, in tutte le regioni d’Italia: combattenti e civili, insieme, oltre i propri interessi, uniti dallo spirito di fratellanza fondato su valori che, anche se a volte non sembra, nei momenti più importanti della nostra Storia salgono a galla, pur nel più illetterato dei contadini. Ancora oggi quando vedo un immigrato mi viene ben chiaro il concetto di accoglienza, come me lo ha insegnato Zonin, prendendo me, il più disperato dei profughi in fuga dalla guerra, in casa sua, disperso tra quelle lande padane che qualcuno, adesso, si sente in diritto di non chiamare Italia.”

Queste non sono parole di una memoria morta ma sono parole di oggi. Di donne e uomini che hanno combattuto e che oggi, sulla soglia dei novant’anni e più, sono ancora capaci di dire:

“Quando mi guardo intorno vedo così tanti giovani. Continueremo la lotta, grazie a loro. Tra di noi siamo ancora pieni di speranza. E di certezza. Non siamo ancora morti.”

Ci sono tante piccole azioni ancora possibili per svegliare la mente e renderla viva. Per scrollare pregiudizi, per riprenderci una vita che rifiuta la sottomissione al soldo, per godere della splendida bellezza che appartiene a questo mondo.

m 125

Ciò che succede oggi è responsabilità di tutti. E la Storia aiuta a comprendere, a capire che ciò che sta accadendo in Siria, in Libano, in Libia, a pochi chilometri da queste coste vibranti di morticini ha radici in ciò che è stata la pratica coloniale degli stati europei, la pretesa di supremazia americana o russa, la mala gestione dei capi di governo e dei politici in Africa e negli stati arabi. Così come la religione e la sua chiusura in un credo che non accoglie ma esclude.

Le memorie delle donne resistenti, che hanno combattuto a fianco degli uomini, sono anch’esse importantissime. La Resistenza è stata anche un atto liberatorio dove uomini e donne, nella loro differenza, sono stati considerati, forse per la prima volta, pari.

Questa è una parte della memoria di Annita Malavasi, chiamata “Laila”, partigiana:

“In montagna mi è capitato di uccidere. La donna è sempre donna. Ma nel momento del pericolo anche la donna accetta le regole della guerra. Non è facile. Nata ed educata per dare la vita, in guerra la vita la togli. E’ importante capire che non siamo diventate combattenti per spirito d’avventura. Ci furono torture orrende.
Nella mia formazione avevo una ragazza, Francesca, che era incinta, ma era lo stesso così magra che scappò dalla finestrina del bagno. Per raggiungerci camminò scalza nella neve per dieci chilometri. Quando il bambino nacque lo allattò solo da un seno perché il capezzolo dell’altro le era stato strappato a morsi da un fascista. Ho visto ragazze con le parti intime bruciate dai ferri da stiro. Era un mondo maschilista. Soltanto tra i partigiani la donna aveva diritti, era un compagno di lotta. la Resistenza ci ha fatto capire che nella società potevamo occupare un posto diverso. I diritti paritari garantiti dalla Costituzione non sono stati un regalo, ma una conquista e un riconoscimento per ciò che le donne hanno fatto nella guerra di Liberazione.”

Mi sono dilungata su questa memoria perché la ritengo cruciale. Perché il riconoscimento della pari dignità dell’altro, dello stigmatizzato, sia esso donna, migrante, straniero o povero, è una conquista che ancora deve essere raggiunta. Perché è importante riconoscere la voce delle donne di qualunque cultura esse siano. Perché, come suggerito dai promotori dell’ArciArte di Adelfia, “i diritti delle donne sono i diritti di tutta la società”.

Sono molti i partigiani che nelle loro memorie parlano dell’importanza della Costituzione. Poco ne sappiamo noi. Memorie…letture…azioni concrete per essere vivi al mondo.

d 115

“I prati sono fioriti”, diceva Radio Londra nei suoi messaggi in codice. In una Italia che stava vivendo una guerra di potenze straniere sul proprio territorio, una Italia che stava vivendo una vera e propria guerra civile tra fedeli nazi fascisti e partigiani e civili tornati alla libertà.

Libertà che non significa fare il proprio comodo ma esserci, poter esprimere la propria opinione, poter lavorare, poter amare.

Il fascismo è un modo di pensare, molti di coloro che hanno partecipato attivamente al credo fascista sono rimasti tra i nostri odierni governanti. Bisogna dirlo, bisogna capire come dopo la Resistenza siano andate le cose in Italia.

L’8 settembre 1943 è diventata per me una data importante. Il giorno dell’armistizio ha creato nei nostri nonni, nelle nostre nonne, i sentimenti più disparati. Mio nonno è stato più o meno sei anni nei campi di prigionia, con un fratello disperso, un altro ucciso. Mia nonna mi parla sempre della fame durante la guerra, della vita a Molfetta.

Non ho potuto sentire da mio nonno nulla sulla guerra..ma ultimamente ho saputo da mia zia qualcosa. La prima figlia ricorda ancora i racconti di suo padre.

100_5925

Mio nonno si chiamava Umberto. Fu deportato in uno o più campi in Albania, ma non siamo sicuri. Non abbiamo nessun certificato nonostante le ricerche di mio zio. Perché mio nonno, dopo la guerra e il ritorno a casa, non ha voluto chiedere più nulla. Il suo lavoro da civile era guidare, per questo era stato scelto dai tedeschi per fare lavoro di trasporto. Mio nonno, deportato, cavava i denti d’oro dai morti. Mio nonno non ha fatto la resistenza, non è stato partigiano e non so se dopo quell’8 settembre del ‘43, lo abbia mai sfiorato l’idea di raggiungere le formazioni partigiane. Ma è stato parte di quella Storia che non possiamo dimenticare proprio ora. In un momento così instabile e rischioso per l’umanità tutta.

Il lavoro di ricerca non deve finire. C’è ancora moltissimo da fare.
Scrive Aldo Sodero, detto “Nano”:

“Ho fatto bene? La guerra è finita. Le scelte sono state fatte. Le storie sono quelle. Sono storie che dobbiamo ancora raccontarci, anche se sappiamo che voi non potete capirle del tutto. Finché abbiamo orecchie per ascoltarle.”

I prati sono fioriti, e lo sono davvero. Papaveri, tarassaco, margherite, borraggine, mandorli e ciliegi…i prati sono fioriti e noi abbiamo responsabilità della bellezza che, nonostante tutto, ci viene ancora incontro.

*Fonti:”Io sono l’ultimo_Lettere di partigiani” A cura di S. Faure, A. Liparoto, G. Papi. Einaudi, 2012.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...