Col fucile del console d’Inghilterra

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Eccolo, nel suo formato economico, con la copertina bianca e l’immagine di Piero Guccione “Ombre sugli Iblei”. Esso mi guarda, freme sotto la copertina, apparentemente immobile. O sono io che fremo?

Dopo la visione di un film che fatica ad andar via dalla testa come “Gli ingannati” di Tewfik Saleh e la lettura di “Partire”, romanzo corale di T. B. Jelloun, mi rivolgo al libro di Amin Maalouf.

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Da molti anni “Col fucile del console d’Inghilterra” era tra i libri non letti della mia modesta libreria personale. Forse regalatomi da qualcuno che ora non ricordo più…o forse ricordo ma senza averne la certezza. I libri sono così, come le persone, anche quelle più vicine si “aprono” quando meno te lo aspetti. Si attende il momento giusto per cui letto e lettore accendono una strana alchimia. E come ogni persona, ogni singolo libro, permette di scoprire un mondo, un sguardo che scalfisce certezze e rigidi punti di vista.

“Col fucile del console d’Inghilterra” di Amin Maalouf, (Libano 1949), è un romanzo molto bello, dalla scrittura fluida come un fiume. Attraverso ritmi diversi questo fiume finisce nel mare, disegnando un cerchio perfetto dove muovono storie, volti, culture.

Alla memoria dell’uomo dalle ali spezzate” dice l’epigrafe, mentre il titolo originale del romanzo è “Le rocher de Tanios” ossia “La roccia di Tanios”, la roccia di una leggenda, per l’appunto, che dà origine alla storia dipanata da Maalouf. Storia che incrocia sia la storia con la s maiuscola sia le storie dei personaggi coinvolti: il popolo, l’emiro, il pascià, l’intendente, Lamia, Tanios…

“Sono nato in un villaggio dove le rocce hanno un nome. (…) La sola roccia che porta il nome di un uomo è la Rupe di Tanios”.

Così prende avvio il nostro romanzo. Storie ben radicate nella terra ma che incrociano destini di donne e uomini in movimento, in cammino, proprio come in “Partire” di Jelloun o ne “Gli Ingannati” di Saleh.

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Pigne del Cedro del Libano, foto Edmondo Viselli

Per Amin Maalouf si tratta, però, di una storia che affonda le sue radici nel passato, nel tempo dell’Impero Ottomano, tempo di fragili equilibri tra domini, di incursioni colonialiste di ogni genere, come quelle delle potenze coloniali francese e inglese.

Sarà proprio col fucile del console inglese che Gerios e Tanios, due dei protagonisti della storia, sconvolgeranno le proprie e le altrui vite.

L’autore del romanzo, con la guida di un anziano del paese, Gébrayel, e due libri di memorie “Cronaca montanara” di Elias Kfaryabda e “La saggezza del mulattiere” di Nader, uno dei personaggi della storia, si lascia guidare alla ricerca della “vera” storia di Tanios.

Al di là delle finzioni letterarie, del resto, la storia di Amin Maalouf, si ispira ad una storia vera ossia

“l’assassinio di un patriarca commesso nel XIX secolo da un certo Abou-kichk Maalouf. Rifugiatosi a Cipro con suo figlio, l’assassino era stato ricondotto al paese con l’astuzia di un agente dell’emiro, per essere giustiziato”.

Il romanzo segue le vicende dei vari personaggi con stile agile, ironia e con un pizzico di nostalgia. Abile Maalouf nel far emergere figure differenti che rimangono disegnate nei nostri occhi con tratti vivaci, anche dopo aver finito il libro. Ma un libro, del resto, non finisce mai…

https://www.youtube.com/watch?v=_W8a0FdKNtI&ebc=ANyPxKpyh_lwSV-ymWHLZ5SiGZUPYYn9p8YW42JeXnu3nFey2adLso-Ry8bJxYJ4k6G2P90pUsTA

“Sallimli Alayh”di Fairouz, cantante libanese

Ed è un libro che si interroga anche sulle responsabilità dell’uomo nelle vicende della Storia. Un romanzo che interroga la storia dell’Impero Ottomano, quella del Libano, tristemente complessa e turbolenta. Ma non solo, è una storia in cui entra ognuno di noi.

Si chiede il pastore inglese Stolton nel romanzo:

“Comunità perseguitate sono venute da secoli ad arroccarsi sulle pendici di una stessa montagna. Se in questo rifugio esse si dilaniarono tra loro, lo stato di servitù che le circonda risalirà fino a esse e le sommergere, come il mare spazza gli scogli. Chi ha, in questa situazione, la responsabilità più pesante? Senza dubbio il pascià d’Egitto, che ha aizzato i montanari gli uni contro gli altri. Anche noi, inglesi e francesi, che siamo venuti qui a proseguire le guerre napoleoniche. E gli ottomani con la loro incuria e i loro accessi di fanatismo. Ma adesso amo questa montagna come se ci fossi nato, ai miei occhi sembrano imperdonabili soltanto gli uomini di questi paese, cristiani o drusi che siano…”

E dunque, Amin Maalouf ci regala un romanzo da leggere in un fiato. Difficile che i personaggi destino antipatia, perché la sfumatura dell’ironia e della comprensione si posa anche su personaggi con i quali eticamente non saremmo, forse, concordi. Il pascià e il suo amore smodato per le donne, l’emiro e la sua testarda imposizione di forza, il patriarca con la propria missione di fede esclusiva, la spia cecamente fedele che porta Gerios alla morte attraverso l’amicizia….sono tutti personaggi che potrebbero appartenere al nostro quotidiano. E’ la storia umana che si ripete. Per queste donne e questi uomini che sembra non abbiano memoria…che non imparino mai dagli errori della Storia.

Link utili:
editoria araba: https://editoriaraba.wordpress.com/2013/03/15/orientarsi-con-amin-maalouf/
sito su Amin Maalouf: http://www.aminmaalouf.net/fr/sur-amin/autobiographie-a-deux-voix/

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