Yehia Jaber,poeta libanese

Note di Iula Marzulli

Quinto poeta tratto dalla serie “Poeti di Protesta”, pubblicata su Al Jazeera (http://www.aljazeera.com/profile/poets-of-protest.html).

Questa esperienza di traduzione, seppur minima e con tutti i suoi limiti, è per me estremamente importante. L’esperienza poetica orale di Al Khadra o quella legata all’esilio di Mazen Maarouf, sono tracce di una possibilità. La possibilità della bellezza e del canto.

Il video su questo quinto poeta, Yehia Jaber, nella sua semplicità, è molto bello (Yehia Jaber_Ridere è la mia via d’uscita: http://www.aljazeera.com/programmes/poetsofprotest/2012/08/2012829122258274936.html). Lo sguardo di questo poeta arriva dritto agli occhi e al cuore. Vedere Beirut, il pane arabo, le ossa di cemento con le armature dei palazzi crivellati, il mare, le campagne e gli ulivi libanesi, sentire di Israele…tutto fluisce nella ferita aperta, che non può rimarginarsi ma può cantare.

marya uno

Marya Kazoun, dalla serie “Of Selves, Pixies and Goons”, 2013

Parole della film maker Roxana Vilk:

Rabbia, dolore e creatività

Yehia Jaber è un poeta libanese molto amato. Nel 2011, quando l’ho incontrato la prima volta, la prima cosa che mi colpì fu la sua risata: calda e contagiosa.

Con il suo ciuffo di capelli bianchi e la sigaretta costantemente in bilico sul labbro, Yehia rappresentava, per me, l’immagine di un poeta contestatore della società e della politica, capace di taglienti e ironiche osservazioni sulla vita.
Ho immediatamente amato le sue poesie, che sono allo stesso tempo, divertenti e profonde. Sentivo che dovevamo fare questo film!

La storia del Libano è una storia complicata. Il paese è stato attraversato da così tante guerre e Yehia col suo complesso passato ci sembrava la guida giusta per affrontare questo viaggio. “In questa commedia che è il Libano”, ci raccontava Yehia, “ci ritroviamo sempre a –ricostruire e ri-guerreggiare”.

Yehia nasce in una famiglia sciita, con un padre severo che investe tutto ciò che possiede nella costruzione di moschee. A quattordici anni Yehia si ribella al credo del padre e raggiunge i combattenti comunisti nella guerra civile iniziata nel 1975 e nella resistenza all’invasione degli israeliani del 1978. L’orrore e la disillusione provati durante la guerra lo portano ad avvicinarsi alla scrittura.

“La violenza che è dentro di me si esprime con le parole, perché non c’è più sangue. Forse ora la mia scommessa è quella di lottare con le parole”, racconta Yehia.

marya due

Marya Kazoun, “They Were There”, installazione/performance 2011

Il film, il viaggio

Il 12 gennaio 2012 arrivai a Beirut con Ian Dodds, il direttore della fotografia. Avevamo solo 10 giorni per girare il film. Piogge e temporali incessanti ci fecero subito gettar via la scaletta che avevamo preparato.

Il piano prevedeva un viaggio con Yehia verso Israele, per ripercorrere i vecchi campi di battaglia e visitare il piccolo villaggio dove era nato, le tombe dei suoi genitori. Il maltempo ci portò invece a iniziare a girare nel suo appartamento a Beirut. Dal suo balcone potevamo vedere il punto esatto dal quale iniziò la guerra civile dell’aprile del 1975, ascoltando i suoi racconti sulla guerra di Beirut.

Avevamo il permesso di girare il film a Beirut grazie all’intervento di Sara Moussa ma l’impresa risultò comunque difficile. Due minuti dopo aver filmato dall’interno della macchina, nelle strette vie del quartiere di Burg Barajneh, nel sud della città, due uomini che ci avevano visto girare cominciarono a indicarci e gesticolare minacciosamente.

Trenta secondi dopo Sara ebbe una telefonata: “Questo è il media centre degli Hezbollah. Sappiamo che avete il permesso di girare ma l’atmosfera è cambiata. Qualcosa sta accadendo e accadrà per le prossime 48 ore e voi dovete uscire da quest’area ora e velocemente”.

Yehia fece marcia indietro e guidammo in silenzio per dieci minuti. Nonostante la pioggia decidemmo di avviarci fuori Beirut in direzione sud per continuare a girare. Così facemmo il giorno dopo.

Un mare calmo e turchese, palme e frutteti presero il posto del caos e della follia di Beirut.
“Conosco questa strada così bene. L’abbiamo percorsa, in fuga come profughi, quando Israele invadeva il sud. Poi non appena la guerra civile a Beirut prese il sopravvento, riprendemmo questa stessa strada di nuovo verso il sud. Ho viaggiato su e giù questa strada per tutta la mia vita!”

Durante le riprese Yehia mi raccontò anche la storia dolorosa di come sua madre raggiunse Beirut durante la guerra per curarsi da un cancro e come vi morì poco tempo dopo in ospedale. Per riportare il corpo della madre nel paese natio –Wadi Jilo, occupato da Israele- ha dovuto impiegare una settimana per ottenere permessi e passare i checkpoint.

Con questo viaggio, ho potuto assaggiare una piccola parte della rabbia e del dolore di Yehia. Viaggio che poi è continuato lungo altri luoghi di memoria del poeta.

marya tre

Marya Kazoun, “Layered defenses”, installazione/performance, 2008

Testi tratti dal video su Yehia Jaber

Senza Letteratura

Quando ho perso il Premio Nobel per la Letteratura
ho pianto nel pub più vicino
e le tue spalle mi hanno sorretto
come appoggiato al bancone di un bar
e quando ho barcollato come un ubriaco
e hai tolto l’orlo di schiuma della mia birra
e hai sollevato la mia testa con i pollici
hai detto

“Caro, tu sei il mio universo,
tu aumenti la mia autostima,
tu sei il mio premio da milioni di dollari,
tu sei la migliore bocca senza traduzione”

“Oh..Yehia, sei un bellissimo ragazzo,
bacia la tua guancia destra
e lascia a me la sinistra”

In quel momento, senza gentilezza,
una macchina esplose in Ashrafiya.

Perciò noi maledimmo la madre di Alfred Nobel
che credeva in lui, senza letteratura,
come dinamite nel mondo.

Camminata del dormiente

Non sono pazzo
non sono pazzo
ma io
io ho visto
il mare in un lavandino
non sono pazzo

Haj Hassan

Lo stesso padre
ora senza una parte di denti
mi ha disciplinato ed educato
per venti anni

“oh figlio!
oh Yehia,
figlio di Zakaria
prendi il tuo libro con la forza
immergi il tuo pane
nella dolcezza della tua fatica
comportati bene
non alzare la tua voce
abbassa lo sguardo
non imbrogliare
non mentire
non non non
non non!”

Così divenni poeta
merda!

Una vasca di siero/A pool of serum

Siedo sotto una nuvola a Beirut
aspetto che qualcuno lavi il suo corpo
aspetto il ritiro delle truppe
aspetto che arrivi la Croce Rossa
aspetto il permesso dai checkpoint israeliani

e mia madre, come un fiore nel ghiaccio,
aspetta nell’obitorio dell’ospedale
aspetta il calore di una mano
il tocco della terra
e piove
piove

marya 4

Marya Kazoun, “Crumbling Desert Castles”, installazione/ performance, 2007

(le immagini sono tratte dal sito dell’artista libanese Marya Kazoun http://maryakazoun.blogspot.it/?view=classic)

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