Movimento XXIV

Il testo fa parte della raccolta nata sotto il nome-pretesto “Colature”. Nome non definitivo e soggetto a diversi ripensamenti, dovuti alla molteplicità di sensi contenuti in questa parola e alle ripercussioni che essa crea.

 

XXIV

dovrei, come rosa di breve vita
sfiorire su questo mondo
ma il corpo mio mi appare
con tutta la sua pienezza e vacillo

in me gli elementi hanno preso forma
non importa, minerale o colatura
non so dove portare, amore
questo corpo di carne muta

la gente anela un posto
su questo globo rovente, pare
che siano smarriti
i luoghi dove posare le mani

e il cielo, grande
non lo guarda nessuno nessuno
intenti come sono
a scavare nelle ossa della terra

ma vita per vita
la vita che in me s’affaccenda
mi tira da ogni parte
s’aggrappa con febbre e poi

smorza, la sua fame
divora ogni parola
il suo silenzio
macina le cose tutte

amore, lo vedi il cielo tra i rami?
hanno tagliato i rami secchi e quelli sterili
e si vede il cielo, amore

questa bellezza a cui tendo, lontana
e che dentro si apre come diaframma
tra le costole e questo utero senza frutto
con un che di azzurro glaciale

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