Acetosella selvatica. Un pretesto

Nome scientifico: Oxalis Acetosella L. famiglia delle Ossalidacee. Luogo di crescita: pendii ombreggiati e freschi, presso i muri e le scarpate. Caratteristiche: odore tenue, sapore acidulo.
Componenti: mucillagine, ossalato acido di potassio, acido ascorbico.
Raccolta: foglie dopo la fioritura. da aprile a tutta l’estate
Usi culinari: le foglie (simili al trifoglio) per salse versi o con spinaci
In terapeutica: foglie decongestionanti febbrifughe, rinfrescanti, diuretiche. evitare l’uso a chi soffre di stomaco e di disturbi al sistema urinario, gotta e artriti.
(Note tratte da “il libro completo delle erbe e delle piante aromatiche” , Legnano-Pomini, Edizioni Mediterranee)
L’acetosella di cui parlano i libri ha i fiori biancastri tendenti al violetto. Come riportato dal sito “Tuscia in tavola” (http://www.tusciaintavola.it/erbe-odorose-in-cucina/297-acetosella.html), Acetosella “è il nome di una pianta erbacea perenne(Oxalis acetosella L.) (ing. wood-sorreln, fr. oseille o alléluia, ted. Wald-Sauerklee, sp. acederilla, pan de cuchillo) appartenente all’ordine delle Geraniali, famiglia delle Oxalidaceae, genere Oxalis, conosciuta anche come “acetosella dei boschi”. Altri nomi: agretta, ossalida. pancuculo, trifoglio acetoso, pane e vino. La parola inglese “sorrel” deriva da una parola teutonica che significa agro, come è il gusto di tutte le acetoselle, ma l’etimologia del nome del genere (oxalis) deriva dal greco oxis, che significa “agro”, “acido”. Sono note più varietà di acetosella, ma le più interessanti dal punto di vista gastronomico sono tre, l’acetosella dei boschi c che trattiamo qui, l’acetosella dei campi (Oxalis corniculata L.), e l’acetosella gialla (Oxalis pes-caprae). Quest’ultima è presente soltanto nelle regioni tirreniche del Centro-Sud e nelle Isole. Un tempo questa pianta veniva usata per togliere le macchie di ruggine e di inchiostro e per lucidare oggetti di rame e di argento. Si coltiva ancora oggi in giardino a scopo ornamentale.”

Detto questo, l’acetosella che rientra in uno stato elettivo all’interno del mio cerchio di affetti, è quella gialla, la “pes caprae”.

Cercare di nutrire uno sguardo sulle piccole cose è sempre stata una pratica di stare-in-vita che ho cercato di seguire. Non significa stare lontano dalle grandi questioni dell’essere umano, da quello che sono le guerre, le miserie che si affastellano in questi tempi miseri. Mi domando se Brecht avesse minimamente pensato quale tipo di miseria avrebbe un giorno raggiunto l’umano.

E così in un movimento che va dal piccolo al grande e viceversa, l’amore per ciò che ha a che fare con quello che chiamiamo, forse ormai erroneamente, natura, mi conduce a fare un percorso tra il presente e la memoria.

L’acetosella è il fiore e lo stelo limonino che accompagnavano le mie scorribande in campagna con i cani con cui sono cresciuta e da cui molto ho imparato. Lo stelo dell’acetosella ha il sapore delicato che risiede tra l’aceto e il limone. Da bambini ci divertivamo a succhiarne lo stelo. Il colore giallo dei petali è un colore quasi allucinato che potrebbe tendere all’elettrico. Colore che attira ogni sorta di insetto come questa piccola ape.

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Nelle campagne di Adelfia l’acetosela cresce lungo i muretti o tra cespugli e roveti, allungata sugli steli che possono raggiungere in certi casi il mezzo metro.

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Questo piccolo fiore giallo mi porta verso la stradina che congiunge Adelfia a Valenzano Lamie. Strada su cui abbiamo girato alcune delle immagini in esterna di Alimono (https://www.youtube.com/watch?v=KnEo60i9jCY).

Strada su cui si ritrovano persone a cui piace correre e camminare, per ogni sorta di motivo. Personalmente correre mi aiuta a pensare prendendo paradossalmente le distanze da me stessa.

Lungo questo cammino campestre ci sono luoghi e angoli precisi appartenenti alla memoria e ai percorsi quotidiani, come il luogo delle mani degli ulivi, dove le forme globulari che crescono lungo il tronco degli ulivi sembranno aggrapparsi a se stesse, chiedere al tronco di essere mangiate.

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E ancora l’angolo degli uccelli, l’orizzonte dell’albicocco, il giardino dei narcisi, il carrubo guardiano.

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Purtroppo ciò che non si riconosce ancora abbastanza è la bellezza di tutto questo e la campagna di Adelfia, nelle stradine che portano verso Valenzano, verso Rutigliano, verso Bari, verso Loseto (e potrei ancora continuare) possiamo trovare ogni genere di installazione urbana, una sorta di “country roads art” che consiste nell’installazione sistematica di immondizia.

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Questo tipo di performance è portata avanti da contadini, gente comune, persone rispettabili che si occupano di nettezza urbana, corridori che dopo aver bevuto la loro bottiglietta d’acqua sentono la necessità irrefrenabile di buttarla via…in campagna appunto.

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E così che le campagne di Adelfia di per sé molto urbanizzate e quindi in uno stato fragile di esistenza, perdono poco a poco il loro fascino. Le campagne di questo piccolo paese a pochi chilometri da Bari, non possono certo competere con la bellezza delle campagne di Putignano, Conversano, Alberobello eppure a questa “campagna urbana” servirebbe poco per ravvivarsi.

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E mentre Orso continua ad abbaiare contro la sua ciotola noi torniamo attraverso il ponticello della fognatura verso casa. Sotto il ponticello si rifugiano molti uccelli e oggi è una giornata di sole che mi ha permesso di vedere anche una ghiandaia sospettosa.

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L’acetosella è un pretesto, per allargare lo sguardo, comprendere che abbiamo certo bisogno di aree versi protette ma che la cura dei luoghi parte dai luoghi in cui viviamo quotidianamente.

Come, per un attimo, il nostro respiro può accordarsi con il respiro delle cose tutte.

Certo, continueremo a violarci, a non tener in nessun contro l’umanità dell’umano, ma come scrive A. Artaud “ciò, premesso, si può incominciare a delineare un’idea della cultura, idea che è anzitutto una protesta”.

So che prendere come riferimento Artaud può sembrare un azzardo, un fuori-luogo, eppure, al di là e con il teatro, di cultura si tratta.

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