Amal Kassir

Come vi avevo anticipato, ecco un piccolo articolo su Amal Kassir. Perché? Perché un video trovato di una sua performance durante uno slam poetry mi ha colpito e perché sono fermamente convinta che la poesia sia un fuoco che va discopre l’umanità seppellita nelle nostre guerre quotidiane.

https://www.youtube.com/watch?v=WYOT9w3g3hE

Amal Kassir è una giovane poetessa siriana, o meglio, come lei stessa si definisce, siriano-americana. Nasce a Dever, la madre è statunitense e il padre di Damasco. Con la famiglia si spostano in Siria nel giugno del 2002, dove vi rimarrà per circa sei anni. La nonna ha una fattoria in Siria e tutta la famiglia si riunisce nella fattoria per dare una mano. Alberi di melagrane, prugne, pesche crescono in questa fattoria. E Amal vi gioca con cugine e cugini.

Tornata in America, Amal si rende conto che non potrà più vedere la fattoria della nonna, semplicemente perché i soldati del regime siriano lo hanno occupato tagliando tutti gli alberi (azione molto simile a quella degli israeliani nei confronti degli ulivi e degli alberi da frutto palestinesi). Amal scrive.

Durante la guerra civile in Siria, la famiglia di Amal Kassir, perde 15 famigliari. E Amal scrive, continua a scrivere, ma non solo , anche a partecipare a slam poetry cercando di far conoscere la realtà siriana attraverso la poesia.

Nel 2012 Amal vince lo slam poetico della “Brave New Voices International Youth Competition”, con una poesia sulla Siria.

Qui di seguito vi propongo uno stralcio (https://www.youtube.com/watch?v=cQJo7x0U4gE ):

“ho cercato di tener zitta la bocca
ma la mia lingua non aveva spazio
per le cicatrici tra i miei denti

Membra di ciò che fu un tempo la mia famiglia giacciono tra le mie braccia
la mia gola rubata
il sangue urla
sette generazioni torturate
Signore, che l’angelo Azrael vegli sulle anime
che sappiano che sono ancore vive
e lascia che i vivi ascoltino l’inno
so che la mia gente è qui
anche se non posso vederli
posso sentirli

Noi parliamo come fossimo uno
il tiranno dentro me è vorace
consumate mani di quarantuno anni
con anelli di petrolio
e gemme di sangue
macinano nelle mie vene

ho cercato di tener zitta la bocca
ma la mia lingua non aveva spazio
per le cicatrici tra i miei denti

Marzo 2011, siamo rinati
una piccola comunità-neonata che urla
“lasciaci vivere!
parleremo fino a che le gole non diventino rauche
finché tutto della Siria non sarà sui notiziari!”

Le date saranno lette come annunci mortuari
le date vengono verso di noi
le date vengono verso di noi
le date
Mashaallah, dove?
le date
le date
le date arrivano
gli uomini non si stanno muovendo
Perchè non si muovono?
Perchè non si muovono?
Sono tutti distesi

La ostata’ an taslem! [Non voglio rinunciare]
Lan taslem! [Non rinunciare]
Puoi sparare, sanguinare, spingere, pugnalare,violentare, bombardare, spezzarmi
non cadrò
Stalin, McCarthy, Hiroshima, io
io non cadrò
Bugie, catene, battaglie mi sfruttano
profughi, navi d’acqua, mi opprimono
Textbook-capture, Tutsi me*
Proverai a rompere il mio ginocchio con un colpo di fucile
ma il ginocchio piegato appartiene al mio Signore

Signore, permetti ad Ade di accendere un fuoco nel mio petto
nei giorni in cui non riscaldi il sole
quando le unghie sono strappate dalle mani insanguinate
quando la madre è strappata al figlio
quando l’ultima rosa di Damasco
è spogliata di tutti i suoi colori
quando mi aggrappo all’ultimo miraggio della mia terra spezzata
non posso cadere
Io. Non. Cadrò

Ci sarà tempo un tempo in cui mangeremo assieme
in cui faremo dai carri armati abbandonati delle case
la pace è un rinculo arrugginito
Berremo da coppe fatte di granate
e ombre verdi saranno ciò che della natura resta
Ci sarà un tempo in cui i recinti sceglieranno di sedersi con noi
invece di erigersi fra noi
Ameen”

*prego coloro che trovano la traduzione erronea di segnalarmelo

(le notizie sono state trovate sui seguenti siti: http://www.denverpost.com/news/ci_25632916/muslim-teen-amal-kassir-from-aurora-fights-injustice; http://rumbaumeln.blogsport.eu/2013/01/23/amal-kassir-syria/)

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