Siria_tra scrittura e slam poetry

Riporto un articolo preso dal sito seguente: http://www.pri.org/stories/2013-10-12/take-peek-syria-through-poetry-spurred-its-war; uno squarcio sulla poesia siriana. Inoltre posto un video della poetessa Amal Kassir di cui presto cercherò altro materiale. Il video riprende una slam poetry a Denver che consiglio di ascoltare fino alla fine.

https://www.youtube.com/watch?v=WkLMRXtaIks

A voi l’articolo:

“I bambini a scuola recitano poemi epici, le pop star musicano poesie e i giochi letterari possono andare avanti per ore” dice la poetessa e traduttrice Ghada Alatrash in una intervista. “Ora, dopo due anni e mezzo dalle dimostrazioni, nel pieno della guerra civile, la poesia si presta ad un servizio differente. Il muro di paura è caduto e la gente dice cose che non avrebbe mai detto”.

Mentre nel passato i poeti lavoravano su metafore e allegorie, dentro e fuori la Siria, i poeti parlano delle cose e delle condizioni che vedono coi loro occhi usando un immaginario vivo e parole dure.

Alatrash, che vive in Canada, ha iniziato a tradurre in inglese questi poeti. Legge una poesia di Najat Abdul Samad che vive in Sweida, sud della Siria. Una zona risparmiata da gran parte della violenza che ha ospitato i rifugiati. La poesia di Samad è piena delle loro immagini.

“Quando la stanchezza mi sovrasta” scrive Samad “fascio il mio cuore…con la fermezza del passo di un bimbo nella neve del campo profughi/ un bambino con una piccola scarpa nera ad un piede e un largo sandalo blu nell’altro/ che vaga e canta alle farfalle in cieli assolati/ farfalle e cieli visti solo con i suoi occhi”.

La nuova libertà non è senza pericolo per i poeti. Il poeta Ibrahim Quashoush è stato sequestrato e ucciso nel giugno 2011 e altri due poeti sono trattenuti in prigione. Alcuni dei poeti tradotti da Alatrash lavorano “temendo per la loro vita e per quella dei loro figli”. Nonostante questo hanno accolto di pubblicare e di essere tradotti da Alatrash.

“Quando la stanchezza mi sovrasta” di Najat Abdul Samad/traduzione in inglese di Ghada Alatrash

Quando la stanchezza mi sovrasta, fascio il mio cuore con la pazienza di una donna nelle avversità. Fascio il mio cuore con la fierezza di una donna siriana che non si piega al lutto, alla povertà, allo spostamento. La donna avanza come se si alzasse da un banchetto di morte, portando avanti i suoi rituali quotidiani. Si prepara per l’inverno strisciante e famelico, portando legna pesante per il fuoco, pezzo per pezzo, da luoghi gelidi e selvaggi. Non taglia alberi, non ruba, non si arrende alla stanchezza, non chiede a nessuno carità, non si piega al pesante carico e non si ferma a mezza strada.
Fascio il mio cuore con la determinazione di quel ragazzo colpito con un bastone elettrico fino a che non gli fanno pisciare sangue. Ed eccolo tornare e camminare alla prossima dimostrazione.
Fascio il mio cuore con la fermezza del passo di un bimbo nella neve del campo profughi, un bambino con una piccola scarpa nera ad un piede e un largo sandalo blu nell’altro, che vaga e canta alle farfalle in cieli assolati/ farfalle e cieli visti solo con i suoi occhi
Fascio il mio cuore con la voce della ragione non infetta da una desolazione vicina.
Fascio il mio cuore con vene di caldo sangue non ancora versato sulla superficie della nostra sacra terra.
Fascio il mio cuore con la consapevolezza di chi è morto, dei vivi e con l’immagine di una patria splendida vista dagli occhi dei poveri.
Fascio il mio cuore urlando: “morte e non umiliazione”.

“Sono siriano” di Youssef Abu Yihea/ traduzione in inglese di Ghada Alatrash

Sono siriano.
Esiliato dentro e fuori la mia terra
cammino con piedi gonfi su lame di coltello.
Sono siriano: sciita, druso, curdo
cristiano
alawita, sunnita e circasso.
La Siria è la mia terra.
La Siria è la mia identità.
Appartengo al profumo della mia terra,
al terreno dopo la pioggia
e la Siria è la mia unica religione.
Sono figlio di questa terra come le olive
le mele e i melograni, le cicorie e i cactus,
la menta, l’uva e i fichi…
Cosa potrà fare il tuo potere,
il tuo arabismo,
le tue poesie, le tue elegie?
Potranno le tue parole riportarmi la casa
e coloro che morirono uccisi per sbaglio?
Potranno essere cancellate le lacrime versate?
Sono figlio di questo verde paradiso
di questa mia casa
ma oggi muoio per la fame e la sete.
Le tende in Libano e ad Amman sono ora il mio rifugio
ma nulla al di fuori della mia terra
potrà nutrirmi col suo grano
e nessuna nuvola in questo universo
potrà placare la mia sete.

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