Aliano_uno sguardo dai calanchi

Non avrei mai creduto che questi ultimi due mesi estivi fossero segnati dalla presenza della Basilicata. Ed invece essa si è impressa nella memoria e nella narrazione del mio quotidiano in un percorso che da Viggianello ha toccato Oppido Lucano per arrivare ad Aliano.

aliano calanchi Calanchi dal ponte di Aliano. Foto di Enrico Altini

Di Aliano ho bisogno ora di raccontare. L’aver partecipato al festival “La luna e i calanchi”, organizzato da Franco Arminio (https://comunitaprovvisorie.wordpress.com/) e da tutti coloro che ruotano attorno alla Casa della Paesologia, ha dato la possibilità di un nuovo luogo dell’anima. Quest’anima fatta di isole emozionali, talvolta collegate fra loro da esili ponti e talvolta isole che rimangono sperdute, quasi alla deriva, come luoghi vissuti a cui diviene difficile un nuovo approdo.

Con “La Cuspide Malva” (https://cuspidemalva.wordpress.com/), gruppo di cui faccio parte, abbiamo presentato al festival il nostro contributo poetico, affermando, ancora una volta, l’amore come pratica di resistenza, attraverso le poesie di Lorca, capaci di creare dimore di alberi nella roccia.

cuspide aliano Cuspide Malva nel cortile del Palazzo Colonna, Aliano. Foto di Davide Giacobbe

Lorca, Ana Rossetti e la crudezza palpabile di Panero con i canti di Lhasa de Sela, Mendez e Chavela Vargas. Questo è stato parte del nostro contributo. Ma l’essenza del festival consiste nel portare il proprio dono all’interno di un tessuto di relazioni e sguardi che è nell’insieme. Ecco perché essenziale e vitale è il prendere parte ad ogni giorno del festival, con i poeti che lo attraversano, conosciuti e sconosciuti, con i cantanti e i musicisti che cantano alla pietra, con i fotografi e le installazioni sonore da ascoltare nella voce del vento, annusando cartapesta, portulaca e farina, inseguendo le voci dei parlamenti, aprendo lo sguardo agli occhi incuriositi e forse talvolta insofferenti, della gente che vive in quei borghi tutto l’anno, con i tramonti e soprattutto, nel silenzio sconfinato delle albe.

artisti aliano Alcuni artisti tra i calanchi. Foto di F. Greco

Albe, di cui l’ultima a cui abbiamo preso parte tra i calanchi di Aliano, rimane sospesa ora, in un tempo del “giorno dopo”, in cui tutto rimane confuso, liquido e friabile, in un lento fluttuare di sedimenti che piano si raccolgono nel fondo.

Questi luoghi della Basilicata che abbiamo vissuto, sono luoghi difficili, che resistono in bilico tra l’abbandono e il recupero. Ragazzi che vi nascono e vanno via per ritornare forse solo in estate, mestieri che si perdono e si ri-scoprono, amarezze e piccolo gioie. Quello che tenta di fare Franco Arminio è una azione che ha le sue contraddizioni e i suoi compromessi. Mi sono chiesta molte volte in questi sei giorni cosa rimane dopo il festival e come questo festival può continuare senza prendere una piega “spettacolare” come “La notte della Taranta”, che conosco bene essendo vissuta a Lecce per dieci anni. La risposta che mi sono data è che i compromessi sono inevitabili ma che un’attenzione per una ricerca artistica che sia ricerca e non solo spettacolo è una chiave possibile per continuare questa azione di resistenza.

Il popolare non è solo tarantella, la paesologia non è solo il rudere, ma è la voce di chi ricerca il proprio possibile stare nella “miseria” di questi nostri giorni.

casa alianoUna casa di Aliano nel paese vecchio. Foto F. Greco

Richiamare un gran numero di persone in un luogo è sempre un rischio. Un rischio che bisogna correre se non si vuole che questi luoghi rimangano disabitati e isolati. Ponti, anche fragili, sono necessari.

Al di là di ogni critica possibile e con ogni critica possibile si può lavorare per portare avanti questo sogno, senza rimanere intrappolati in esso.

Sono molti gli artisti e i poeti, spesso donne, di cui ho apprezzato il lavoro e che cercherò di seguire oltre Aliano e questo, assieme ai calanchi e ai vicoli del paese, ed anche assieme alle parole arrabbiate dell’artigiana di Aliano, rimane per me un dono prezioso. Come prezioso è l’aver cantato nella corte di Palazzo Colonna con le mie compagne, esponendo la fragilità dello stare assieme e con l’urgenza di una bellezza incarnata tra parole, suoni e silenzi.

La Casa della Paesologia (https://casadellapaesologia.wordpress.com/) rimarrà un punto di riferimento ed è possibile che ad essa, tante altre case paesologiche possano nascere e r-esistere nei luoghi dove brulica una vita sottile. Non si tratta solo di Italia, di confine, di nazione o di regione, si tratta di cercare un modo di esistere umano, che abbracci una piega differente e che sia una risposta al potere economico e alla violenza.

Una risposta alle tante morti che dimorano nei nostri mari comuni, tra i nostri muri comuni e che cerca di sfidare le barriere dei fili elettrici e della esclusività del proprio.

(immagine in evidenza di Caterina Gerardi)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...