Colaturi

Nuovo progetto di scrittura che ha il titolo temporaneo di “Colaturi”. I corpi dei condannati a morte, spesso impiccati, venivano messi su delle tavole inclinate affinché ne scolassero gli umori. Accadeva spesso che alcune persone particolarmente bisognose, rubassero a questi cadaveri i vestiti.

In uno stato che risiede tra la veglia e la morte, in cui la rêverie serpeggia tra le maglie di ferite concretamente aperte, cerco una sorta di tavola dal legno, forte e solida, capace di raccogliere gli umori di questo esistente. Umore, nel senso liquido del termine, che ha a che fare con la dissoluzione.

Questo che segue è il secondo movimento

II
una massa oscura dove
faceva calore, nel luogo dove
non osarono dire, dirci
di quale splendida apertura
era servita la carne

ed io lì a cercare, provare
piacere, rubarlo alla luce
del primo giorno, io nel tornio
delle mani
amplificavo la vita

che m’importava delle loro mani
delle voglie, degli amori
sola io con questa carne
scoprivo l’osceno in cameretta
e tentavo parole altisonanti
che cantassero la scoperta
di un corpo aperto
incline al cedimento
in una perdita metodica
e di peso e di tempo

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