L’Orto dei Tu’rat_acqua tra vento e pietra

A Milena e all’immagine “dei nostri sguardi come lenzuoli stesi su un terrazzo”

Ascolto voci, parole, desideri e sogni, progetti, idee, o semplicemente guardo gli occhi che guardano, che si chiudono, le bocche che si schiudono sorridendo, si serrano stupite dalle cose che accadono. Mi riprometto una partenza lunga, un altrove che non sia questa terra calda nel cuore del Mediterraneo, dove le cose vanno lente, dove c’è tanta chiusura ancora, tanta ignoranza. Ignoranza non rispetto al sapere, alla conoscenza ma ignoranza e povertà del cuore…

mi riprometto una partenza lunga ma fatta di ritorni, di incontri che qui tornano ad accadere
qual è questo “qui” di cui scrivo? E’ questo luogo geografico che chiamano Puglia e di cui, come qualsiasi albero o pianta o animale che qui nasce, cresce e arriva, faccio parte

le mie radici sono mobili, l’appartenenza a questa terra non è esclusiva..non conosco nessuna patria perché la mia terra è questa terra senza coordinate, senza nomi, senza muri e frontiere ma sono contenta di essere nata qui, di far parte, per come posso, di questo tessuto poliedrico attraversato da fichi, ulivi, vigneti, ciliegi, uomini e donne di culture diverse…

perché in questa terra martoriata che qualcuno vuole continuare a torturare, ferire, disossare e spolpare, ci sono tanti piccoli fermenti e movimenti che riescono a tenere viva la bellezza e la vita di queste pietre, di questa polvere, di questo mare, delle stesse persone che vi risiedono, per tutta la vita o per poco, di passaggio.

L’Orto dei Tu’rat (http://www.ortodeiturat.it/) è una di queste correnti, recentemente attraversate dal fuoco di un incendio. Luogo che ho scoperto grazie all’attenzione e alla cura di Mauro Marino. Luogo che continua ad esserci per un incontro tra poesia e territorio.

orto le mezze lune dell’Orto dei Tu’rat

L’Orto dei Tu’rat: “un’associazione culturale nata in Salento nel 2008, precisamente nel comune di Ugento (Le). Il nostro progetto è ambizioso ed unico in Europa; ispirandosi ai sistemi di raccolta idrica, diffusi nelle zone aride del Medio Oriente, si pone l’obiettivo di contrastare l’avanzamento di fenomeni erosivi e di desertificazione del territorio, sempre più critici in questa terra. Dal 2008, all’interno di un appezzamento di circa 17 mila mq, abbiamo intrapreso la costruzione di grandi strutture in pietra a secco, appunto i tu’rat o mezze lune fertili, di dimensioni variabili e orientate in determinati assi, capaci di captare i venti e arie umide provenienti dal mar Ionio. Questo meccanismo permette la condensazione di aria trasformandola in acqua, utile ad “irrigare” il suolo e nutrire alberi e piante, piantumate a ridosso delle strutture.”

In questo luogo si cerca non solo una relazione “altra” con la campagna, ma anche un dialogo con i venti, l’erba e le piante, attraverso la poesia.

Sono passati pochi giorni da “Parole sante”, presentazione dell’antologia poetica a cura dell’Orto, per Kurumuny Edizioni. Presentazione che ha visto letture di poesie, musiche, suoni, silenzi, installazioni e passi danzati…su tutto il profondo silenzio dei tu’rat, che come bocche aperte, raccolgono l’aria e i venti cercando acqua in forma di mezze lune.

Per questa serata, con Adriana Polo, musicista con cui collaboro anche con il gruppo La Cuspide Malva (https://www.facebook.com/pages/Cuspide-Malva/848371271853082?fref=ts),  abbiamo musicato due testi scritti per l’occasione e ispirati ad Antonio Verri, alla sua scrittura. Dei cinque piccoli dialoghi scritti, che ripropongo alla fine di questo testo, due hanno avuto voce cercando piccole dissonanze, piccole danze tra lettura, chitarra e canto…

E con uno stupore piccolo e prezioso, ascoltiamo le parole di amici e poeti, anche inaspettate, parole che hanno accompagnato il lento calare della luna crescente di questi giorni…parole come quelle di Fabiana Renzo, Marcello Buttazzo, Mino Specolizzi, Sergio Rotino, Paola Mancinelli, Ilaria Seclì e tanti altri.

E non solo parole..anche pietre che in un equilibrio esile svettavano verso l’alto, oltre la cenere e le sterpaglie nere del recente incendio; le pietre tirate su da Simone Franco e suonate da Roberto Gagliardi, i cui piedi sul pedale dell’armonium continuano a sorreggere visioni…

Come ricorda Marius Schneider in “Pietre che cantano”, la pietra si riscopre “colonna di pietra o albero del mondo, prodotto materiale di un’invocazione creatrice divenuta però quasi impercettibile all’orecchio degli uomini”.

In quel “quasi” dimora un possibile divenire che vada verso il rispetto della vita tutta e di tutte le sue forme oltre la distruzione a cui l’uomo talvolta sembra votarsi.

*L’antologia poetica, edita da Kurumuny, contiene tutti i testi letti durante la serata e altri componimenti. Per info: lortodeiturat@gmail.com.

cinque piccoli dialoghi

I
sotto il ventre, il ventre pesante
ahi! letto di un fiume senza fiume
ho solo pietre nel mio greto

nude teste
una accanto all’altra
aspettano
la sera che scende
e le forme confonde

la terra vacilla
sono quattro nere colombe
sul tetto che sgretola

per il sogno consumato
per il sogno preso d’assalto
una notte che era buio
una notte che era ciglio
erano mani
e un letto di stelle tremule
sotto il mio orecchio smarrito

II
maggio fa presto a venire
qui, ora
tutto è in fiore

la misura di un respiro
riposa tra calendule e margherite

nel buio, nello schianto
nel reiterato precipizio
di dita e radici
tralci
l’uno all’altro allacciati
nell’incastro che fa della parola
sedimento, resto
avanzo

III
col ventre secco
e la tua nascosta incavatura

ce ne andiamo a braccetto

ti porto a vedere le recisioni
gli sventramenti
le sozzure accatastate
i voli delle colombe
le frane
le fratture
nelle pieghe interne
nella piega aperta
la rabbia e ancora il sangue
il digrignare dei denti
le margherite che spaccano il cemento
le disseminate colombaie
le andature dei fianchi
le mani sole
le vette audaci e i voli
ancora voli
di uccelli semplici, forse passeri

scuoti da me il ventre secco
nella tua rossa incavatura
un mucchio di terra fresca
si prepara alla luce

IV
assi di legno, vetri
e pietre ben tenute in tasca
una campana allungata sulla strada

e fu il lancio della prima pietra
inizio delle cose tutte

spogliami
lava tutte le mie pene
fai di me un rogo

fammi cenere e poi fuoco

e quando rinasco
non darmi, ti prego
nessuna parola, nessun nome

V
mio ventre, mia sola luce
mia tristezza, mia schiavitù

quattro colombe nere
nel greto del fiume senza fiume

un letto di sole pietre
e una rossa incavatura

scaviamo nel greto
sento odore di pioggia

e l’aria è serena
e turgide sono le gemme
e tre sono i passeri
che l’aria tagliano col canto

(I testi qui riportati sono cinque piccoli dialoghi di Iula Marzulli, ispirati al verso di Antonio Verri “parlava a pietre una sull’altra”)

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2 pensieri su “L’Orto dei Tu’rat_acqua tra vento e pietra

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