Ghassan Kanafani_la pelle della letteratura

Traduco questo articolo che parla di Ghassan Kanafani, autore palestinese, di cui ho conosciuto l’opera vari mesi fa, inerpicandomi nel vasto territorio della “letteratura della resistenza”, dicitura coniata dallo stesso Kanafani in relazione alla letteratura palestinese. Traduco questo articolo con una leggera commozione perché il giornalista Rasem Al-Madhoon cita nomi importanti che dovremmo imparare a conoscere come Mahmud Darwish, Samih al-Qasim o l’importante studioso Edward Said, di cui rileggo costantemente Orientalismo. Traduco questo articolo, perché non vorrei fermarmi nella ricerca della parola poetica. Una parola che riesca a sostenere la propria autonomia estetica e di bellezza e, al contempo, sia capace di arrivare al cuore, di dire, di segnare vita e resistenza sulla pelle.

Un ricordo di Ghassan Kanafani

ghassan foto di Ghassan Kanafani

tratto dal seguente articolo: “Ghassan Kanafani: The Symbol of the Palestinian Tragedy” in
http://www.jadaliyya.com/pages/index/6885/ghassan-kanafani_the-symbol-of-the-palestinian-tra (articolo di Rasem Al-Madhoon)

Se ricordo bene, era l’anno 1966. Siamo corsi nella hall del Cinema Nasr a Gaza per partecipare a un seminario letterario tenuto durante una conferenza dell’Unione degli Scrittori Palestinesi. Una sorpresa ci attendeva. La presenza del giovane scrittore Ghassan Kanafani. Un uomo snello, giovane e di bell’aspetto iniziò a parlare in una lingua che univa il sogno con la realtà. Iniziò a raccontarci di quali belle poesie avesse ricevuto “dall’altra parte”. Testi censurati perché di scrittori palestinesi vissuti in Galilea. Quel giorno difatti Ghassan Kanafani lesse, tra le altre, le poesie di Mahmoud Darwish, Tawfiq Zayyad, Samih al-Qasim e Fawzi al-Asmar.

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Cominciò con queste parole: “nella nostra patria si parla con dolore/ di un amico partito e tornato in una bara “.

In seguito ho scoperto che questa sorpresa portata da Kanafani, durante la conferenza, era parte di un progetto per presentare poeti provenienti dalla Galilea palestinese ai lettori arabi, attraverso un libro che avrebbe tolto dall’oblio poeti e scrittori dimenticati e negati nei nostri libri, censurati dalla nostra stampa e sepolti nella nostra coscienza. Non avevo letto le storie di Kanafani fino alla sconfitta nella guerra del 1967. L’unica cosa che avevo letto era il suo più famoso romanzo “Uomini nel sole” (secondo me una delle sue opere più importanti).

Il romanzo era stato trasmesso a puntate dalla radio Sawt al-Arab, la stazione radio più popolare nel 1960. “Uomini nel sole” è stato pubblicato quando Kanafani aveva una ventina d’anni. Una vita breve la sua ma ricca di testi pubblicati e scritti tra letteratura, politica e giornalismo, con la costante preoccupazione per la più vasta lotta nazionale palestinese.

foto di ahlam shibli 2

Gli amici di Kanafani ricordano le sue visite quotidiane al caffè Farouq nel centro di Damasco. E Fadl al-Naqib racconta di come spesso avesse visto lo scrittore scrivere e strappare le pagine da lui scritte, aspirando sempre a qualcosa di più bello ed espressivo. Le tribolazioni di Ghassan Kanafani erano molte. Prima di tutto era un rifugiato, la tragedia più grande della sua vita. Quando era ancora un bambino gli fu diagnosticato il diabete di tipo 1. Fadl Shururu ricorda che Kanafani si iniettava da solo l’insulina e che svenne durante una conferenza al Cairo, conferenza tenuta dal sindacato dei giornalisti arabi nel 1966. Mi ricorderò sempre con affetto la storia di Kanafani circa il suo desiderio di sentire il parere del compianto Dr. Ihsan Abbas sul suo “Uomini al sole”.

Kanafani ha scritto la storia dei palestinesi costretti a fuggire dalle loro terre d’origine durante la Nakba, mentre Emile Habibi ha scritto la storia di coloro che sono rimasti nel loro paese in “The Pessoptimist”. Una volta dissi queste parole durante una intervista fatta con Habibi nel 1987 per la rivista “al-Hurriyyah”. Habibi mi chiamò in seguito per esprimere la sua gioia circa la mia dichiarazione, aggiungendo che vi era anche una terza cerchia di scrittori che avevano elevato la letteratura palestinese, riferendosi a Jabra Ibrahim Jabra. Kanafani era stato a Damasco, nel Kuwait, a Beirut, come scrittore, giornalista, e, in Libano come editore di “al-Huriyyah” e “Muhallaq Filastin”, e poi fondatore del giornale “al-Hadaf”. E ‘stato direttore di “al-Hadaf” fino all’esplosione della macchina fuori dalla sua casa a Dayiat al-Huzaimiyyah, vicino Beirut, la mattina dell’ 8 luglio 1972.

Tra letteratura e politica

ahlam shibli

Durante la sua breve vita Ghassan Kanafani scrisse romanzi, racconti e articoli giornalistici con un impegno estetico disposto a mediare con l’impegno politico. Lo scrittore parlò di queste questioni in una intervista ad una radio scandinava, rilasciata nei suoi ultimi giorni di vita. L’intervistatore gli chiese se fosse d’accordo con chi riteneva che la coscienza dei suoi personaggi avesse superato la sua. Kanafani rispose: “Nel mio lavoro politico difendo l’organizzazione di cui faccio parte. Ma nelle mie storie cerco di dare ai miei personaggi la libertà di esprimere le proprie posizioni senza riserve”.

Quanto torno ai suoi inizi letterari mi rendo conto della consapevolezza precoce di Kanafani e dell’intreccio di due caratteristiche importanti nella sua rappresentazione precisa e dolorosa della vita dei palestinesi dopo la Nakba: la tragedia della Nakba vissuta come una calamità centrale, e la misera sorte dei palestinesi sia come singoli che come comunità. Probabilmente proprio questa consapevolezza precoce ha influenzato le sue successive opinioni politiche e intellettuali.

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Come altri prima di me, mi soffermo sull’immagine delicata e sensibile che Kanafani ha dipinto della leadership palestinese durante l’anno della Nakba, rappresentata nel personaggio del camionista Abul Khaizaran che trasporta gli altri tre protagonisti nel serbatoio dell’acqua del suo camion solo per scoprire che sono morti nel caldo del deserto. Condizione che ben rappresenta la mentalità della classe media. Questa condizione è ben rappresentata in uno dei più bei capitoli di “Umm Saad”, che Kanafani ha scritto dopo la sconfitta del 1967, quando molti giovani palestinesi scelsero di aderire volontariamente al movimento di resistenza palestinese. Il capitolo porta il titolo suggestivo, “Nessuna tenda è la stessa”, che ancora considero uno dei migliori esempi di prosa palestinese. Opera che avrebbe influenzato anche il poeta Mahmoud Darwish, in particolare nel libro “In presenza dell’assenza”. *

Kanafani era un avido lettore e seguiva da vicino le opere degli scrittori emergenti. Notò il talento dello scrittore Mahmoud al-Rimawi, divenuto uno degli scrittori palestinesi più importanti, a cui gli affidò la direzione della sezione cultura del giornale “al-Hadaf”. Ha poi notato le poesie di Ahmad Dahbour scrivendo un articolo su di lui sul giornale. Articolo che Dahbour ha poi utilizzato come prefazione alla sua terza raccolta di poesie, “The Pilot di Wihdaat”.

Il regista iracheno Qasem Hawal, che a lungo ha lavorato con Ghassan Kanafani nell’ufficio stampa della sezione cinema del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, racconta che lo scrittore, un giorno, arrivò in ufficio con un testo di Edward Said, su cui aveva scarabocchiato “leggere e discutere”. Nonostante Hawal sapesse che Kanafani era più di un semplice direttore di giornale, rimase stupito da questo gesto. Dovevano i dipendenti della sezione culturale decidere se pubblicare o meno un testo di uno scrittore della statura di Said? Qasem Hawal avrebbe scoperto più tardi che Kanafani teneva a rispettare l’autorità dei redattori della sezione e a condividere, discutendo, ciò che veniva pubblicato.

Educato alla scuola Frere, Ghassan Kanafani è cresciuto nella diaspora con legame fragile alla lingua araba. A causa di questo, o forse a dispetto di questo legame fragile, ha lavorato duramente per migliorare il suo arabo, riuscendo a farne emergere le espressioni più belle e divenendo uno degli scrittori più affascinanti di lingua araba. Kanafani ha unito la tragedia umana con una sensibilità popolare che è riuscita a capire lo spirito degli emarginati ed è rimasto vicino al popolo di cui sosteneva la libertà, a dispetto di chi ha voluto interrompere violentemente il suo percorso di scrittore e di uomo.*

* Il testo di Darwish in italiano si trova nel seguente libro: “Una trilogia palestinese” a cura di Elisabetta Bartuli. (https://editoriaraba.wordpress.com/2014/06/25/trilogia-palestinese-ovvero-il-ritorno-in-libreria-di-mahmoud-darwish/)
*Ghassan Kanafani è morto in un attentato israeliano con la nipote sedicenne nel 1972, a Beirut.

Le foto utilizzate nel blog sono della fotografa palestinese Ahlam Shibli (http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=78922)

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