Le spine e le rose di Jean Genet_ “Palestinesi” I quadro

«Avant d’y arriver, je savais que ma présence au bord du Jourdain, sur les bases palestiniennes, ne serait jamais clairement dite : j’avais accueilli cette révolte de la même façon qu’un oreille musicienne reconnaît la note juste. »
Un captif amoureux, J.Genet

genet

Jean Genet, lo scrittore delle rose e del ferro tra i denti, della dolcezza e dello scherno, lo scrittore dei bordi e delle erosioni, l’uomo le cui laceranti parole ne “Il miracolo della rosa” sono ancora impresse nella mia pelle in un disperato tentativo di aprire lo sguardo alla bellezza nei luoghi in cui non ci si aspetterebbe mai di trovarla.

Riprendo il percorso tracciato da Genet perché portata dal desiderio di arrivare fino a “Un captif amoureux”, perché portata anche da un amore inspiegabile che va oltre il dato politico ed è inscritto nel volto delle donne incontrate in una terra lontana ma che appartiene, (senso di appartenenza libero dal possesso), a ciascuno di noi.

Rileggo dopo anni, “Palestinesi”, una raccolta, pubblicata da Stampa Alternativa e curata da Marco Dotti, di testi di Genet sulla questione palestinese. La raccolta si apre con lo scritto dal nome: “Palestinesi”, commenti, redatti da Genet, alle foto di Bruno-Barbey realizzate tra il 1969 e 1971 nei campi palestinesi. Le parole di Genet, segnate da un amore di cui puoi percepirne quasi il bruciore, aprono gli occhi su questioni che ancora oggi non si vogliono vedere o conoscere.

palestinesi genet

Riporto qui il commento alla immagine n.1
“Le immagini, si sa, hanno due funzioni: mostrare e dissimulare. Queste si aprono su di un combattente e il suo fucile. Perché? E perché tante armi? Perché tante fotografie che mostrano una Palestina straziata e armata? Duemila anni di umiliazioni hanno permesso di comprendere certe leve- o certi meccanismi- psicologiche e la possibilità di manipolarle a distanza. Dopo duemila anni passati nei ghetti o sotto false generalità, gli ebrei furono minacciati di genocidio. Ora conoscono le astuzie degli antichi maestri. Satanica o divina che sia, la Chiesa cattolica ha dato loro ottime lezioni in fatto di ipocrisia, ricatto evangelico o minacce. C’era da aspettarselo. La contropartita delle vessazioni è la conoscenza del potere. E’ il contrappasso di duemila anni di diaspora, ed ecco in questo modo liquidata la leggenda infamante della presunta viltà fisica degli ebrei. Gli ebrei non vogliono scomparire, né essere “assimilati”. la nazione ebraica avrà la sua patria. Ma dove? In uno spazio che forse è ancora “colonizzabile”. Si cerca. In Uganda, in Argentina, in Russia, ma Herzl è fermo sul suo progetto, il ritorno degli ebrei nella “terra promessa”.

E se, secondo la Storia, scritta da un idiota e inculcata ai bambini, gli ebrei furono cacciati dai romani, allora a pagarla saranno gli arabi. La Palestina, contadina, popolata, impoverita dall’amministrazione ottomana, resisterà alle infiltrazioni degli ebrei del mondo intero, e alla fine, sottoposta al vessatorio dominio degli inglesi, d’accordo con i nascenti movimenti sionisti, sarà invasa. (…) Gli ebrei terrorizzano, uccidono gli arabi. Quale europeo potrebbe commuoversene? La Francia terrorizza e massacra gli arabi del Nord Africa, i malgasci, gli indocinesi, i negri africani. L’Inghilterra lo fa altrove. E altrettanto fanno il Belgio, l’Olanda in Indonesia, la Germania in Togo, l’Italia in Etiopia e in Libia, la Spagna in Marocco e il Portogallo sappiamo tutti dove. Quando l’Europa è costretta a sostituire con nuove formule il colonialismo “classico”, come l’arte è “classica”, Israele riesce abilmente a sottrarsi alla protezione britannica per mettersi sotto quella americana. (…) Quel che non dice il feday –il sacrificato- di quest’immagine è la consapevolezza di non essere destinato a vedere il compimento della rivoluzione, ma la sua vittoria consiste nel solo fatto di averla iniziata.”

E quest’ultima frase di Genet, fa il verso ad un detto popolare di Sesotho, che avevo letto in un articolo che trattava della figura di Steve Bantu Biko* in Sud Africa e l’influenza della sua lotta nelle arti e nel teatro. Il detto dice “colui che costruisce un pozzo non berrà da esso. Solo coloro che verranno dopo di lui, potranno bere le fresche acque del pozzo”.

Le fotografie si chiudono con una foto di bambini palestinesi armati. Bambini armati ce ne sono e sono stati in ogni luogo, anche in Europa. No si tratta di perbenismo. I bambini non dovrebbero mai giocare con armi vere, essere esecutori di morte.

Handala Handala diu Naji Al-Ali

“Lo scopo di queste fotografie”, riprende nel commento Genet, “è quello di far meglio comprendere chi sono i palestinesi e, soprattutto, cosa sono i fedayin. Ma , se si vuole davvero comprenderli, non c’è che un mezzo: combattere con loro, come loro.” E chiude ricordando qualcosa che mai come oggi è in mezzo a noi vivo e pulsante: “un razzismo anti arabo quasi morboso è all’opera in ogni europeo, e in forme così accese che ci si potrebbe chiedere se i palestinesi possano davvero contare sul nostro aiuto, per esiguo che sia. In Francia si è appena celebrato il settantesimo anniversario di Luigi IX (…) e tanti altri, con tutte le loro crociate contro i musulmani, sono stati troppo esaltati durante il periodo in cui gli europei tennero il piede sopra la testa degli arabi (da 1830 al 1902 intendo), perché non ne resti qualche residuo. E’ dunque lecito chiedersi se la Storia (quella con la maiuscola) non sia stata scritta, nel diciannovesimo secolo, soprattutto per fermare uomini che, in buona o mala fede, disprezzassero i colonizzati. Questa, dunque, la giustificazione di una Storia che si presume atea, e certamente borghese, che ha usato le Crociate cattoliche per gli infami scopi di un colonialismo che dura ancora oggi?
Questa storia –la Storia- non è che un trucco per fare di noi nient’altro che fantocci gonfi di menzogne”.

*attivista anti apartheid che nel 1970 fondò il Black Consciousness Movement (movimento per la coscienza Nera), ucciso nel 1977 dalla polizia sudafricana.

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