Jara Marzulli_del corpo in pittura

questa insofferenza e questa gioia,
assieme mescolate
si incontrano
si fronteggiano
tra le pieghe della tela

pieghe impercettibili che cerchi di appianare
tirando agli angoli di un quadrilatero
che da sempre delinea
il bordo smrginato
della tua esperienza
della tua vita

studioL’odore del sale, studio e preparazione, 2013

Difficile scrivere della pittura di Jara Marzulli. Come parlare del pane, del cielo, della terra, del volto di mia madre, perché si tratta di qualcosa che mi accompagna da quando ero piccola, che c’è, esiste in ogni attimo, è il linguaggio di Jara.

Una delle prime sensazioni avute, nel momento in cui molto tempo fa mi dipinse, fu quella del non riconoscermi. Sì, ero indubbiamente io la donna dipinta, il mio corpo, le mie labbra, le spalle ma persisteva qualcosa di irriconoscibile. Un lato di me di cui non ero consapevole.

sorelleSolo fiori

Questa sensazione di non riconoscimento, di stravolgimento del sé, nel momento in cui ci si affida alla rappresentazione “dall’altro”, forse si inserisce in quella che Derrida chiama “la notte dell’abisso”. La notte dell’abisso si instaura tra “la cosa disegnata e il tratto disegnante”, “tra il modello e l’immagine”. E ancora: “la notte di tale abisso può essere interpretata in due modi: sia come la veglia o la memoria del giorno o, detto altrimenti, come una riserva di visibilità (…). La mia ipotesi è che il disegnatore si veda sempre in preda a ciò che, ogni volta universale e singolare, bisognerebbe chiamare l’invisto, come si dice l’insaputo”. (da “Memorie di cieco”, J.Derrida).

le naiadi Le Naiadi (disegno e preparazione)

L’invisto o l’insaputo probabilmente risiedono non solo nell’abisso che si apre tra la vista, la memoria, la cecità e il gesto ma anche tra chi si offre come oggetto/soggetto della rappresentazione e chi si fa strumento per la realizzazione di questa rappresentazione. Un tacito rapporto di corrispondenze sconosciuto ad entrambe le parti in gioco.

Diversamente dal pittore di Baudelaire, Jara non dipinge a memoria, usa un apparato fotografico, che è anch’esso parte di una sorta di rito complessivo del dipingere. Eppure credo che la memoria, rimanga essenziale nell’atto che forma il gesto di chi dipinge. Anche nel momento in cui si utilizza un supporto fotografico. Lo sguardo sarà sempre altro e altro s-velerà attraverso il velo del quadro.

marea2Marea, 2013

Le donne che si alternano nei quadri di Jara, sono donne che parlano attraverso i quadri, che guardano sé stesse e l’altro e che un po’ mangiano Jara e un po’ si fanno mangiare. Esse si raccontano, anche nel loro distendersi mute, hanno occhi che guardano. “Tu che mi guardi, tu che mi racconti”, scriveva Cavarero. Uno sguardo che si avvera, avviene, nella logica di un dono senza ritorno, senza restituzione.

blu parruccaLa scomodata

Ci sono artiste che hanno scelto di impegnarsi “contro l’egemonia della pittura”, come scrive Gabriele Schor, in “L’avanguardia femminista. Un rovesciamento radicale” (Donna: Avanguardia femminista negli anni ‘70”, Electa). Jara ha sempre dipinto e cercato l’altro/l’altra attraverso il colore, la materica presenza della linea, della sfumature, del gesso, della colla, attraverso la pittura e ciò che viene chiamata, l’arte “figurativa”.

La bellezza dell’arte, in tutte le sue forme, è nella molteplicità della resa, nell’infinità possibilità di variazione che consente la tecnica unita ad una particolare e personalissima tensione del percepire la vita che scorre o che reiteratamente cristallizza.

la sognatriceLa sognatrice

Non conoscerò mai a fondo la vita delle donne che prendono parte della mia esistenza, siano esse sorelle, cugine, amiche, compagne di lavoro ma ho la indecente fortuna di poterle guardare attraverso la loro arte, le loro mani, il loro sguardo.

Jara fa parte di questo mistero che comunque rimane intessuto nella pratica artistica e che ci rende al mondo con carne e sangue scavati dagli strumenti, siano essi pennelli, tele, videocamere, penne e parole.

La ricerca di Jara continua nonostante la indubbia difficoltà del trovare luoghi. Luoghi non neutri, ma pensati, vissuti dove l’arte non sia un futile esercizio di mondanità. Questa ricerca si realizza nel piccolo della storia, nel largo spazio del sogno e del pensiero, nel minutissimo sentire della pelle, nello stupore delle cose che tornano e consumano.

corpo unico2 Corpo unico

può un dardo silenzioso
lacerarmi le carni
e unirmi alla tua viva essenza
senza che io
a me stessa venga meno
io che me non conosco
e tu, che tutta sconquassi e apri

Riferimenti e immagini: http://www.jaramarzulli.it/, f.

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