SAYED DARWISH, il canto dell’Egitto

L’articolo è tratto dal sito “Alakhbar” (http://english.al-akhbar.com/node/2858). E’ del 2011 ma mi pare importante tradurlo, non solo perché è un bell’articolo ma perché da conto di un mondo culturale che sempre si muove durante le rivoluzioni. Anche lì dove la guerra più sanguinosa sempre distruggere tutto.
Grazie a Serene Assir, autrice dell’articolo, pubblicato su Alakhbar il 28 dicembre 2011

SAYED DARWISH, il canto dell’Egitto

sayad darwish 2 Sayed Darwish

Dopo la sua scomparsa e a distanza di un anno dalla rivoluzione, il compositore e musicista Sayid Darwish rimane la fonte principale d’ispirazione per i musicisti della rivoluzione egiziana.
Dopo cinque giorni di sanguinosa repressione da parte dell’esercito e delle Forze di Sicurezza Centrale sui manifestanti del Cairo, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza contro il Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), giovedì 23 dicembre 2011.

Molti hanno cantato l’inno nazionale egiziano, “Beladi, Beladi” (Mia patria, mia patria). La canzone fu scritta originariamente dal musicista rivoluzionario Sayed Darwish (1892-1923).
Attraverso questo canto, la gente ha ribadito il proprio amore per l’Egitto, nel momento in cui lo scontro con lo SCAF veniva etichettato dai media ufficiali come non patriottico e distruttivo.

I suoni della strada diventano parte della musica

Nato nel 1892, Sayed Darwish ha cantato l’amore, il quotidiano, la politica, la povertà e la mondanità. Rivoluzionario, anti imperialista, popolare e patriottico insieme, le sue canzoni trasmettevano, con una forte dose di umorismo e finezza, l’essenza dello spirito egiziano. Per questa ragione, quando gli egiziani sono insorti contro i governanti nel 2011, le canzoni di Darwish, anche decenni dopo la sua morte, erano più che mai attuali.

Nonostante la precoce morte, alla sola età di 31 anni, Darwish fu un compositore prolifico. Veniva da una povera famiglia di Alessandria e si dedicò a numerosi lavori umili che lo misero direttamente in contatto con il popolo egiziano. Essendo parte della gente di cui cantava, non soffrì dell’ipocrisia che si celava nella distanza tra gli artisti delle classi agiate e il popolo. La sua voce veniva direttamente dalla gente. Nessun dubbio. La vita quotidiana della gente entrava direttamente nella sua musica.

Darwish fu testimone della decadenza dell’Impero Ottomano che dava l’avvio alla ridefinizione dell’identità nazionale egiziana. Significato il supporto di Darwish alla rivoluzione contro l’imperialismo britannico. La canzone “Ya Balah Zaghlouli”, per esempio, fu un vero e proprio colpo all’impero, in un momento in cui ogni menzione pubblica al leader nazionalista egiziano e fondatore del partito Wafd, Saad Zaghloul, era proibita dalla Gran Bretagna.

“Scrivere di una donna che vende per strada datteri chiamati zaghlouli, non rompeva solo i muri della censura Britannica”, spiega il cantante palestinese Reem Kelani, residente in Inghilterra. “Spezzava tabù con finezza e umorismo. Darwish divenne rivoluzionario richiamando simboli che venivano direttamente dalla strada”, dice Kelani. ‘Ya Balah Zaghlouli’ divenne in poco tempo popolarissima.

Anche la rudezza della voce di Darwish era parte del suo fascino. Non aveva pretese di perfezione, le sue musiche erano registrate su mezzi rudimentali e furono reinterpretate da diversi musicisti e cantanti, incluso la diva libanese Fayruz.

https://www.youtube.com/watch?v=s7LP5KicQyU, Bellissima versione interpretata da Fayruz di “Al-Helwa Di”.

Fairouz, una delle artiste più emblematiche della regione, cantò diverse canzoni di Darwish, come “Al-Helwa Di”. La canzone, oggi parte della cultura popolare araba e del repertorio musicale per bambini, racconta della storia di una bellissima giovane donna che si alza al mattino per affrontare il suo lavoro quotidiano. In realtà racconta della problematica situazione dei lavoratori, come essi si preparano al cominciare del giorno. Secondo una linea tratteggiata da colori rivoluzionari, la canzone ricorda ai ricchi che “anche il povero ha un Dio” e ha eguali diritti di un ricco.

Tornando all’inno nazionale

Una parte precipua della rivoluzione contro il Sistema che Mubarak rappresentava, è stata il ritrovare l’urgenza di far coincidere l’identità nazionale egiziana con l’identità popolare.
Come in ogni atto di resistenza contro il potere, riaffermare la sovranità popolare significa anche riprendere i simboli nazionali, come la bandiera o l’inno. La risonanza del canto “Beladi, Beladi”, è dovuta dal fatto che le sue parole sono basate sul discorso anti-britannico del leader nazionalista egiziano Mustafa Kamel.

“Per anni, la gente che si è opposta a Mubarak, non ha posto nessuna attenzione all’inno nazionale, nonostante veniva mandato attraverso TV nazionale e radio. Questo perché l’inno era stato svuotato di ogni significato”, dice il giovane attivista e membro del Fronte Civile per il movimento di recupero dell’Egitto, Mohammed al-Hamidi.“Ma dopo la rivoluzione, l’inno ha riacquistato tutto il suo senso”. Al-Hamidi aggiunge che, dopo la caduta di Mubarak, l’inno ha ritrovato la sua significativa presenza più nelle strade che nella TV nazionale.
Numerose le canzoni di Darwish cantate lungo tutto il paese negli anni passati. Tra cui si sottolinea la presenza del canto “Qum Ya Masri” (Alzati, oh egiziano!), scritta nel 1919. Nello stesso anno iniziava la ribellione contro il governo britannico. Tre anni dopo l’Egitto divenne indipendente.

L’eredità di Darwish: cercando una nuova voce per l’Egitto

La presenza di Darwish è stata così significativa che è difficile che un artista arabo non sia influenzato dalla sua opera.
Il cantautore e street-performer Fadi Farid, 31 anni, spiega che vuole seguire il percorso segnato da Darwish e stare il più tempo possibile in strada. Farid è uno dei principali pilastri dei sit-in organizzati al Cairo. “Sin dall’inizio della rivoluzione, ho vissuto un costante processo di crescita”, spiega Farid, “La strada è la mia casa ora”.

Durante il sit-in di tre settimane, iniziato il 25 Novembre, davanti ai cancelli del governo egiziano, Farid improvvisava musica e canti per gli attivisti. Tra le sue interpretazioni c’erano canti di protesta influenzati dal blues e da musica nubiana, con l’utilizzo di slang egiziani.
Uno di questi canti parla del rapporto di un asino col suo proprietario, facendo riferimento direttamente al rapporto della gente con i propri governanti. Come Darwish, il giovane compositore Farid, unisce nei canti linguaggio parlato, slang, che difficilmente sono comprensibili a chi non è del luogo.

Ma Darwish non è il solo ad influenzare i musicisti rivoluzionari egiziani. Il compositore Sheikh Imam ha avuto un forte impatto sulla cultura popolare tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Scrisse canzoni come “Ya Masr Umi Wa Shiddi al-Hel”, che potrebbe essere tradotta in: “Oh Egitto, Alzati e Muoviti”.

Imam ha lavorato a stretto contatto con il poeta Ahmed Fouad Negm. Il loro lavoro era politico e tendeva a criticare le autorità. Furono arrestati e imprigionati diverse volte, per essersi espressi liberamente.
Ma l’opera di Darwish rimane più radicata nelle vite degli egiziani. Darwish cantò l’Egitto ma anche l’amore e la mondanità, proprio perché intimamente legato alla vita di ogni giorno e non solo ad ideali politici.

Per Aya Hemeida del gruppo Eskenderella, i musicisti del 2011 dovevano ancora raggiungere quel livello di coinvolgimento con la popolazione della rivoluzione, simile a quello raggiunto da Darwish con la sua opera e la sua presenza.
“Abbiamo una lunga strada da percorrere prima di riuscire ad essere la voce del popolo che oggi si ribella all’oppressione. Noi, come attivisti politici e culturali, potremmo raggiungere un certo rilievo. Ma non siamo noi che paghiamo il prezzo della rivoluzione. Sono stati i poveri che sono scesi a campo aperto, mentre noi abbiamo solo applaudito”, dice la ventitreenne Hemeida.

I dieci membri del gruppo Eskenderella sono per la maggior parte influenzati da Darwish e dal poeta Fouad Haddad. La band era presente in strada sia durante la rivoluzione del 25 gennaio che nelle proteste contro la violenza dello SCAF.

Eskenderella ha infiammato la folla attraverso le canzoni di Darwish, come “Qum Ya Masri” e con pezzi originali come “Rageen” (Torneremo), nel quale viene cantato: “la luce sicuramente verrà.”

Per Hemeida, la strada per una reale libertà è appena iniziata. “Ciò a cui abbiamo assistito è solo l’inizio”, dice la musicista, spiegando che la maggior parte della gente nel paese non ha ancora trovato una adeguata espressione dei propri bisogni e della propria situazione nella musica dei musicisti contemporanei.

“L’esplosione dell’energia deve ancora venire”, aggiunge Hemeida. “E’ chiusa sotto la superficie. Sicuramente molte cose sono cambiate ma finché l’arte non sarà lo specchio della gente”, così come era per Darwish, “non potremo ancora dire che la rivoluzione è completa”.

Belady, Belady (La mia patria, la mia patria): Estratto dall’inno nazionale
La mia patria, la mia patria, la mia patria,
Il mio cuore e il mio amore per essa.
La mia patria, la mia patria, la mia patria,
Il mio cuore e il mio amore per essa.

Egitto! Oh madre di tutte le terre,
Mia speranza e mia ambizionen,
Come contare
le benedizioni del Nilo per l’umanità?

Qum Ya Masri (Alzati, oh Egiziano)
Alzati, oh egiziano, l’Egitto sempre ti chiama,
guidami alla vittoria, la vittoria è il tuo debito e dovere,
la mia felicità piegata davanti ai vostri occhi
e l’orgoglio della mia gloria perso dalle tue mani.
Guarda i tuoi nonni
Nelle loro tombe giorno e notte

*(i canti dei gruppi menzionati si possono ascoltare sul sito dell’articolo)
la tua fermezza può redimerli.

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