LETTERATURA DELLA RESISTENZA-LITTERATURE OF RESISTANCE/PALESTINE

Performance Still 1985, 1995 by Mona Hatoum born 1952
(Mona Hatoum, “Performance Still” -1985,1995)

Credendo fortemente nel valore di resistenza della poesia, inizio a tradurre ciò che riesco a trovare rispetto a ciò che si potrebbe chiamare, citando Kanafani, “letteratura della resistenza”. Resistenza in quanto esiste e resiste non solo in territori di guerra ma anche là dove –luogo fisico o dell’anima- diventa arduo vivere. In tal senso, personalmente, credo che la poesia sia in modo assoluto, uno strumento di resistenza nell’esperienza della vita umana.

Non si tratta di un documento recente e sono sicura che anche oggi, in questi stessi territori, fioriscono poeti.

Il documento qui tradotto “POETRY OF RESISTANCE IN OCCUPIED PALESTINE” contiene i seguenti testi:
Un breve saggio su La Letteratura Palestinese di Ghassan Kanafani e le poesie L’impossibile di Tawfiq Zayyad, Innamorato dalla Palestina di Mahmoud Darwish, L’esilio di Salem Jubran, Safad di Salem Jubran, Una lettera da una bancarotta di Sameeh Al Qassem, La reazione di Mahmoud Darwish, L’ulivo di Tawfiq Zayyad, A Cristo di Fadwa Tuqan, Antigone di Sameeh Al Qassem, Sempre vivo di Fadwa Tuqan, Carta d’Identità di Mahmoud Darwish, Lettera dalla prigione di Sameeh Al-Qassem.

Believing in the value of resistance of the poetry, I start a work of translation about, using a quotation from Kanafani, it is called “literature of the resistance”. Resistance in its meaning of being and resist in life, not only in territories of wars and conflicts but also in any place (physical and soul-places) where it is hard to live. In this sense, I think poetry is the absolute instrument of resistance according to the experience of the human being.

(Text in English: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&ved=0CDsQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.24grammata.com%2Fwp-content%2Fuploads%2F2014%2F07%2FPoetryOfResistance_Sulafa_Hijjaw-24grammata.comi_.pdf&ei=M-nRVIq4NYTmUsyVg5AL&usg=AFQjCNEMvSeWRQq_xskyxyyrQjEH441gdw&sig2=Y8LCKogGO2VvwqwrPmk3mQ&bvm=bv.85076809,d.d24)

POESIA DELLA RESISTENZA NELLA PALESTINA OCCUPATA
Tradotto in inglese da SULAFA HIJJAWI
Pubblicato dal Ministero della Cultura (Baghdad- Iraq), 1968
Versione presente rivisitata e pubblicata nel 2009

LETTERATURA PALESTINESE (da “Letteratura della resistenza nella Palestina Occupata”)
di Ghassan Kanafani

La guerra in Palestina portata avanti dai sionisti nel 1948 portò ad un cambiamento radicale e disastroso nel numero e nella struttura sociale della popolazione araba dei Territori Occupati. Su 200.000 arabi, circa i tre quarti di coloro che rimasero in Palestina, erano agricoltori. La maggior parte delle città furono evacuate durante e dopo la guerra. Questo svuotamento portò ad uno sconvolgente deterioramento delle condizioni sociali degli arabi, dovuto al fatto che le città erano centri di irradiazione politica e culturale.
Non appena i sionisti conclusero il loro accerchiamento militare, cominciarono ad imporre rigide misure oppressive; era il momento giusto. Lo scopo principale era di sradicare ogni traccia della cultura araba e impiantare i semi per nuovi assetti socio-culturali che potessero maturare, integrando la politica sionista e la vita letteraria.

La letteratura palestinese, fino a quel tragico momento, faceva parte della principale corrente letteraria araba, sorta nella prima metà del XX secolo, influenzata da scrittori egiziani, siriani e libanesi. I maggiori scrittori palestinesi dovevano la loro notorietà alle capitali arabe che li avevano accolti e sostenuti. Ma molti fattori contribuirono a diminuire il valore della letteratura palestinese, nel momento in cui essa era in una posizione preminente all’interno dell’arena politica e della lotta per il nazionalismo arabo.
Dopo il 1948, la letteratura palestinese sfociò in un nuovo movimento letterario che potrebbe essere definito come letteratura dell’Esilio, piuttosto che letteratura dei Rifugiati (Refugee literature). La poesia riuscì a raggiungere ragguardevoli progressi, in termini di qualità e tecnica. Al breve periodo di silenzio, dopo la guerra del 1948, seguì un grande risveglio e la poesia nazionale cominciò ad accordarsi al fervore della gente. Essa interagì con gli arabi e la letteratura straniera e gradualmente ruppe le regole tecniche tradizionali, rifiutò i vecchi eccessi sentimentali ed emerse con un unico sentimento profondo di tristezza, legato alla realtà della situazione.

Dall’altra parte, la letteratura della resistenza (Adab al-Muqawwama), all’interno dei Territori Occupati, andava assumendo differenti sfumature. La spina dorsale della letteratura araba nella Palestina Occupata era scomparsa con l’emigrazione di una intera generazione di scrittori e uomini di cultura. Coloro che rimasero in Palestina costituivano una società in prevalenza rurale, soggetta ad una persecuzione politica e culturale senza eguali nel resto del mondo.

I seguenti punti potrebbero chiarire la reale situazione che venne a crearsi fra gli arabi all’interno dei Territori Occupati:
1) la maggioranza dei palestinesi rimasti non era in grado, data la condizione sociale di appartenenza, di creare una nuova generazione di scrittori e artisti;
2) le città arabe che ricevevano e incoraggiavano i giovani talenti delle aree rurali furono trasformate in citta proibite del nemico;
3) la popolazione araba era completamente isolata e non aveva contatti con i paesi arabi;
4) la legge militare sionista impose alla popolazione araba restrizioni tiranniche e censurò le produzioni artistiche;
5) pubblicazione e distribuzione subirono forti limitazioni;
6) per gli arabi non esisteva la possibilità di imparare lingue straniere. A pochissime persone era permesso entrare nelle scuole superiori e praticamente a nessuno era permesso frequentare l’università.

Ogni volta che leggiamo un testo di letteratura, dovremmo ricordare che la popolazione araba era costantemente in lotta per il proprio diritto di espressione ed esistenza, all’interno di un contesto di persecuzioni e torture. In questo contesto, ciò che la letteratura riuscì a raggiungere, fu la cristallizzazione di una propria forma di espressione, che assumeva i contorni di una palpitante letteratura della resistenza. in questo contesto, è facile capire perché la poesia risultava essere in prima fila nella chiamata alla resistenza, data la sua capacità di essere trasmessa di bocca in bocca e di “resistere” anche senza pubblicazioni. Questo spiega perché la poesia era inizialmente ristretta a forme tradizionali facili da imparare a memoria e capaci di richiamare velocemente sentimenti e sensazioni.

La prima esplosione poetica fu principalmente caratterizzata dalla lirica d’amore. Pian piano, accanto alla poesia tradizione e vernacolare, cominciò ad apparire il primo nucleo della poesia della resistenza. In effetti, la poesia popolare, giocò un grande ruolo nella storia della Palestina e sin dagli anni venti era famosa in tutto il mondo arabo. Pressappoco ogni palestinese conosceva e recitava la seguente poesia popolare che fu improvvisata da un combattente palestinese prima di essere giustiziato dal Mandato Britannico, nel 1936:

Notte, rimani ancora un poco
fino alla fine del canto del prigioniero.

All’alba, la sua ala fluttuerà
e l’impiccato oscillerà nel vento.

Notte, rallenta il tuo passo
lascia che il mio cuore a te si apra,
forse hai dimenticato chi sono e i miei guai.

Pietà, quanto le mie ore sono scivolate
nelle tue mani.

Non credere stia piangendo per paura,
le mie lacrime sono per il mio paese
e per un nido di uccellini affamati
senza padre.
Chi li nutrirà dopo di me?

E i miei due fratelli,
prima di me oscillarono sul patibolo.
E come passerà i suoi giorni mia moglie?
Sola, in lacrime?
Non ho neanche lasciato al suo polso
il suo braccialetto
quando il mio paese urlò per le armi.

La lirica popolare si impose, dopo il 1948, per almeno dieci anni e fu mezzo di espressione per la gente sconfitta. La poesia popolare dominava ogni manifestazione della vita. Matrimoni diurni, sedute serali e qualsiasi altro tipo di riunione, furono trasformati, per effetto di queste poesie, in fiere e violente manifestazioni, incuranti del fuoco dei militari.

Molti poeti popolari furono messi in prigione o confinati con severissime restrizioni. Con l’espansione del movimento della poesia popolare le forze occupanti rafforzarono le misure oppressive, uccidendo alcuni poeti e non permettendo le riunioni tra arabi. Questo tipo di misure non riuscì a fermare il movimento di resistenza che rimase in quiescenza solo per tornare successivamente a bruciare, con intensa forza e vitalità. Con gli inizi degli anni ’60, abbastanza sorprendentemente, emerse una nuova corrente letteraria. Corrente caratterizzata da forme coraggiose, piene di vitalità e ottimismo e cariche di un atteggiamento di sfida, a differenza dei poeti in esilio dello stesso periodo, i quali erano principalmente tristi e veementi.

I dieci anni precedenti questa nuova esplosione poetica, possono essere meglio descritti come un periodo di integrazione e identificazione dello spirito arabo con la causa della lotta. Coloro che, sconfitti e senza aiuto, avevano ripreso ad amare la poesia durante i pochi anni seguiti al 1948, cominciarono, agli inizi degli anni ’60, a promuovere una reale forza di resistenza, con fiducia e coraggio.

La poesia d’amore fu il risultato dei sentimenti di solitudine e deprivazione che avevano sopraffatto la popolazione araba dopo il 1948. Il sentirsi una minoranza sconfitta lascia il posto a un cambiamento segnato da un senso di sfida.
La resistenza non fu una scelta facile; era piuttosto una battaglia giornaliera con un nemico feroce. Una questione di vita o di morte. E, nel momento in cui le misure persecutori divennero più aspre, la resistenza si consolidò.

Contrariamente a quanto avveniva per i poeti in esilio, la poesia della resistenza emergeva con uno spirito rivoluzionario stupefacente, completamente libero dalla tristezza e dal rimpianto. Questa poesia affiancava gli sconvolgimenti politici dei paesi arabi.

La poesia della resistenza non fu solo testimonianza di un cambiamento nei significati e negli effetti poetici ma fu anche mutamento di forme e tecniche. Essa rifiutò le forme poetiche tradizionali e adottò quelle moderne senza perdere forza. La poesia della resistenza risorse attraverso vari mezzi di espressione:

Amore: l’amore per la donna è completamente integrato con l’amore per la patria. La donna e la terra sono assimiliate in un unico grande amore e trasformate nella grande causa della liberazione.

Satira: il nemico è ridicolizzato, così come i suoi seguaci, e gli atti di repressione sono espressi con amara ironia. Questa corrente esprime la transitorietà degli avvenimenti che, prima o poi, si ritengono volgeranno ad un cambiamento o terneranno alla normalità.

Provocazione e sfida: il nemico viene messo faccia a faccia con lo spirito impavido e fedele dei combattenti. E’ interessante notare che la letteratura della resistenza si caratterizza con l’essere principalmente di sinistra.

Queste forme furono il prodotto delle circostanze che dominavano la vita palestinese, circostanze che possono essere riassunte come segue:
1) La maggioranza della popolazione araba era rurale ed era profondamente coinvolta nelle rivoluzioni e nelle sollevazioni che ebbero luogo prima del 1948 contro il Mandato Britannico. Fu questa parte della popolazione a ricevere il colpo più duro nel 1948;
2) le pessime condizioni di vita nelle quali viveva la popolazione nella lotta quotidiana per il pane;
3)il fatto che l’esistenza del nemico fu il prodotto degli schemi imperialistici e capitalistici, la cui odierna continuazione è sostenuta per la maggior parte dal capitalismo. Inoltre, la poesia della resistenza fu una sfida verso tutti i credenti sionisti. Si tratta di un tipo di letteratura basata sul ragionamento e non sul sentimento puro.

La poesia della resistenza è un anello fondamentale della catena della rivoluzione araba permanente e va di pari passo con il movimento progressista arabo. Essa è stata in grado, a dispetto di tutti gli ostacoli, di crescere e divenire una forma letteraria concreta, presentando l’intima personalità del poeta combattente.

L’IMPOSSIBILE
Tawfiq Zayyad

E’ molto più semplice per te
Spingere un elefante attraverso la cruna di un ago,
Prendere pesci fritti nella galassia
Spegnere il sole,
Imprigionare il vento,
O far parlare un coccodrillo,
Che distruggere con la persecuzione
Il luccicante bagliore di un credo
O controllare la nostra marcia
Per la nostra causa
Un unico passo…

INNAMORATO DALLA PALESTINA
Mahmoud Darwish

Come una spina nel cuore sono i tuoi occhi
Laceranti ma adorabili,
Li difendo dalla tempesta
E li conficco nelle profondità della notte e del dolore
La ferita illumina migliaia di stelle
Il mio presente compie il loro futuro
Più caro di me stesso
E dimentico come i nostri occhi si incontrarono
gemelli dietro il cancello.

Le tue parole erano il mio canto
Tentai di cantare ancora
Ma l’inverno venne sul roseo labbro.
Le tue parole, come una rondine, valorano via
Così la mia porta e la soglia invernale
Volarono dietro di te, desiderandoti
E i nostri specchi si spezzarono
La tristezza crebbe
Così raccogliemmo le schegge del suono
Ma solo imparammo il lamento del paese natale
Dovremmo piantarlo assieme
Sulle corde di una chitarra
E sul tetto della nostra catastrofe,
La suoneremo
Per lune stravolte e pietre
Ma ho dimenticato, oh tu la cui voce non conosco,
Sia la tua partenza
Che il mio silenzio
Che arrugginirono la chitarra.
L’ultima volta ti vidi al porto
Viaggiatore solo, senza parenti
Senza valigia
Corsi verso di te come un orfano
Interrogando la saggezza degli antenati:
Come può un frutteto essere sradicato
In una prigione, verso un esilio o un porto
E nonostante il viaggio, e l’odore dei sali
E degli struggimenti, rimanere
Sempre verde?

E scrivo il mio diario;
Amo le arance e odio i porti.
Poi ancora scrivo:
Rimasi al porto
Ed era inverno
Sole avevamo bucce di arancia,
Dietro di me
Il deserto.

Ti vidi nelle montagne spinose
Un pastore senza gregge, inseguito
E tra le rovine
Tu sei stato il mio giardino
Ed io lo straniero
Che bussava alla porta, il mio cuore
Battendo al mio cuore
La porta, la finestra, il cemento e le pietre
Ritto.


Lo giuro
Dalle ciglia dell’occhio io intesserò
Un fazzoletto per te
E su di esso un poema per i tuoi occhi.


Scriverò su di esso una frase
La più cara tra i martiri e i baci;
“Lei era palestinese, e ancora lo è”!

Scagliai porte aperte sulla tempesta.


Vergine compagno, fedele grano,
Palestinesi sono i tuoi occhi e i tatuaggi,
Palestinese è il tuo nome
Palestinesi sono i tuoi sogni e le preoccupazioni
Palestinese è la tua sciarpa, il tuo piede, la tua forma
Palestinesi sono le tue parole e il tuo silenzio
Palestinese è la tua voce
Palestinese in vita e in morte,
Ti tengo nei miei vecchi libri
Un fuoco per i miei canti

L’ESILIO
Salem Jubran

Il sole cammina sul confine
Armi mantengono il silenzio
Una allodola inizia il suo canto mattutino
In Tulkarem*
E vola via per bere
Con gli uccelli di un Kibbutz*
Un asino solitario gironzola
Lungo la linea del fuoco
Inosservato dal plotone
Ma per me, tuo spodestato fratello, il mio paese natale
Tra i tuoi cieli e i miei occhi,
Un tratto di confini murati
Oscura la vista!

*città palestinese nel nordovest dei Territori Palestinesi della Cisgiordania.
*Kibbutz, è forma associativa volontaria di lavoratori dello stato di Israele, basata sul concetto di proprietà comune e su di un principio rigido di uguaglianza.

SAFAD
Salem Jubran

Sono uno straniero Safad
E anche tu,
Le Case mi salutano
Ma i loro abitanti
Mi ordinano di andar via
Perché vaghi per le strade, arabo?
Perché?
Se saluti
Nessuno ti risponderà
I tuoi parenti sono stati qui
Finché non sono andati via
E nessuno è rimasto
Il funerale del giorno
Siede sulle mie labbra
E nei miei occhi
Lì siede l’umiliazione di un leone
Farwell
Farwell Safad!

IL NEMICO DEL SOLE
Sameeh Al Qassem

Potrei perdere il mio pane quotidiano, se vuoi
Potrei vendere i miei vestiti e il mio letto
Potrei diventare un tagliatore di pietra, o un portiere
O un facchino
Potrei cercare il cibo nella ciotola degli animali
Potrei crollare, nudo e affamato

Nemico del sole
Non mi rassegnerò
E alla fine
Resisterò.

Potrai rubarmi l’ultimo palmo di terra
Potrai prosciugare la mia giovinezza nei buchi della prigione
Rubare ciò che mio padre mi ha lasciato:
Mobili, vestiti o vasi,
Potrai bruciare le mie poesie e i libri
Nutrire il tuo cane con la mia carne
Imporre l’incubo del tuo terrore
Nel mio villaggio
Nemico del sole
Non mi rassegno
E alla fine
Resisterò.


Nemico del sole
I segni della gioia e le urla
Di felicità e gli inni
Sono al porto
E all’orizzonte
Una vela sta sfidando il vento e l’oceano
Vede superare tutte le sfide
E’ il ritorno di Ulisse
Dai perduti mari
E’ il ritorno del sole
E il ritorno di colui che fu cacciato
E per amor loro
Lo giuro
Non mi rassegno
E alla fine
Resisterò!

LA REAZIONE
Mahmoud Darwish

Cara madrepatria
Le mie catene mi insegnano
Il vigore dell’aquila
E la tenerezza dell’ottimista
Non sapevo che sotto la nostra pelle
C’è un nascere di tempeste
E un connubio di rivoli.
Mi hanno chiuso in una cella buia
Il mio cuore luccicava con soli di torce
Hanno scritto il mio numero sui muri
Hanno alimentato un pascolo di pannocchie di grano
Sul muro, e sui muri disegnato il volto del mio boia
Il volto fu presto cancellato dalle ombre delle trecce
Ho intagliato un dipinto del tuo volto insanguinato
Con i miei denti
E scritto la canzone delle sofferenze in partenza
Ho immerso la mia sconfitta nella carne dell’oscurità
E messo le mie dita nell’aria assolata
I conquistatori, sulla cima del tetto,
Possono solo aprire le valvole
Dei miei terremoti.
Non potranno vedere se non il bagliore della mia fronte
Non potranno ascoltare se non il rumore delle mie catene
E se fossi bruciato sulla croce della mia causa
Diverrei un santo nelle vesti di un lottatore.

L’ULIVO
Tawfiq Zayyad

Poiché non lavoro a maglia*
Poiché sono sempre cacciato
E la mia casa sempre colpita.
Poiché non posso avere un pezzo di carta,
Devo intagliare le mie memorie
Sull’ulivo nel cortile.

Devo intagliare le mie amare riflessioni,
Scene d’amore e di struggimento.
Per il mio bosco di arance rubato
E le perdute tombe dei miei morti.

Devo intagliare tutti i miei sforzi
Per amor di memoria
Nel momento in cui la annegherò
Nella concitazione del trionfo

Intaglierò il numero seriale
Di ogni pezzo di terra rubato
Il luogo del mio villaggio sulla cartina
E le case saltate in aria,
Gli alberi sradicati
Ed ogni fiore schiacciato
E tutti i nomi degli esperti in tortura
I nomi dei prigionieri….

Intaglierò dediche
Per le memorie conficcate nell’eternità
per la terra insanguinata di Deir Yasin*
E Kufur Qassem *.

Intaglierò il cenno del sole
E il sospiro della luna
E ciò che richiama l’allodola
Di un amore abbandonato.

Per amor del ricordo,
Continuerò ad intagliare
Tutti i capitoli della mia tragedia
E tutti i passi di ciò che fu Al- Nakbah*
Sull’ulivo del cortile!

* Fa riferimento a Madame Lafarge, che era solita ricamare I nomi dei traditori su di un panno che poi spediva ai rivoluzionari francesi durante la Rivoluzione Francese.
*Deir Yasin, villaggio arabo massacrato nel 1948
* Kufur Qassem, villaggio arabo-israeliano in cui furono massacrate circa 50 persone durante l’offensiva israeliana del 1956
* Al- Nakbah, esodo palestinese a seguito dell’occupazione israeliana del 1948 succeduta al termine del Mandato Britannico.

A CRISTO NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO
Fadwa Tuqan

Signore, Gloria dell’universo
Nel giorno del tuo Compleanno quest’anno
Tutte le gioie di Gerusalemme sono state crocifisse
Tutte le campane, oh Signore
Sono mute!
Per duemila anni,
Non ci fu silenzio nel giorno del tuo compleanno
Tranne quest’anno
Le cupole sono ora in lutto
Il nero dal nero è avvolto
Nella Via Dolorosa,
Gerusalemme è frustata
Sulla croce
Sanguinante
Nelle mani del boia.
Il mondo è inflessibile davanti alla tragedia
La luce ha lasciato lo spietato perduto maestro
Chi non accese una candela
Chi non versò una lacrima
Per lavare le sofferenze di Gerusalemme
I vignaioli hanno ucciso l’erede, oh Signore,
E usurpato la vigna
I vignaioli hanno ucciso l’erede, mio Signore
L’uccello del peccato è volato simile a una piuma
tra i peccatori del mondo
Per dissacrare la castità di Gerusalemme
Maledetto demone,
Persino odiato dallo stesso Satana.

Oh Signore, Gloria di Gerusalemme
Fuori dal pozzo dell’agonia
Fuori dall’abisso
Fuori dai recessi della notte
Fuori dall’orrore
Il lamento di Gerusalemme sale verso di te
Misericordia, Signore
Risparmiale questo calice!

ANTIGONE
Sameeh Alqassem

Uno
Due
Tre
Avanti
Avanti
Vittime di ciechi Dei
Immmolato ariete
All’altare della lussuria
Di questi Tempi Bui

Uno
Due
Tre
Mano nella mano
Lasciaci attraversare questo folle percorso!

Oh Padre
Ci sono ancora due occhi
Sul tuo volto
E continui ad avere due piedi
Sulla tua terra

Perciò colpisci, nella notte,
La peggiore catastrofe nella storia umana
Lasciaci creare
Lungo la notte
Un’alba per la vita.

Oh Padre,
Se il demone delle sofferenze
Strappasse i tuoi occhi
Sarei il tuo lampo nella notte
Berrei dall’olio della fede
E domani, padre, lo giuro
Porterei indietro
Ciò che i peccati del pirata
Hanno da te rubato
Lo giuro, padre, nel nome del Signore
e in quello degli Uomini!

Uno
Due
Tre
Avanti!
Avanti!

SEMPRE VIVO
Fadwa Tuqan

Mia amata patria
Non importa quanto ancora la macina
Della sofferenza e dell’agonia si agiterà
Nella distesa desolata della tirannia,
Non riusciranno mai
A strapparmi gli occhi
O uccidere le tue speranze e i sogni
O crocifiggere il tuo desiderio di rivalsa
O rubare il riso dei bambini
O distruggere e bruciare,
Perché fuori dalle nostre profonde pene,
Fuori dal tremore della vita e della morte
La vita rinascerà ancora…..

CARTA D’IDENTITA’
Mahmoud Darwish

Scrivi
Sono un arabo
Il mio numero è 50.000
Ho otto figli
Il nono verrà la prossima estate
Sei arrabbiato?
Scrivi
Sono un arabo
Taglio pietre coi miei compagni
I miei figli sono otto
Schiaccio la roccia
Per guadagnare il pane,
Un vestito e un libro
Per loro.
Ma non supplicherò alla tua porta per elemosina
Non mi sentirò piccolo
Davanti alla tua dimora
Sei arrabbiato?
Scrivi
Sono un arabo
Sono un nome senza titolo
Pazienza, in un paese
Dove chiunque altro è molto arrabbiato
Le mie radici affondano profonde –prima degli albori del tempo
Prima degli inizi delle ere,
Prima del Cipresso e dell’Ulivo
Prima che nascessero i prati,
Mio padre apparteneva alla famiglia dell’aratro
Non era un gran casato
Mio nonno era un agricoltore, senza pedigree
Mi insegnò la grandezza del sole
Prima ancora dei libri
La mia casa è una capanna
Fatta di canne e steli
Sei soddisfatto del mio grado?
Sono un nome senza titolo!


Scrivi
Sono stato derubato delle mie vigne avite
E della terra che usavo coltivare con tutti i miei figli
Nulla è rimasto per noi e per i miei nipoti
Se non le pietre
Mi proibirai di prenderle?
Così è

Scrivi
All’inizio della prima pagina
Non odio nessuno
Non ho rubato niente
Ma quando sarò affamato
Mangerò la carne dei miei ladri
Perciò guardati…guardati
Dalla fame e dalla furia!

UNA LETTERA DALLA PRIGIONE
Sameeh Al Qassem



Mi fa male, Madre
Che tu scoppi in lacrime
Quando i miei amici
Ti chiedono di me
Credo, Madre
Che lo splendore della vita
E’ nato nella mia prigione
E credo che il mio ultimo visitatore
Non sarà un cieco pipistrello
Venuto a mezzanotte.
Il mio ultimo visitatore sarà la luce del giorno

(Nota: chiunque voglia segnalare una traduzione impropria è il benvenuto)

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