CRONISTORIA DELLA GENESI DI UNO SPETTACOLO POETICO_ALIMONO 2

CRONISTORIA DELLA GENESI DI UNO SPETTACOLO POETICO_ALIMONO 2

IV giorno
Da Cavallino a Putignano-una trottola impazzita. La mia nuova casa-laboratorio è nell’entroterra barese andando verso Taranto.
Attraverso le campagne tra Adelfia e Putignano per arrivare alla piccola Kunsthalle di Vito Intini.
Vito mi ospiterà per una settimana circa al secondo piano della sua Kunsthalle. Nonostante il posto sia piccolo sono molto contenta di lavorare qui. Ci sono tante vite in questo luogo e opere di diversi artisti, tra cui Cristiano De Gaetano, Pierluca Cetera e altri di cui magari scriverò prima di andar via.

Le piccole finestre danno nella parte vecchia di Putignano, vicino alla bellissima chiesa S. Maria la Greca (anche qui torna la Grecia..)- Nella chiesta Vito mi fa vedere la statua della Pietà lignea restaurata. La grande mano di Maria, la disarticolazione del corpo di Cristo, le costole così evidenti e poi i colori, così inconsueti, delle vesti di Maria…

pietà putignano
Pietà lignea, Chiesa S. Maria la greca, Putignano

Prima di entrare nella Kunsthalle, passo dalla Chiesa Madre (San Pietro) e un odore acre di incenso mi investe. Odore. altra sfumatura del sentire, altra immediata percezione

cerco di prendere confidenza con il luogo, sono riuscita a portare una cassa con un mixer minimale. non avendo assolutamente soldi devo arrangiare qualsiasi cosa ma lo farò con estrema attenzione e amore

come si dosa l’acqua sulle labbra degli assetati

note
Logos di Eraclito. Il fuoco che sempre è e muta, forma di una forza vitale che risiede in tutte le cose, la conoscenza.
“Mutamento scambievole di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, allo stesso modo dell’oro con tutte le cose e di tutte le cose con l’oro”. (fr. 90)
“Quest’ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dèi o tra gli uomini, ma sempre era è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura” (fr. 30).

Oxopetra: anche il nome di questa città fa parte di un itinerario, forse iniziatico, poetico ed emotivo Odysseas Elytis pubblica “The Oxopetra Elegies and West of Sorrow”.

OGNI MATTINA

Ogni mattina
Cancelliamo i sogni
Con cautela costruiamo i discorsi
Le nostre vesti sono un nido di ferro

Ogni mattina
salutiamo gli amici di ieri
Le notti si dilatano come fisarmoniche
-Suoni, rimpianti, baci perduti

La mia infanzia è piena di canneti.

Ho speso molto vento per diventare adulto.
M solo così ho imparato
a distinguere i fruscii più impercettibili,
a parlare con precisione nei misteri.

(Odysseus Elytis)

fusoliera: 1 imbarcazione allungata e sottile in uso sul Po e nelle lagune venete per la caccia al fusolo (uccello acquatico: tuffetto o svasso)2 struttura di un veivolo che ha funzione di collegare i piani alari e quelli di coda e di contenere motori, serbatoi, ogni altra attrezzatura, equipaggio, passeggeri, carico (dalla forma allungata del fuso)

Mi aggiro tra i miti richiamati dal testo di Chiara, Ulisse fermo nel sogno, Medea in sempre continuo vagare, Elena legata alle forme di un sogno, di un fantasma e la storia di Tebe e le guerre, e le instabili vicissitudini degli dei e degli uomini. Un non so che di straziante mi prende lo stomaco oggi, non riesco ad essere lucida
cerco anche di dare una collocazione geografica a questa mappatura poetica, e la Grecia scorre con la sua terra frastagliata, le sue montagne, il mare e il bianco, sempre presente
L’isola Eubèa, chiamata dai veneziani, Negroponte. Il capoluogo di Eubèa è Calcide.
“Conquistata dai Turchi nel 1470, fallito nel 1688 il tentativo di Morosini di riconquistarla ai Veneziani, nel 1821 l’E. prese parte ai moti d’indipendenza della Grecia, ed entrò a far parte del Regno indipendente nel 1830.”

Morosini: Morosini, Francesco, detto il Peloponnesiaco. – Doge di Venezia (Roma 1619 – Nauplia 1694). Partecipò fin da giovane alle imprese marittime di Venezia, e fu poi (1656) provveditore generale a Candia; capitano generale da mar (1657), combatté instancabilmente i Turchi sino al 1661, quando talune accuse sul suo governo della squadra navale, dalle quali fu assolto, lo allontanarono per alcuni anni dal mare. Poi (1666) difese ancora Candia in qualità di capitano generale da mar, e solo nel 1669 si piegò alla pace: ottenne allora la carica di procuratore di S. Marco. Un nuovo processo non gli impedì la partecipazione alla vita politica sino al 1683 come revisore delle fortificazioni in terraferma. Ma dal 1684, ripreso il mare, in quattro anni compì quella celebre riconquista della Morea che gli valse il titolo di Peloponnesiaco. Eletto doge (1688), tentò, mentre tornava a Venezia per ricevere l’investitura dogale, l’assedio di Negroponte, con esito sfortunato. Nel 1693, benché vecchio, riprese il comando della flotta veneziana e morì l’anno dopo a Nauplia.” Treccani

Morea, nome attribuito al Peloponneso. Il governo bizantino. Gli ultimi resti dell’impero di Bisanzio prima della caduta di Costantinopoli nel 1453.Lo sgretolamento delle mura teodosiane. “Varcate infine le porte di Morea” Veneziani, greci, turchi, albanesi quante e quante genti si riversano nel flusso della storia, e in questi nostri giorni di disastro? A che la poesia?

Prometeo…e la maledizione del fuoco, la punizione inflitta e il fuoco che ritorna, anche qui con Eraclito, con le cose tutte che sono, che esistono nel mondo.

Cutrettola: sembra che stia per coda trepida, uccello silvano, dell’ordine dei passeri, una delle due specie di Batticoda, forse così chiamato perché quando è in terra tiene ritto e dimena continuamente il codrione/ Coditremola.
Cutrettola (Motacilla flava flava) Cutrettola
Cutrettola, essa emerge come un chiaro simbolo attraverso le parole e mi pare di sentire questo corpicino palpitante tra le mani che vuole volare o che segue le greggi che ancora pascolano su questa terra calpestata

oggi mi ritrovo arrabbiata, furente
capisco sempre più e ne sento sempre più l’esigenza, della poesia, della lettura e dell’attraversamento della poesia come un non linguaggio, come qualcosa che accade, precipita

ne sento tutta la sfolgorante bellezza

V giorno
muoversi per il puro fatto di farlo senza avere elementi non mi pare più assolutamente apprezzabile come era apparso al mio immaginario….sono pezzi di corpo… come le cose che formano un percorso con gli oggetti
specialmente in un pezzo come quello di Medea…che parla in Medea? Chi chiama Medea la feroce? chi parla in Medea?

Chiara mi è a fianco, continuo a chiederle cose e indicazioni e mi rendo piano piano conto che qui, in questo bordo tra le parole scritte da qualcuno e la lettura di qualcun altro si stempera il limite del bordo che divide, e in questo smussamento liquido lascio le parole di Chiara e le sue note per trasformare il suo percorso nel mio. Così sarà come un eterno ciclo nel momento in cui altre persone vedranno e ascolteranno

ora lascio le mani di Chiara e mi sembra di aggirarmi quasi ebbra nei meandri della sua poesia

non si tratta più di una messa in scena, né di uno spettacolo…chiedo a Chiara del sogno e lei mi accenna a Simone Weil, alla Venezia salvata
avevo letto dell’opera in questione tramite un articolo di Cristina Campo- il cuore mi scoppia

leggo “Come ai suoi maestri spirituali , i Greci, a Simone Weil interessa un evento tragico soprattutto l’azione come un linguaggio, come le opere d’arte: sulla scena la lenta maturazione di un atto, con tutto l’universo intorno –e poi quell’atto, precipitato nel mondo” (citazione di Simone Weil in “Una tragedia di Simone Weil: <> di Cristina Campo in “Sotto falso nome”)
questa chiave può essere molto importante per lo sviluppo di questo lavoro

si delineano alcune cose: terra, sedia, calce, ali, specchio, corpo a pezzi

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