experiment 2/it-ulivi

ogni cosa si frantuma nel giorno           potremmo essere lontani da questo luogo incuneato tra le gole                                                                                                ho mani di cristallo che si infrangono lungo dorsali di schiuma     e tenendomi rovinosamente alle estremità delle due sfingi partorisco la mia domanda                         ho sovrapposto il volto della vergine a quello di mia madre   per un solo istante ho creduto in ciò he divino in me muore e rinasce     così vengo alla luce ogni volta che penso alla tua morte, ogni volta che divoro la tua pelle, ogni volta che disprezzi il mio cammino               “hanno tagliato gli ennesimi ulivi” “hanno ucciso l’ennesimo uomo, l’ennesima donna” “hanno calpestato l’ennesimo volto”       le mie mani sono piene di sabbia             possibile che tu non capisca?  Jabès scrisse -se tu sapessi quanto sono vulnerabili le nostre dimore e quanto tu stesso lo sei, ne tremeresti-               Jabès scrisse –E se la parola mentisse anche a Dio, come all’uomo?-     Jabès scrisse –Il libro della condivisione, diceva, non può essere che il libro di una speranza condivisa di parole –oh chiarezza di ogni chiave –furono il risveglio e il termine-              quale il risveglio? quale il termine?                       lascia che mi divorino le estati   lascia che mi incendi il deserto              lascia che ghiaccino i miei occhi al freddo dell’inverno               lascia gli ulivi alle loro infiorescenze    lascia che il corpo si bagni alla fango dei solchi lasciati dalle mani                 lascia che la tua bocca si posi sulla mia e nel posarsi riconosca la comunanza del sale, del sangue e dell’acqua               incuneata tra le gole dammi il minuto fuoco che dimora nell’estasi di questo giorno

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2 pensieri su “experiment 2/it-ulivi

  1. Siamo qui, disfatti, nei fatti
    Pubblici e privati, di tutto

    Siamo qui, pagati dal silenzio
    Dei giorni umidi, e impiegati

    A rincorrere tutte le notti
    In cui sfilammo, la vita alla morte

    Delle nostre abitudini, mortali
    O relativamente celibi, unioni

    Siamo qui, nel dominio dei soli
    Bruciati e nel concerto dei lividi

    Cieli senza colpa né archivio
    Coricati dentro di te, mondo

    Degli esiliati al bivio dei senza di te

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