Poetic action within an administration_pratiche di sopravvivenza di un amministratore

golconda-magritte

La figura dell’amministratore condominiale rientra in quella cerchia di figure professionali che rievocano, nella persona che per un attimo vi si sofferma, sentimenti contrastanti e mai pacificamente risolti. Alcuni la maledicono, altri la interrogano, alcuni se ne appropriano, altri vi si appoggiano. L’amministratore diviene una sorta di scudo delle piccole frustrazioni giornaliere che inevitabilmente ricadono nella vita quotidiana di chi condivide un condominio. Ma un condominio è un coacervo di mondi familiari (e già questo basterebbe ad ispirarci un cambio di direzione), dei più disparati, dove convivono persone e animali –gli ultimi quasi sempre più simpatici ed educati, dove si infrange il sogno di milioni di abitanti di avere una viletta mono familiare, autonoma e indipendente. Insomma un condominio è un mostro che si deve districare tra la quotidiana coesistenza dei molti, la gestione economica in relazione alle tante spese da affrontare e i pochi disposti a pagare –per disporre di servizi a proprio beneficio- e la molteplicità e diversità dei bisogni e delle richieste che ogni condomino fa confluire in quello che è il condominio nel quale risiede.

Un rompicapo su cui si sono dibattuti e si dibattono in molti, entro i cui confini si muove la discussa figura dell’amministratore. Ne esistono tante, di figure di amministratore, affidabili e non. E non è certo questa la sede per discutere della rettitudine degli amministratori. Posso solo supporre che non sia un mestiere semplice perché ha a che fare con le vite delle persone, toccandone sia l’aspetto economico sia l’aspetto affettivo. Bisogna avere una grande inventiva per reggere l’urto di tante esistenze, tutte riunite all’interno dei nostri comuni palazzoni. Inventiva che da sempre segna l’attività amministrativa di una persona a me particolarmente vicina. (Ecco svelato l’arcano). Inventiva che si manifesta, nel suo caso, attraverso un particolare e quantomeno eccentrico uso della forma dell’avviso. Potremmo qui pubblicarne a decine. Ma scelgo di mettervi a conoscenza di un avviso connesso con le prossime feste. Perché la questione della convivenza non è una questione che interessa solo lo straniero, cioè colui che entra in una comunità di cui precedentemente non faceva parte, ma riguarda ogni singolo giorno delle nostre esistenze, dalla “banalità” delle piccole vite di un condominio alle cogenti questione di convivenza tra i popoli.
Di seguito, l’avviso:

Se a Natale
con luce e acqua
volete restare
quote e saldi
dovete versare.

Slogan pseudo poetico, per la sua ironia, ma pratico e di facile assimilazione, che sarà divulgato per rendere chiara la difficoltà di chi, nella fattispecie, gestisce l’ambito condominiale.
La follia è nei particolari, ormai dilaga, e, più che mentale (Solo per alcuni, se non manipolata), è viscerale, direi intestinale! (Diarroica). SI INSEGUE MAGGIORMENTE QUELLO CHE POTREBBE ESSERE, PIUTTOSTO CHE RICONOSCERE QUELLO CHE E’, OSSIA, GUARDARE ALLA DIFFICOLTA’ COMUNE, CHE ANDREBBE SUPERATA CON COGNIZIONE DI CAUSA E SOPRATTUTTO INSIEME!

IL LAVORO DELL’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO, VIENE DALLA LEGGE SEZIONATO E DALLA QUOTIDIANITA’, QUASI VILIPESO. ALCUNI, POCHI, LO RICONOSCONO, MA LA MAGGIOR PARTE, MOLTO SPESSO, PER INTERESSE PERSONALE, PER ALIBI, UTILIZZA CONCETTI “STANTII” PER NON VERSARE LE QUOTE CONDOMINIALI O PER MUOVERE CRITICHE GRATUITE (QUANTO MENO), SINO A RAGGIUNGERE IL LIMO! (ACCEZIONE POETICA DI FANGO)

Orbene, quest’anno un augurio a tutti, anche a chi ha manifestato cattiveria nei miei riguardi. Un augurio senza orpelli referenziali, senza ammanto spirituale, quindi, un lapidario, ma significativo: BUON NATALE!

Nello scusarmi, forse, per essere stato un po’ irriverente nel mio esporre, e ringraziandovi sin d’ora, se DARETE SEGUITO POSITIVO, ALLA MIA ESORTAZIONE INIZIALE, porgo cordiali saluti.
E…ricordiamoci: al futuro segue il nulla, ed il presente ci sfugge.

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