befane, streghe, acque radioattive e…

 le streghe pasolini

Befana: dal volg. lat. Befania per Epifania _fantoccio di cenci che portavano attorno la vigilia dell’Epifania e che nel giorno della festa ponevano per scherzo i fanciulli e le femmine alla finestra. Ancora, epifania, viene dal greco con il significato di “manifestazione, apparizione”.

Perdonatemi se farò un grande arco che da questo giorno di inizio dicembre andrà ai giorni di primo gennaio, scavalcando con un colpo di coda e uno di reni, Gesù, la stella cometa e Babbo Natale, portandomi direttamente ai giorni del 5 e del 6 gennaio. Forse perché nella mia famiglia ha avuto sempre una particolare importanza il giorno della befana. Forse perché le foglie rosse che si accartocciano in uno splendore sublime nelle campagne di questi giorni mi ricordano qualcosa che irrimediabilmente, ci abbandona.

La Befana è una figura legata ad antichi culti che hanno a che vedere con la terra, la terra matrice e madre e il suo atto di rigenerazione, in cui si riversano morte e vita. La befana è la cultrice della dodicesima notte, ossia i dodici giorni dopo la nascita di Gesù, ma anche il culmine delle feste dell’epifania, in epoca romana, caratterizzate dal capovolgimento delle regole. Dunque L’epifania e con essa la figura della befana conservano assieme la distruzione del vecchio, del ciclo che termina e la rinascita, di ciò che sorge dalle ceneri, la consumazione e l’apparizione della conoscenza. Cenere e consumazione che anticamente venivano celebrati con fantocci bruciati seguendo riti propiziatori.

E dunque, non ci sono solo le calze, le caramelle e il carbone!

A proposito di apparizione, io la befana, anni e anni orsono, posso dire di averla vista davvero, in un brillio di luci e lustrini, dietro la mia finestra. Con la scopa e il cappellaccio. Probabilmente in me si erano assommati anni e anni di iconografia medievale di streghe volanti e verrucose che, nonostante le terribili storie avvallate dalla Santa Inquisizione, destavano in me più che timore, una sorta di intima complicità e simpatia.

Tant’è che anche durante le serie ricerche di una donna ormai over 30, ecco che appare ai miei occhi ancora lei, la befana, ma questa volta con una connotazione in più: befana sì ma fascista!

Lurisia acqua radioattiva

Nell’archivio di stato, tra vecchie pubblicità dall’estetica ineguagliabile, acqua radiolitina, cronache, giornate per gli emigrati italiani, inaugurazioni e commemorazioni e poi tra un articolo e l’altro eccola…lei…la Befana fascista.

“La Befana fascista non deve essere semplicemente considerata come una festa, ma deve essere intesa come un virile e limpido atto della politica assistenziale del Fascismo” (Gazzetta del mezzogiorno, giov. 1, 1931 pag.4)

Tralasciamo il virile (e l’atto) che probabilmente era in uso come il prezzemolo in ogni minestra, il sale nella frittata, o l’acqua sulla tavola, ma il binomio befana e fascista crea nel mio immaginario uditivo, uno stridore simile a quello provocato da un pezzo di metallo lungo le smerigliature di un vetro.

In questo abisso “assistenziale”, voglio riappropriarmi di una epifania che abbia in sé i segni di una distruzione e consunzione rigenerativa, ricordando chi non mi accompagna più in questa vita del qui e ora ma che è visceralmente con me nella carne del mio essere immaginativo e intangibile. Perfettamente figurato in una foglia di vite, che nella dodicesima notte, brucia il suo rosso nelle notti buie, dell’infinito ciclo dei giorni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...