Tradurre_il cammino delle stelle

Joyce_Lussu

“vorrei tradurti come si traducono le labbra, al contatto delle labbra con le labbra
parlami vicino poggiando le tue labbra alle mie, conoscerò così le tue parole, facendomi un po’ male alla vicinanza dei tuoi denti
e poi parlami, parlami avvicinandoti alle mie orecchie, raccontami della tua città, di ciò che hai perduto, dell’ultimo sogno fatto, del primo amore che hai tradito, della carne, della sofferenza, della minuta gioia, ma fallo piano sussurrandomi vicino
fammi sentire il suono delle tue parole, il suono che c’è dietro e dentro di esse, fallo vibrare sulla mia pelle
tradurti, portarti a me, tradendo la scienza dei tuoi linguaggi, che io sia foglio e inchiostro suonato per l’ora dei tuoi racconti”

Così mi avvicino da mesi, a un libro piccolo e prezioso, ripreso tra le mani per la preparazione di una serata di lettura sulla letteratura turca. “Tradurre poesia” è un libro a cui ci si lega per intimità più che per studio, dalle parole calde e dall’esercizio umile e tenace di chi cerca, e continua a cercare, attraverso le umane cose. Esso conduce direttamente al cuore. Non è un romanzo, non è poesia ma di poesia è intriso e parla. Joyce Lussu è una scrittrice dalla storia molto affascinante e un poco di questa storia la si ritrova tra le pagine di questo libro, nel seguire l’autrice nella sua opera di traduzione.

Turchia, Lisbona, Léopoldville, Lourenço Marques, Copenhagen, Tirana, Bagdad, Suleimanye sono solo alcune delle città toccate da Joyce Lussu, con la precisa volontà di tradurre poeti della resistenza. Poeti e scrittori, in esilio, in prigione, tra le montagne, nelle loro case, che scrivono per amore della vita con le sue storture e le sue miserie, ma anche con la sua infinita e variabile bruciante gioia.

Gli incontri con Hikmet, con i resistenti curdi, o ancora, con gli antifascisti albanesi sono pagine importantissime anche per capire il valore resistenziale dei testi che vengono riportati tra queste pagine. Per questo essenziale motivo, per questo valore che ha a che vedere con la resistenza di coloro che vogliono e chiedono di vivere nonostante la violenza dei muri, delle barriere, del filo spinato, dell’incomprensione razziale, della povertà, dell’ignoranza, del possesso, del non rispetto della più piccola vita, riporto un testo a cui tengo particolarmente. Una poesia di Agostinho Neto, rivoluzionario e poeta dell’Angola (nonché primo presidente dello stesso stato), tradotta da Joice Lussu e presente in “Tradurre poesia”.

Il cammino delle stelle

Seguendo
il cammino delle stelle
lungo la curva agile di un collo di gazzella
sopra l’onda sopra la nuvola
con le ali primaverili dell’affetto

Semplice nota musicale
atomo indispensabile dell’armonia
particola
germe
colore
nella combinazione multipla dell’umano

Preciso e inevitabile
come l’inevitabile passato di schiavitù
attraverso le coscienze
come il presente

Non astratto
incolore
tra idee senza colore
senza ritmo
tra le aritmie dell’irreale
inodoro
tra selve senza aroma
di tronchi sradicati
Solo

Ma concreto, vestito del verde
del profumo nuovo delle foreste dopo la pioggia
della linfa del raggio del tuono
proteggendo
con le mani il germinare del riso
sopra i campi della speranza

La libertà negli occhi
il suono negli orecchi
delle mani avide sopra la pelle del tamburo
in un limpido accelerato ritmo
di Zaire Calaaris montagne di luce
rosso di fuochi innumeri nelle lande violate
armonia spirituale di voci tam-tam
nel ritmo chiaro dell’Africa

Così
il cammino delle stelle
lungo la curva agile di un collo di gazzella
lungo l’armonia del mondo

(Zaire: nome angolano del fiume Congo; Calaaris: zona desertica del Sud Angola)

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