Libreria Villari ovvero l’odore della carta

piazza del ferrarese 1909 piazza del Ferrarese, 1909

Come un segugio, un cane da caccia in cerca della selvaggina caduta rovinosamente tra il fogliame, mi aggiro in una Bari serale, dove si cominciano a sentire i primi freddi. L’asfalto e le luci elettriche delle vetrine si trasformano ai miei occhi allucinati mentre un leggero vento fresco entra nelle fessure tra il collo scoperto e il cappotto, facendomi rabbrividire. Ciò che cerco non sono conigli e uccelli. Ma il suono degli uccelli di notte, lo stesso suono tante volte sentito nei pressi del vecchio Vito Fazzi a Lecce, mi guida.
Gli uccelli di notte sono la mia allucinazione sonora, cara come il forsennato frullare dei passeri della mia vecchia casa. Il canto degli uccelli di notte guida la mia ricerca per le strade di una Bari serale.

In realtà la mia ricerca ha una meta precisa. Mi chiedo se la libreria Villari sia ancora aperta. La piccola libreria formata da una sola stanza che molti anni fa conobbi grazie all’incontro fortuito con un amico di cui ho perso le tracce. Da allora quella libreria è uno dei luoghi cari di una mappa del cuore che continua a modificarsi, ampliarsi, disfarsi mantenendo alcuni capisaldi.

La prima cosa che colpisce della libreria Villari è l’odore dei libri. Sì, esattamente, si sente l’odore dei libri, della carta, un odore morbido e caldo che ti avvolge non appena metti il piede nella libreria. Un odore simile a quello di un amante amato e desiderato. Un odore simile alla pelle.
La seconda cosa che balza all’occhio è la signora Villari. Una signora elegante, dal portamento leggero, fumatrice indefessa e amante della lettura.

Cercare tra i suoi libri è un puro piacere estatico/estetico. La confusione che domina nell’unica stanza è una confusione modesta che ha in sé il segno della quotidianità dei gesti. Con le nuove edizioni puoi trovare vecchie edizioni prezzate ancora con la lira, tra cui un libro di Christa Wolf che cercavo da un paio di anni.
Il piccolo bancone, dietro il quale la signora Villari si racchiude, è pieno di carte e libri da catalogare. Lei fuma e io rovisto, in tacito accordo. Sono come isole, questi luoghi, in cui riesco a trovare un respiro.
Mi spiace solo che la signora Villari debba chiudere la porta a chiave. Per precauzione dice lei. E io mi chiedo chissà quante cose ha visto questa signora di cui ricordo una sorella. O forse questa sorella non è mai esistita ed è frutto della mia invenzione nostalgica?

Il libro che cercavo non l’ho trovato ma accolgo una suggestione della elegante libraia e finisco col portarmi dietro il libricino “Elogio del bar” di Goliarda Sapienza, che in qualche modo suggella la bellezza e l’importanza dell’incontro. Dell’ancora possibile sguardo.

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3 pensieri su “Libreria Villari ovvero l’odore della carta

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