Ipotesi di un “crude”

Crude. Con reiterata ostinazione coltivare il rito sonoro di questa parola, crude crude crude. “Io penso sia crude”. Questo fra-intendersi della lingua, nello stupore dei suoni, nell’eco delle consonanti che si sfaldano ai piedi delle così larghe vocali. E tra crude e rude con c’è che la concrezione della c, tra palato e lingua, tenacemente arroccata ad una dolcissima “erre” che con essa diviene dura stalattite. Una stalattite che vi cresca dentro. In questa nostra caverna che è il corpo e in questo mistero di piena carne e piccole vuote cave che rifondono suoni.

Guardo la tua bocca ripetere un suono distorto e mi innamoro delle tue labbra perfette. E la tua ostinazione diviene possibilità di scoprire l’infinita sfumatura della parola.

Carni crude, le nostre. Laddove Francesca muove il corpo a danzare e Lora (Laura) batte i piedi lasciando che si sfaldino i rumori. L’invito alla danza mi fece tremare crude le carni. Mai il corpo fu così duro come quando mi prendesti le mani e mi invitasti a ballare in uno spazio così piccolo. E su tutti lei fremeva sulla sedia tra cucchiai in battere e levare e un boccione di plastica che faceva un suono che era un piacere per l’anima tutta.

Ma crude sono le carni, prima di essere cotte. E cosa rende cruda la carne. Cosa è questa crudità? E perché crudele essa si rivela? Tra il crudo e il crudele c’è il taglio netto delle lame. C’è la possibilità implicita della cottura, della riduzione del sangue nella materia, del suo disseccare. Può una pietra essere cruda? Se lo può una lattuga, lo può anche un minerale, tanto che il crudo ha affinità con ciò che chiamiamo cristallo, con qualcosa che lentamente raggela, perde linfa, cristallizza. Il crudo è essenzialmente il reciso. Su cui ancora palpita e si riconosce la vita che “sviene”.

E crudele e crudo è qualcosa che ha a che vedere con ciò che rude, diretto, senza mediazione arriva alla nostra sensibilità, aprendo un varco nell’abitudine e nella sicurezza del concetto, dell’intendimento. In realtà, a ben guardare tra crude e rude non c’è solo una questione di lettere mancanti o in aggiunta. C’è un vigore dei sensi che afferma un avvento di recrudescenza, una alterazione. E il crudo, forse, ha anche relazione con ciò che è nudo. Anche in questo caso, nel nudo è celata la possibilità stessa della vestizione.

Etimologicamente crudo ha a che vedere con la durezza e il sangue. E quale crudelltà se non la crudeltà degli amanti? Nel luogo più fondo dove il tenere e l’abbandonare si fondono. Lì dove crudeltà rende il corpo cosa a me impropria. Vengo a mancare, si apre la crepa che rassicura la mia interezza, la mia integrità. Il freddo e il crudele, la pietra e il sangue. La crudità che provoca lo sfondamento, che apre

crude, Francesca
crude le mani che afferrano
esse entrano con tenerezza
e con tenerezza aprono
è nel mentre
nel lento assaporare
mentre dentro il corpo muove
un non so che di dolce
sdilinquire
che esso viene e ti divide
lama che taglia e taglia, non incide
la ferita non rimargina
essa aperta schiude voci
che non posso dire
apri, Francesca, dividi e mastica
che il gelo arriva
e fa maniera
tu offerta, arrivi al biancore
di neve che acceca
e non temere
che il cristallo dura
e le mani apriranno
ancora e ancora
crude

“Io penso sia crude”. E crude sia.

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