Post-Culinario

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Il piacere della lettura, il piacere dell’ascolto, il piacere. Una sorta di eccitazione dei sensi che passa attraverso il suono e l’ascolto, gli occhi e le mani, i corpi in attesa mentre fuori piove. Vorrei che le parole così come escono mi entrassero in bocca, cibo. Come ieri alla Bambola di Kafka. Cibo preparato sapientemente da Antonio Palumbo, attore ma anche ottimo cuoco, che ha accompagnato le letture su letteratura e culinaria, presentate ieri sera. Primo giorno invernale in questo ottobre inoltrato. Che si sa l’inverno inizia solo a novembre, esattamente dopo il 10 novembre. San Trifone benedice.

I testi di ieri non sono di semplice lettura. Petronio è un viaggio saporoso e ricco che mette le viscere tutte intere sulla tavola. Rabelais e la sua scrittura, permettetemi, barocca, ricordano la piega di Deleuze, e questo inventarsi e mangiarsi e defecarsi della scrittura che mai avrà inizio e mai avrà fine. E Gozzano e la sua leggerezza così prossima alla consunzione. Scoprire nuovi poeti, che la poesia è ancora viva se si è capaci di ascoltare. E ancora il vangelo e l’incognita del tradimento che permette all’atto di compiersi, per citare Carlo Corigliano. E la seduzione delle parole che va dritta dritta al sesso per una infinita ripetizione di cui mai saremo sazi. Almeno questo, almeno ora che la terra letteralmente trema sotto i piedi.

Ringraziando l’ospitalità di Fabio Colella, che ancora una volta lascia che spostiamo tavoli e libri (ma non chiedetegli mai del nastro carta –ne è gelosissimo!), eccoci pronti a farci attraversa dall’inverno.

Mi piacerebbe che sollecitazioni venissero a noi. Noi, restiamo in ascolto.
Un grazie particolare a Schirinzi, che sfidando la mia ritrosia verso Carmelo Bene, è riuscito in ciò che si può chiamare: l’atto della conoscenza e del far conoscere. Bisogna essere critici ma prima di esserlo, conoscere.

La cucina di Elle è un divertissement ed allo stesso tempo, un atto masticatorio. E con le parole di Bene, quelle di Tognazzi, che con “ma io devo metter su i pomodori” hanno allietato il mio cuore malconcio, riuscendo in quello che è un sano e talvolta irrinunciabile “mandarsi a fanculo”.
(Per chi volesse nella sezione poesia di questo fantastico blog, ho pubblicato una vecchia raccolta chiamata “La costola di Adamo”. Una costoletta, non di maiale ma di donna).

Concludo. Manuela Mastria, Francesca Greco, Adriana Polo e la suddetta vi invitiamo al prossimo incontro di lettura. Data e fulcro da definirsi. Ripeto: chi ha proposte non sia timida/o.

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