CUNE_GENESI IN DIVENIRE DI UN’OPERA

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Il teatro è una forma di danza, danza che muove i corpi, i suoni , le parole. Una forma di comunione sensoriale. laddove la parola “comunione” venga intesa nel modo più laico possibile, più umano, più carnale.
Il lavoro fatto fino a qui, il “qui” temporale di questo anno 2014, ha nutrito la mia esperienza e la mia vita , e le parole verranno per scrivere di questa esperienza. Ad un punto cruciale come è quello rappresentato da un distacco, il teatro non muore ma s-margina in nuove forme, con ceneri e pezzi di legno luminosi che bruciano, “come legno verde”.

In questo distacco, in questa frattura si colloca l’ipotesi e la realizzazione di un lavoro in divenire, dal nome CUNE. Possiamo chiamarlo un lavoro di video poesia, una installazione, una messa in scena di elementi. Potremmo chiamarlo progetto artistico che anima dalla terra.
CUNE avviene, è, dopo un travaglio senza travaglio, un travaglio anestetizzato in cui la vita si perde nonostante continui. E questa perdita di vita ha una “colonna sonora” che è la voce delle madri, il canto delle donne erranti ai loro bambini, che ha nella terra un costante riferimento. Terra che accoglie il bambino che dorme, il bambino che muore.

Questi canti hanno una linea di tangenza con la curva molteplice dei canti funebri, alcune parole si ripetono, si rincorrono, e le melodie si riprendono per poi staccarsi e prendere ognuna la propria personalissima piega. Piega che va verso una preghiera di buona salute e buona crescita o piega che chiede di accogliere la vita che si spegne nel grembo della terra che aspetta, silenziosa e mutevole.
CUNE riparte dalla terra, ma la terra come elemento, c’è sempre stata. Quando scavavo con le mani nude nella campagna vicino casa, quando rompevo sulla roccia e sul terreno i vasi di terracotta e acqua cantando al mio amore lontano, quando mi offrirono la terra del loro paese violato, le donne di Sebastya, in Palestina.
CUNE riparte dalla terra per cercare ancora un respiro che sia vita e che nelle vene riprenda a pompare, a pulsare, proprio quando la vita si manifesta in tutta la sua miseria.

Per ora CUNE si è manifestata con un primo movimento. L’opera, presentata durante la mostra Etra, ancora in corso a Gioia del Colle, organizzata dall’artista Pierluca Cetera, è in uno scantinato dalle volte di pietra viva. E’ lì, nuda, nella sua ingenuità e nella sua raccolta di materiali che cominciano ad interagire fra loro, cercando una “comunione” possibile con lo spazio ospitante e con chi si affaccia a guardare.

CUNE.I movimento ha un sottotitolo per questa sua prima presenza: AB-orto: Silenzi della vita e della morte. Perché questa riflessione sulla terra e sul canto ancora muto delle madri comincia e vuole cominciare dal silenzio della presenza stessa della terra. Lì e ancora dove la vita preme per affiorare, lì e ancora dove la terra accoglie la vita che muore. Come un orto, giaciglio di vita, dove la vita emerge e muore in un silenzio, che ad ascoltar bene, risuona di voci solo se siamo capace di dare voce a questo silenzio.
Il lavoro è stato ed è possibile anche grazie alla presenza di una rete di artisti conosciuti lungo questi dieci anni di vita nel teatro con Astràgali, esperienza che, come accennavo, troverà le proprie parole per essere scritta. Non ancora, non ancora.

Alcuni di questi artisti mi hanno aiutata a raccogliere i canti: Sara Musa dalla Palestina, Ilgaz Ulusoy dalla Turchia, Elena Hadjifxendi e Yianna Georgiadou da Cipro, Enton Kaca dall’Albania. Altri si aggiungeranno. Perché la ricchezza del teatro sta nelle donne e negli uomini che portano avanti questa pratica artistica così preziosa e che cercano una collaborazione viva e costante, aldilà delle pretese della società dello spettacolo.
Il montaggio delle prime immagini di terra ed elementi (pietre, calce, mattoni, sabbia) è di Marianna Fumai, che pazientemente mi ha seguita nelle peregrinazioni in pieno agosto pomeridiano, nelle campagne tra Adelfia e Castellana Grotte, fino all’approdo liquido di Torre Canne. Le immagini raccolte dell’acqua non sono entrate a far parte di questo primo movimento. L’acqua avrà il suo suono e il suo spazio dopo il silenzio della terra.

E a Jara Marzulli e Leonarda Laforgia, dedico questo lavoro, due donne che alternando la loro muta presenza alla loro piena voce, accompagnano questo travaglio senza travaglio, questo legno verde che brucia.

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Un pensiero su “CUNE_GENESI IN DIVENIRE DI UN’OPERA

  1. ” …un travaglio senza travaglio, un travaglio anestetizzato dove la vita si perde nonostante continui..”La continuita’ e’ nell’amore e nell’arte che trasforma traumi e mantiene i fili, i legami, che il teatro, l’arte conserva . Comunicazione non interrotta che diventa canto che si eleva in alto e abbraccia la vita che vivendo generi e che a tratti ti sfugge. Niente e’ perduto e ogni cosa rivela un suo segreto silente..inespresso..inafferabile ai molti..Taci e ti mostri per quella che sei..in divenire..Ti voglio bene Iula !!

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